Il cavallo arabo.

Altra grande mia passione, insieme allo Sloughi, il cavallo arabo. E qui è di casa. Ho avuto modo di visitare alcuni allevamenti nel nord del Paese e sono rimasto colpito dalla professionalità e dall’amore che i marocchini nutrono per questa antichissima razza di cavalli, che sono parte integrante del patrimonio del Reame. Investimenti notevoli sono in corso per incrementare l’attenzione su questo cavallo che della sua lunga storia poco si sà, in cambio di affascinati leggende che si sono create e accavallate durante i secoli. Delle pitture rupestri lo rappresentano, datate 3.000 anni A.C., scoperte nella penisola arabica. Furono le tribù beduine del deserto che lo addomesticarono per primi e intorno al VII° iniziò la sua inesorabile conquista del mondo con l’invasione del bacino mediterraneo da parte dei musulmani, che fecero conoscere questi splendidi animali all‘Occidente. I beduini cercavano cavalli rustici tali da sopportare i rigori climatici del deserto e belli da appagare la loro vanità nel possedere animali esteticamente importanti. Durante i secoli operarono una selezione importante accoppiando giumente coraggiose e resistenti a stalloni famosi per la loro bellezza e la loro intelligenza. Ancora oggi sono legati all’importanza della purezza delle loro linee e non introducono che cavalli di pura razza, praticando la riproduzione in stretta consanguineità (inbreeding), in maniera di accentuare le caratteristiche della razza, a differenza dell’Europa che sono convinti che la stretta consanguineità indebolisca la razza (vero) e preferiscono lavorare in linebreeding.  Il Profeta Maometto possedeva una mandria di giumente che amava molto. Un giorno decise di metterle alla prova per verificare la sottomissione e il loro coraggio. Le lasciò per diversi giorni senza acqua. Quando le liberò, tutte le giumente si diressero verso il fiume per abbeverarsi. Ma, poco prima che giungessero alla riva il Profeta le chiamò; solo 5 di queste si diressero immediatamente verso il loro padrone malgrado la sete. La leggenda racconta che 5 giumente sono la base della razza. Certi cavalli  con uno standard eccezionale portano ancor’oggi un segno sul collo chiamato “il germoglio di Maometto“, marchio che il Profeta fece sulle 5 giumente, una sorta di spiga. Un altra versione, cristiana,  vuole che l’origine del cavallo arabo avvenne nel periodo che seguì  il Diluvio Universale. Bax, figlio di Noé, fu il primo ad addomesticare un cavallo selvaggio. Era una giumenta di nome Baz. Questa cavalla si accoppiò con lo stallone Hoshaba e la razza seguì il suo corso. I beduini poi mantennero la linea in purezza. Un altra leggenda attribuisce l’origine della razza al figlio di Abramo, Ismaele. Quando venne cacciato nel deserto, trovò’ dei cavalli selvaggi e cercò  di dressarli e cavalcarli. Allah gli offrì una mandria di 100 cavalli e chiese di testarli; dovevano essere privati dell’acqua, come nella leggenda di Maometto e verificarne la resistenza. In questa storia solo una giumenta resistette, si chiamava Ajuz. Uno stallone, uscito dal mare, Hoshaba (lo stesso della leggenda cristiana), fecondò  Ajuz per donare il fondatore della linea, Kehilan Ajuz.  Le vere origini si perdono nella notte dei tempi. Una cosa è certa, si tratta di una razza orientale dalle origine antichissime e questo fa si che sia quasi impossibile conoscere le esatte origini. Fu a Poitiers (VIII° secolo) che i Francesi viderono i primi purosangue arabi. Certe teorie abbracciano la tesi che gli arabi lasciarono una parte della loro cavalleria durante la fuga, altri invece sono certi che furono i Crociati che tornando nelle loro terre, li condussero in Europa. Per tutti gli appassionati sono da visitare le Haras di Meknès (scuderie) che furono create tra il 1914 e il 1920. Fanno parte delle cinque Haras reali del Marocco sparse nelle 11 provincie del Paese. Le Haras di Meknès sono circondate da alte mura del periodo ismaelita del Sultano Moulay Ismail e si estendono su 67 ettari e dispongono di 30 stazioni di monta. Sono presenti 200 stalloni e una trentina di giumenta. L’obiettivo principale delle Haras è quello di migliorare la genetica di questi cavalli e conservare il patrimonio di queste prestigiose linee di sangue. Oltre al cavallo arabo puro sangue si allevano i cavalli berberi  (cavallo del Maghreb) usati per la loro resistenza e per le Fantasie che si svolgono ovunque sul territorio. Le Haras sono visitabili e ad ogni box è presente una scheda tecnica del cavallo esposto per conoscere la discendenza, riproduzioni e quant’altro. Resta il fatto che il cavallo arabo, antico compagno dei nomadi, è un animale fiero, unico nel suo genere, bello da incantare, elegante e dalle linee perfette, creato per il deserto e per le grandi avventure.

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5 risposte a “Il cavallo arabo.

  1. caro amico Paolo condividiamo la stessa passione per i cavalli.
    ma credo nel tuo Blog dal titolo sarà meglio che ti informi sul Cavallo Berbero, è una razza del Nord Afrika, pura più forte resistente al fredo al deserto alle al titudine nelle montagne, lo trovi gli informazioni a Meknes sul Cavallo Berbero, sono sicuro che questa notizia ti surprendera.
    in buca al Lupo.
    Ciao

    • Il cavallo arabo è una cosa, quello berbero un altra…sono due razze distinte e molto diverse….ho un amico qui che alleva cavalli berberi per la Fantasia…niente a che vedere con l’arabo, più piccolo e leggero…

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