Leone l’Africano

img_20540_6Hassan al-Wazzan nacque nel 1488 a Granada, nella Andalusia musulmana. Dopo la presa della città nel 1492 dai reali cattolici  Isabella di Castiglia e Ferdinando II° di Tarragona, la sua famiglia si rifugiò in Marocco nella città di Fès. Hassan studiò  teologia in diverse scuole coraniche della città e alla prestigiosa Karaouiyine, e grazie allo zio materno debutterà nel campo diplomatico seguendolo in una missione nell’impero Songhai, in visita all’Askia Mohammed Touré. L’impero venne fondato a Koukia nel VII° secolo dal capo berbero Za el-Ayamen che fuggì davanti all’invasione araba, e si estendeva dal Niger al Mali sino ad una parte della Nigeria attuale. Verso il 1010 il re di Koukia si installò a Gao e si convertì all’Islam. La città vicina di Tombouctou divenne il punto di raggruppamento delle carovane e il centro transsahariano che fece della città un centro economico dell’impero e centro religioso e intellettuale importante. Questa città misteriosa si adornò di numerose costruzione in pisè (terra e paglia) come le moschee Jingereber, Sidi Yaya e Sankore. Leone l’Africano  dopo questo viaggio entusiasmante decise che la sua vita sarebbe stata al servizio della diplomazia. Le sue missioni politiche e commerciali lo portarono attraverso tutto il Marocco; dal Rif al Souss, dai Doukkala ai Tadla, dal Tafilalet alle zone presahariane e poi ancora in tutti i paesi del Maghreb, dell’Arabia, dell’Africa sahariana, a Costantinopoli e in Egitto. Nel 1518, di ritorno da uno dei suoi viaggi, la nave sulla quale era imbarcato venne attaccata (si presume a Malta o in Corsica) e fatto prigioniero da “marinai siciliani“. Venne infatti catturato dai Cavalieri dell’ordine di S.Giovanni. Questi ultimi però, impressionati dal suo sapere e dalla sua cultura lo donarono al Papa Leone X, che in seguito lo adotto come figlio, lo fece catechizzare e poi battezzare con il suo stesso nome: Giovanni Leone. Divenne allora Giovanni Leone de Medici, detto Leone l’Africano. Durante il suo soggiorno in Italia studiò l’italiano e il latino ed insegno l’arabo a Bologna. Su richiesta del Papa scrisse la sua famosa Cosmographia dell’Africa, pubblicato a Venezia sotto il titolo di “”Della descrizione dell’Africa et delle cose notabili che ivi sono“. Quest’opera divenne una referenza importante con preziose informazioni sulla vita, la morale, gli usi e costumi del mondo musulmano, tralasciando volutamente tutti gli aspetti di carattere militare (il 70% dell’opera descrive ovviamente il Marocco) . Grazie a questo libro Tombouctou divenne una città mitica nell’immaginario collettivo europeo. Il libro divenne la Bibbia di tutti i diplomatici e esploratori interessati all’Africa. Mori nel 1548 lasciando in dono questa preziosa eredità. La sua morte è avvolta nel mistero: alcune fonti danno gli ultimi giorni della sua vita in Italia, a Bologna. Altri invece credono sia morto in Tunisia, riconvertitosi all’Islam, ma nessun documento prova questa tesi. Resta il fatto che la vita di quest’uomo è stata sicuramente straordinaria e fuori da ogni prevedibile schema, ambigua e sicuramente avventurosa.

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