Il Nuovo Parco Zoologico di Rabat

Il nuovo parco-zoo di Rabat è stato inaugurato da un mese e l’affluenza del pubblico è stata notevole, premiando gli sforzi dell’amministrazione rabatina nel creare una struttura che di zoo ha veramente poco, quasi nulla. Passata la biglietteria automatica si ha la netta impressione di aprire un libro sulla giungla. Finiti i tempi delle gabbie anguste e soffocanti il concetto del nuovo zoo di Rabat è quello di fare coabitare gli animali, come in natura. Scrutando l’orizzonte del parco si intravedono  galoppare zebre e antilopi in tutta libertà. L’illusione ottica è talmente ben riuscita che si fa fatica a credere di essere in uno zoo. Con una capacità di 4.000 visitatori al giorno, il parco è andato in sold out qualche ora dopo la sua apertura. Successo totale.  Dopo lo smantellamento degli zoo di Casablanca e Témara, Rabat si è dotato di un parco zoologico nazionale degno di quel nome. La superficie totale del progetto è di 50 ettari di cui 27 già finalizzati. Il concept del parco propone al visitatore una full immersion nei luogi naturali della vita animale. L’idea del progetto rimonta al 2007, quando SAR Mohammed VI, in visita a Singapore, soccombe allo charme dello zoo cittadino. Di ritorno in Marocco, il sovrano diede le sue istruzioni per costruire una replica facendo appello al responsabile  dello zoo di Singapore, Bernard Harrison, per disegnare il concept generale. Finanziato grazie alla cessione di terreni dell’antico zoo di Témara al Gruppo immobiliare Addoha, questo faraonico progetto è costato la somma di 460 milioni di DH.   Grazie alla sua architettura innovatrice, il parco è costituito da un circuito che porta i visitatori attraverso cinque ecosistemi: le montagne dell’Atlas, la regione del deserto, la savana africana, la zona tropicale e la zona paludosa. Per spingere il realismo al suo massimo, i paesaggisti marocchini hanno dotato ogni zona della flora  autoctona. Oltre 120 specie animali sono state inserite in queste repliche della natura. Per occuparsi di tutto questo piccolo mondo, 80 persone si curano dello zoo con a capo un centro veterinario dove gli animali possono essere assistiti, senza dimenticare una zona di quarantena per gli animali importati o in degenza. L”equipaggiamento del centro veterinario permette di curare gli animali nella clinica o all’interno del parco stesso, onde evitare choc agli animali. Il parco poi dispone di cinque chioschi e sei ristoranti, di cui uno con vista su di una colonia di leoni. Il parco propone ai visitatori la fauna selvaggia del Marocco, dell’Africa e quella subsahariana. Ma la star incontestabile dello zoo resta il leone dell’Atlas, con soli 25 esemplari esistenti. Un segno di buon augurio è stata la nascita di tre leoncini, l’undici dicembre 20011, portando così a 28 il numero del rarissimo leone.  Tutti gli animali che erano presenti nel vecchio zoo di Témara sono stati trasferiti nel nuovo centro e la collezione del parco è stata rinforzata con nuove specie come le giraffe e i rinoceronti, provenienti dall’Africa del sud. Ovviamente per procurarsi questi animali, i costi sono stati esorbitanti. I tre rinoceronti sono costati la bellezza di 10 milioni di Dh e per il loro trasporto il parco si è affidato ad una ditta russa specializzata in questo genere di operazioni. L’importazione di questi animali è molto complessa a livello giuridico e pratico. Un elefante puo’ costare oltre 500.000 DH se è nato in cattività ed è sufficientemente domestico per essere gestito in uno zoo. L’esposizione invece degli uccelli ha beneficiato  di un plus ultra tecnologico. Diverse voliere giganti sono state installate per permettere a molte specie di uccelli di volare in tutta libertà. I fili di queste voliere sono costituiti da un metallo intrecciato a mano per evitare qualsiasi ferita degli animali e facilitarne la loro osservazione. Ciliegina sulla torta, i visitatori potranno ammirare gli uccelli ornamentali come i pavoni e i pappagalli all’interno delle strutture. Osservare un ghepardo a cinque metri di distanza senza panico e in assoluta sicurezza; in effetti nessuna chiusura separa il visitatore dagli animali per dare l’impressione di guardare l’animale nel suo habitat naturale. Per garantire la sicurezza  il concetto  ha previsto dei fossati  e fili elettrici non visibili ad occhio nudo. Le dimensioni dei fossi sono state studiate in funzione dell’animale e alla sua capicità di salto. L’architettura del parco ha poi previsto dei bacini d’acqua che possono fermare tutti gli animali idrofobi.Questo sitema però non ha funzionato con le scimmie che a nuoto hanno raggiunto l’altra sponda disperdendosi poi nel parco. In tutti gli specchi d’acqua sono state aggiunte centinaia di carpe Koi cinesi che si cibano dei batteri che mettono a rischio la vita degli ospiti acquatici, come gli alligatori o gli ippopotami. Il controllo del cibo è affidato a mangiatoie e distributori automatici di alimenti per evitare qualsiasi tipo di problema. Qualche anno fa, nel vecchio zoo di Témara, una giraffa morì inghiottendo una penna stilografica trovata chissà dove. Una fattoria modello è stata approntata per tutte le scolaresche che potranno scoprire come si “fabbrica” il latte o si tosa una pecora per produrre la lana. Infine, entro il 2014, la superficie del parco conoscerà una estensione di oltre 20 ettari dove i visitatori potranno effettuare dei safari notturni e osservare le specie con attività notturne, come i leoni, i fennec o i facoceri. Il sito internet del parco zoologico di Rabat, per chiudere, è estremamente curato ed esaustivo, visitatelo.

 

 

 

 

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