Mohammed, l’umiltà dello Stile

Quando passi davanti alla sua bottega non ti accorgi di lui. E’ un buco, una tana, qualche metro quadrato mal rassettato e soffocante. Vedi due mani che impastano, con tecnica, mucchi di lana cotta, sapone e pigmenti. Lo confondi con il nero delle pareti, della fuliggine del braciere dove cuoce la materia, è un tutt’uno con la sua sopravvivenza. Davanti al buco una arcobaleno di colori, di forme e disegni, appesi senza una apparente logica, ma tutto ha un senso. lanacotta1Quando ti sporgi all’interno per capire, il sorriso di Mohammed è disarmante, una cascata di neve candida che emerge dal viso sporco e dagli abiti consunti. E le sue mani impastano, e creano. Creano babouches, cappelli, borse di ogna forma e colore, collane e bracciali, il tutto fabbricato con della semplice e povera lana cotta. Dei capolavori di colori, alchimie azzardate che diventano uno stile, quello di Mohammed. Non ha studiato Mohammed, fa parte della tribù degli ex bambini lavoratori dei souks; lavora da sempre, non ricorda la scuola, a malapena spiaccica due parole in francese, ma è il suo sorriso d’avorio puro che parla, i suoi occhi neri che ti raccontano la sua passione per quello che fa, il suo riscatto sociale, la sua bravura, la sua arte. Sembra incomprensibile pensare che un così umile ragazzo, con la sola cultura della vita, possa creare questi oggetti  di rara bellezza da cui traspaiono cultura e arte. Le sue mani, sporche e callose, riescono a produrre delle forme originali, mescolando colori, creando fantasie, nuances e raffinati inserti geometrici. Mohammed è uno stilista,  allo stato puro, con sensibilità e amore per il Bello, con la grazia della non sapienza, con la tragica consapevolezza degli ultimi. Penso al lungo corteo dei  maghi del   fashion, alcuni macchiette di loro stessi, che nulla o poco hanno inventato, ma che vivono con spudorata ricchezza le loro vite dorate. E poi guardo Mohammed, rinchiuso nella sua tana, tra i vapori della lana che cuoce, guardo il suo giovane bel viso  e  nei suoi occhi intravedo la spensieratezza perduta tanto tempo fa e lo Ammiro, come si ammira un capolavoro, un tramonto, un alba nel deserto, un prezioso scrigno ritrovato. Cercatelo nel souk Sebbaghine, subito dopo i tintori della lana, nella sua piccola tana troverete  tanti oggetti che con la loro umiltà vi faranno riscoprire un mondo antico, arcaico e immateriale, doni preziosi non ancora persi nel tempo, come il sorriso di Mohammed. E pensare che i suoi oggetti sono stati fotografati su importanti riviste di moda straniere e a Parigi, l’inverno scorso, le borse in lana cotta erano un must!.

2 risposte a “Mohammed, l’umiltà dello Stile

  1. Grazie, per avermi emozionato. Persone come Mohammed scaldano il cuore, ci arricchiscono e ci fanno pensare. E’ un piacere leggerti, spero di fare presto un viaggio a Marrakech…

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