Hakawati, il Cantore.

Questo libro, affascinante, è stato pubblicato in Italia da Bompiani, e immagino che alcuni di voi abbiano avuto il piacere di leggerlo. Lo scrittore, giornalista e pittore libano-americano, Rabih Allameddine è l’autore di “Hakawati“, ispirato a delle autentiche fiabe medio-orientali. La parola « Hakawati » significa “il cantore”  in  arabo, e questo libro trasporta il lettore in un viaggio accattivante e pieno di magia, lontano e affascinanteHAKAWATI

Ascoltami. Permettimi di essere il tuo Dio. Lascia che ti accompagni in un viaggio al di là della immaginazione. Lascia che ti racconti una storia. C’era una volta, in un paese lontano (…).

Le prime righe di questo libro suonano come una formula magica radicata nella nostra memoria di bambini. Pertanto, la parola “magia”  funziona istantaneamente e lascia l’autore libero di imbarcarci nel suo universo pluridimensionale, popolato da personaggi atipici e carichi di suggestione. Il romanzo di Alameddine è costruito intorno a diverse favole e ad una storia che si sviluppa nel mondo reale. Tutto inizia con il racconto di uno sfortunato emiro che non riesce a diventare padre di un figlio maschio. La schiava della coppia reale, Fatima, è inviata alla ricerca di una guaritrice e durante il suo tortuoso cammino è attesa da demoni, amori e combattimenti. L’autore poi inserisce un percorso reale, la storia di una famiglia libanese con diverse generazioni presenti. Osama al-Kharrat e suo nonno Ismail sono i principali protagonisti. L’anziano uomo racconta la sua vita, il suo passato, al nipote desideroso di conoscere le sue origini. Scaraventato tra i numerosi personaggi, il lettore trova con la storia di questa famiglia il filo conduttore che l’accompagnerà dall’inizio alla fine dell’opera. Osama el-Kharraty è un giovane uomo di 26 anni che vive negli Stati Uniti da alcuni anni e viene richiamato in patria, il Libano, al cappezzale del padre morente. Di ritorno, a contatto con le sue origini, apre la scatola dei ricordi e tutto si materializza davanti ai suoi occhi. La sua adolescenza con la sorella Lina, dal carattere ben temprato, dello zio Jihad, un dandy pieno di humor e ritrova  tutti i risvolti che hanno formato la sua adolescenza. Ma il fatto più importante rimane il racconto del nonno Ismail : quella del suo arrivo in Libano, il raggiunto ottenimento del loro nome di famiglia, al-Kharrat, che significa “cantastorie, o ancora le classiche leggende del Medio-Oriente che egli rivisita sul filo della sua immaginazione. Perchè Ismail è un “Hakawati” e si definisce come “un cantastorie di leggende, di miti, di favole” (…) Un trovatore, qualcuno che guadagna la sua pietanza seducendo l’auditorio con delle lunghe storie. I racconti sono parte integrante della cultura orale araba, Maghreb incluso. E nello stile degli “hakawati”, Rabih Alameddine perpetua nel suo libro, con talento e autenticità, questo costume ancestrale. Con una scrittura ricca e ritmata da dialoghi intensi, il romanzo si legge con avidità. Non cercate una morale in questa storia, l’autore sembra voler lasciare soltanto un gusto di passato, di antico, di lontano, come in un lungo viaggio incantato verso destinazioni affascinanti e multiple.

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