Chefchaouen


chefcopIn Marocco, Chaouen o Chefchaouen significa le “due corna”. L’origine del nome di Chefchaouen è relativo al luogo dove due montagne formano in cima delle corna. Sono le cime del Jebel Kela e del Tissouka che si elevano ad oltre 2.000 mt di altitudine che qui sono chiamate Ech-Chaoua. Qui, in piena montagna, dove l’allevamento costituisce una delle principali ricchezze, questo nome, secondo gli abitanti locali, rappresenta una sorta di ringraziamento a Dio. Sui fianchi di Chefchaouen si trova una splendida vallata attraversata dal fiume Laou. Una città del XV° secolo fondata da Sidi Ali Rachid, il cui mausoleo richiama ogni anno migliaia di fedeli. Chefchaouen ospita numerose moschee dai minareti finemente decorati di zellijg e questo passato e questo presente religioso donano a Chefchaouen un clima di serenità tangibile dai visitatori. L’atmosfera è calma e la bellezza si traduce in manufatti splendidi creati dai suoi abitanti; tappeti, coperte, djellaba sempre decorati da piccoli motivi discreti e minimalisti. L’architettura di Chefchaouen è classica: i muri della Medina sono dominati da linee moresche e le sue porte sono arcuate con ingressi rivestiti in piastrelle. Città antica, Chefchaouen può paragonarsi ad una grande caravanserraglio dai muri bianchi e azzurri in tante gradazioni diverse, cosa che la rende unica agli occhi dei tanti visitatori che arrivano qui da tutto il mondo. L’uso della calce bianca è una tradizione del sud della Spagna e ci ricorda l’ondata migratoria di esuli durante la Reconquista, cacciati dai cristiani. L’azzurro invece, arrivò più tardi nella storia di Chefchaouen, esattamente nel 1930, quando numerosi esuli ebrei si trasferirono i Marocco per sfuggire alle leggi antisemite dell’epoca.chef4 Il pigmento blu è ricavato da una conchiglia chiamata murex che fu usata anche all’epoca romana e bizantina. Il blu rappresenta il cielo ma anche il paradiso per la religione ebraica; rappresenta in egual misura l’equilibrio, un giusto incontro tra il bianco e il nero, il giorno e la notte, il cielo e il mare. E’ un colore sacro ai loro occhi e anche se in seguito, con la diaspora, le comunità ebraiche scomparvero, il colore azzurro è rimasto il segno emblematico della città. Il blu, otticamente, rafforza lo charme del paesaggio montano e nei mesi invernali si sposa con la neve che scende sui tetti spioventi delle case. A Chefchaouen è d’obbligo prendersi il proprio tempo, girovagare nella medina storica, perdersi nei suoi vicoli, sedersi nei suoi piccoli caffè per gustarsi un p’tite cafè o ancora visitare i luoghi di interesse storico presenti al suo interno come la grande moschea o il Museo Etnografico. Per concludere in bellezza la giornata salite sulla terrazza dell’Hotel Atlas per ammirare un tramonto mozzafiato molto romantico. Se decidete di rimanere in città non dimenticate una visita al parco di Talassemtane e alle cascate di Ras el Maa. Per ulteriori informazioni su alberghi, mezzi di trasporto, guide e orari scrivetemi.

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