Una melanconia araba

abdellah-taiaAmo questo giovane scrittore marocchino, Abdellah Taïa, che con coraggio e con una forza estrema si  è esposto alla mercé di gente stolta, arrogante, fanatica e fondamentalista. Il suo coming out ha suscitato profondo scalpore in Marocco e a parte qualche media di sinistra che lo ha aiutato, tutta la stampa araba si è accannita con ferocia contro questo letterato sensibile e colto, un intellettuale che per vivere ha dovuto espatriare in Francia. Ho scritto di lui, la sua storia e le sue vicissitudini nella Cat.Portraits. Per intanto vi segnalo il suo terzo libro: Una Melanconia Araba. La storia inizia a Salé, non lontano da Rabat, nella metà degli anni ’80. Un adolescente povero corre a perdifiato. Corre verso il suo sogno, diventare scenografo cinematografico, corre verso la sua star egiziana: Souad Hosni. Lontano dal suo quartiere, che ama e detesta, quartiere che vuole etichettarlo, gettarlo nel fango: l’effeminato. Un futuro da pazzo. Allora corre. È la sua sola forza l’unico modo di affrontare la violenza del suo Marocco. Gira lo sguardo. In questa corsa incontra una banda di ragazzi che cerca di violentarlo. La voce del muezzin che invita alla preghiera lo salva. Una Melanconia Araba che dona a chiare lettere la visone e la voce a questo corpo di giovane marocchino,  posseduto e poetico, che cade quattro volte. Una a Salè, a Marrakech, a Parigi e al Cairo. Muore, resuscita, con la sua propria immagine costruisce passo dopo passo il suo destino: creare, amare gli uomini, il mistero delle origini. Descrivendo lo sviluppo di un Io in piena battaglia, Abdellah Taïa invita ad osservare in modo diverso la cultura di un mondo arabo che come lui, cade e si rialza. Lo scrittore è nato  Salè nel 1973 dove si è laureato in lettere. Autore tra gli altri di “Il mio Marocco”, “L’armee du salut”,  “Le Rouge du tarbouche” e di “Marocco 1900-1960”. Con Frèderic Mitterand ha scritto i testi del libro fotografico “Un certo sguardo”.

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