I Riad.

Moltissime persone in Occidente, non conoscono ancora questa realtà tipica di Marrakech e delle città del Marocco. In questi ultimi anni i Riad, che letteralmente significa casa con giardino, sono stati presi di mira dagli europei e trasformati in Maison d’Hotes, come il mio. Ho avuto modo di vederne molti in questi anni e, se qualcuno ha mantenuto le caratteristiche tipiche, molti sono stati completamenti stravolti a favore di uno pseudo design discutibile. Le piscine, per esempio, sono illegali e quelle presenti si riducono a delle vasche da bagno over size chiamate pomposamente “bassin“. Tutta la Medina di Marrakech é dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco e ferre regolamentazioni sono state inserite nelle ristrutturazioni dei Riad ma, come spesso accade anche in Occidente, é facile comprarsi permessi e costruire abusivamente. Ad essere sinceri il problema di piscine e design estremo é dovuto anche alla domanda di turisti che probabilmente trovano rassicurante ed “europeo” tutto questo. Detto questo il Riad é una vasta dimora tradizionale, antica anche di diversi secoli. Si distingue per la sua planimetria caratteristica, i suoi decori architettonici tipici e in primis la particolarità di essere aperto unicamente all’interno. In origine, al centro di una composizione architettonica severa, i giardini che relagalavano freschezza e pace, isolando l’esterno. Per compensare questa autarchia, che risponde ad una mentalità propria alla cultura arabo-islamica, che favorisce l’isolamento e l’intimità, le dimore arabe sono composte da diversi spazi differenti ma complementari.  Un Riad deve avere una funzione di chiusura verso il mondo esterno, di rifugio, quindi tutte le camere sono aperte esclusivamente su di un patio o appunto su di un giardino molto curato. Luogo di raccoglimento e di evasione, il patio/giardino deve offrire ai suoi abitanti un decoro gradevole ed appagante. Le facciate interne riccamente decorate da stucchi e gessi sono generalmente ornate da finestre in legno lavorato e vetri colorati che creano una transizione tra le sale di riposo e il giardino. L’architettura, considerata dagli occidentali come un arte di composizione e di rapporti di volumi nello spazio, non esiste veramente nella tradizione marocchina. L’architettura é prima di tutto la decorazione. Le griglie che mascherano le finestre, per non essere visti, sono in ferro forgiato a mano con motivi a decori floreali o geometrici, retaggio dell’influenza spagnola (sud-ispanica). Nella Medina le porte di ingresso sono l’unico motivo di abbellimento esterno della casa in quanto le facciate esteriori sono dei muri che contrastano con la ricchezza del decoro interno. Oggi un Riad tipo é organizzato intorno al Woust ed Dar (centro della casa), patio quadrato pavimentato con zellijg (piccole mattonelle in cotto spaccate a mano) o marmo, con al centro una fontana generalmenete in marmo. Un albero di aranci o di limoni regala all’insieme leggerezza e freschezza. Sui tre o quattro lati del patio le camere sono costruite du due o a volte tre livelli. Le colonne supportano i soffitti che avanzano per costituire una serie di gallerie aperte sul patio, separate da balaustre in legno lavorato (derbouz). Generalmente le camere sono larghe ma senza grandi profondità e ilulminate e areate da una porta a due battenti e da rare finestre molto basse. Il piano terra comprendeva generalmente un salone, un paio di camere da letto, un bagno e la cucina. Il primo piano era riservato al padrone di casa quindi generalmente si trovava la camera padronale e la biblioteca. Nelle famiglie borghesi un salone era adibito esclusivamente a sala da pranzo per ospiti, con accesso a parte, che sottolineava la volontà dei marocchini di sottrarre pudicamente lo spazio familiare alla vita sociale. Per finire la terrzza. Anticamente il regno delle donne, per svolgere i loro lavori domestici senza essere viste, circondate da alte mura che le sottraevano alla vista dei vicini. Oggi le terrazze sono diventate dei veri e propri ambienti open air, con solarium e hammam, sempre discrete e generalmente non visibili dai occhi indiscreti. Secondo il pensiero musulmano i Riad sono considerati come un riflesso terrestre del Paradiso e tre sono le cose che mai devo mancare al suo interno per ricrearlo: il suono dell’acqua che scaturisce da una fontana, il canto degli uccelli e il profumo dei fiori.  Anche nei Riad più umili é sempre presente, appesa ad un muro, la gabbietta con l’uccellino e sparsi qua e là, dentro a latte arrugginite, basilico e rosmarino. Vivere in un Riad é un esperienza unica e indimenticabile, ora alla portata di tutti. Come disse l’architetto americano Bruce Willis, di casa a Marrakech e autore di alcune splendide ristrutturazioni nella Medina:” Ognuno di noi puoi sentirsi un vero Re in un Riad, basta alzare gli occhi e trovarsi il cielo.

6 risposte a “I Riad.

  1. Nostalgia rivedendo le foto del riad… un caro saluto e un grande bacione a Cous Cous,tienilo stretto e goditelo,noi stiamo perdendo per sempre la nostra Kelly ed il dolore è grande. Ciao Paolo

  2. Ciao ragazzi, mi spiace tanto per la vostra Kelly..davvero…purtroppo i cani ci lasciano presto…troppo presto…… Cous Cous é un diavolo fatto bull dog….tra poco mi sbatterà fuori casa e chiuderà la porta a chiave……forza e coraggio……é stata una cagnina fortunata ad incontrarvi e voi altrettanto ad averla vicina…Ciao…

  3. Sono sempre io che scrivo girando nel tuo sito, anche io e mio marito viaggiamo in camper con due cagnolini Ginevra e Lancillotto, che sono ormai veterani del Marocco dove si divertono tanto a correre sulla riva dell’oceano, sono una grande compagnia e ti donano amore senza chiedere niente.

  4. Ciao Fiorenza, e fai un saluto ai due eroi medioevali!! Chissà che bello vederli correre in riva dell’Oceano…io qui ho il mio grande amico Cous Cous, un bulldog inglese che ora compie 10 mesi..é scaltro e divertente, un caterpillar…. poi in campagna, nella casa berbera ho una piccolina di, credo, 2 mesi che ho salvato dalle grinfie dei bambini che la stavano massacrando, qui vicino al Riad. Purtroppo l’altra cagnolina, che avevo chiamato Petra, non cé l’ha fatta!!! Era stupenda e dolcissima ma l’hanno coperta di pietre e ferita a morte..pensavo di salvarla ma dopo due giorni se né andata… purtroppo gli animali, se non servono, sono trattati come giocattoli e ci vorrà ancora del tempo perché questo cambi.. già da bambini non li rispettano ed é tutto difficile….pero’ Chicca adesso sta’ bene, la gamba é guarita e dopo un lavaggio antipulci ad Hoc é diventata come nuova….

  5. La nostra prima cagnolina l’avevamo presa a Sidi Ifni fatti i vaccini ad Agadir e portata in Italia si chiamava Safi ma al richiamo del vaccino è morta aveva il cimurro, preso dalla mamma che era morta dopo aver dato alla luce otto cagnolini, così abbiamo preso Ginevra e Lancillotto che sono due amori.
    Mi incuriosiscono molto tutte le notizie e le cose che dici, deve essere bello vivere in Marocco ma penso che ci voglia anche molto coraggio a cambiare, io ho quattro figlie ormai grandi, ma lasciarle per dei mesi ce la faccio ma tutto un anno non credo che ce la farei.
    Tanti anni fa mio marito voleva fare una cosa del genere andare a vivere a Capo verde ma io non me la sono sentita.
    Ciao Fiorenza ( é la prima volta che scrivo su internet e comincio ad essere affascinata da questo modo di comunicare)

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