Il PJD a caccia di coalizione, varie ed eventuali…

Il PJD, partito islamico che si definisce moderatoquanto moderato lo scopriremo presto, con 80 seggi conquistati, diventa vincitore e primo partito di queste legislative 2011. Il dado è tratto quindi ora si tratta di verificare con chi, il vincitore, creerà una coalizione per poter governare en plein, il Marocco. In una dichiarazione al canale televisivo nazionale  2M, Lahcen Daoudi, membro del consiglio nazionale del PJD, ha sottolineato che il suo gruppo formerà delle coalizioni solo con i partiti della Koutla (Istqlal, USFP e PPS).  La Koutla è una coalizione elettorale tra tre partiti che fecero parte all’opposizione prima del governo d’alternanza nel 1998. I suoi archivi risalgono però agli inizi degli anni ’70, quando l’UNFP e l’Istqlal decidero di presentarsi come fronte di opposizione alla monarchia marocchina, riformata poi nel 1998. Conta in particolare di due partiti storici d’opposizione, l’Istiqlal appunto (destra conservatrice) e l’Unione Socialista delle Forze Popolari (sinistra) oltre al PPS (socialisti). A fine 2008 la Koutla entrò in concorrenza diretta con il nuovo partito fondato da personalità molto vicine a SAR Mohammed VI, il PAM (Partito Autenticità e Modernità). È  notizia di ieri sera che il partito dell’uscente Ministro delle Finanze, il RNI (Rassemblement Nazional des indipendents) a vocazione liberale e quindi impossibilitato a formare una coalizione con il PJD, ha riconosciuto ufficialmente la vittoria del partito islamico. Il capo del partito islamista “moderato” PJD, ha rivendicato ieri una “vittoria schiacciante” dichiarando che “è pronto ad un governo di coalizione per difendere democrazia e buona governance”.  “L’essenziale del nostro programma, e quello di chi vorrà governare  con noi,  è suddiviso in due assi portanti: la democrazia e il buon governo. Oggi, quello che promettiamo ai marocchini, quello che proverò a fare con la mia squadra, sarà quello di essere più seri e più razionali”  ha dichiarato poi Abdellah Benkirane al canale francese France 24 ieri sera, dopo una giornata di festeggiamenti alla sede del partito.  La campagna elettorale è terminata lunedì a mezzanotte lasciando il posto venerdì alla verità delle urne. Ma la domanda che molti osservatori si sono fatti resta quella del tasso di affluenza alle urne, 45%, leggermente più alta delle ultime legislative 2008  ma decisamente fallimentare confrontata con il referendum sulla Costituzione voluto dal re a luglio (72,65%). Sui ricorsi registrati e sulle denunce presentate alla data del 24 novembre la cellula centrale messa in funzione dal Ministero della Giustizia parla di 42 ricorsi sulle liste locali e nazionali e 576 denunce depositate nelle diverse giurisdizioni del reame marocchino. Sui 42 ricorsi presentati, 36 riguardavano le candidature dei membri della Camera dei Rappresentanti delle liste locali. Su questo totale, 28 di essi sono stati rigettati, 3 dichiarati irricevibili, 4 giudicati ricevibili mentre uno è stato ritirato dal dichiarante. Per contro, 6 ricorsi registrati presso il Tribunale di prima istanza sono stati rigettati. D’altro canto, a livello di frodi elettorali, 576 denunce sono state presentate davanti alle diverse giurisdizioni, di cui 11 sulla presentazione delle candidature e 565 nel corso della campagna elettorale. 388 di queste sono  state classificate come  nulla a procedere, 62 hanno dato luogo a degli accertamenti giudiziari, 10 sono state sottomesse al giudice di istruzione (GIP) e le rimanenti sono state dichiarate irricevibili per incompetenza, portando cosi’ all’84% le denunce trattate durante il periodo elettorale. Un comunicato del Ministero della Giustizia indica che in questo quadro di indagine sono state inflitte pene carcerarie (senza benefici),  sospensione del diritto al voto e ineleggibilità per due legislazioni successive in diversi casi di corruzione elettorale.  Da precisare che queste diverse denunce riguardavano la campagna elettorale nelle amministrazioni pubbliche, la pubblicazione delle liste elettorali, dei candidati o delle liste dei candidati non iscritti, la campagna elettorale in luoghi pubblici o stabilimenti riservati  all’insegnamento, la formazione professionale o nei luoghi di culto, oltre  all’esposizione dei manifesti dei candidati in luoghi non autorizzati dalle autorità locali. Altre denunce  sono state presentate per l’uso improprio di beni e mezzi dello Stato, delle collettività locali, delle imprese per alcuni candidati, che hanno violato sistematicamente i diritti elettorali attraverso  propositi dal carattere ingiurioso, violento o intimidatorio.

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