Un Islam malato di terrorismo

Nel giorno di Natale, un attentatore-suicida ha cercato di farsi saltare in aria, con lui i passeggeri dell’Airbus A330 partito da Amsterdam – direzione Detroit. Farouk Addulmutalab,  giovane nigeriano di famiglia benestante, ha regalato del “grano da mordere” a tutti quelli, in Occidente per primi, che associano l’Islam al terrorismo, l’Islam alla violenza. “Non è Islam!”, ci si spolmona a dire, un altra volta, per non sentirsi in colpa. “L’Islam è la pace!”, come indica la parentela tra la parola Islam e Alam (pace). Ben inteso, io non mi associo a quelli che protestano contro “ il crimine perpetrato nell’incontro dell’Islam con quelli che uccidono degli innocenti e si chiamano nel sentiero di Allah“, ma nello stesso tempo non sono capaci di sdoganare in toto l’Islam da questi atti di terrorismo, perchè è a nome della nostra religione che sono compiuti!. Questi atti non sono tutto l’Islam, ma ne fanno parte da sempre. Una religione, in effetti, è costituita da un insieme di elementi che si intersecano e si articolano gli uni con gli altri. In primis il messaggio originale, poi la sua recezione e la sua comprensione da parte dei fedeli. In seguito si sono aggiunte la costruzione di una dottrina specifica, poi la costituzione di un corpo di “sapienti“, sempre più carico di “giocatori di ruolo“, custodi dell’ortodossia. Se aggiungiamo le numerose interpretazioni, alcune considerate legittime dalle istituzioni, altre rifiutate in toto. Poi esiste la religione di massa, quella dei credenti, e le loro azioni. L’interpretazione di massa, popolare, è lontana dall’essere sempre e interamente in armonia con la dottrina dei “sapienti”. Ma è vero anche che in una antica religione dimora una religione viva. In alcuni momenti della Storia, essa si presenta con dei volti di apertura, di tolleranza. In altri periodi, al contrario, si presenta con la tutta la sua intolleranza e la sua violenza. Tutte le religioni del mondo hanno funzionato cosi’. Ma esiste oggi un terrorismo che si rifà al cristianesimo? No. Un terrorismo che si referenzia con il buddismo? No. D’altro canto invece e da oltre 30 anni che assistiamo ad atti di violenza estrema perpetrati in nome delle diverse interpretazioni dell’Islam; violenza che uccide innocenti, società musulmane comprese. Perchè? Le ragioni sono molteplici. Dal XIX° secolo le società musulmane, in primis le arabe, sono state vittime di interventi brutali (colonizzazioni, dittature, occupazioni militari), che hanno provocato un immenso astio, rancori e frustrazioni. Da noi, dopo la decolonizzazione, le élites religiose musulmane non si sono mostrate capaci di proporre dei cammini di vera libertà. Tutte le correnti di “risveglio” che si sono sviluppate, dal salafismo al movimento dei Fratelli Musulmani, non hanno mai voluto rinnegare la violenza, al contrario, hanno sovente giustificato questi atti, implicitamente certo, senza rendersi conto delle conseguenze nefaste di questo sulle genti dei paesi islamici. Non usciremo dal “terrorismo islamico” finchè non avremo “rivisitato“, da cima a fondo, lo spazio lasciato alla violenza nei discorsi religiosi dell’Islam, dalle origini ai giorni nostri.

Font: Rachid Benzine – Aujourd’hui le Maroc

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