Claudio Bravo, un iperrealista in Marocco

Follemente innamorato del Marocco, visse dividendo i suoi giorni, per 37 anni, tra Tangeri e Tarouadant, dipingendo splendidi ritratti, nature morte, e in ultimo studi di animali, nella fattoria che elesse a sua dimora stabile qualche anno fa.  Il grande artista cileno Claudio Bravo, morto il 4 giugno 2011 a Taroudant (sud del Marocco) è un iperrealista. I suoi colori si ispirano al Rinascimento italiano e al barocco spagnolo. La sua opera è cosmopolita, essendo stato un amante dei viaggi e delle scoperte e avendo attraversato il mondo, per approdare infine in Marocco, sua terra di elezione. Dopo gli studi artistici a Santiago, si stabilì in Spagna, all’età di 35 anni, studiando le tele dei grandi artisti esposte al museo del Prado. Rapidamente si fece conoscere  a livello internazionale come ritrattista. Ma è a Tangeri che si installò definitivamente nel 1972, all’età di 46 anni, acquistando una casa costruita nel XVIII° secolo e trasformandola dipingendone  tutti i muri di bianco, per fare entrare quella luce mediterranea che si ritrova nelle sue tele. Sedotto dalla luce, i colori e lo charme del Marocco, sviluppò una coloritura simile in audacia a quella dei più grandi pittori coloristi della storia dell’arte. Claudio Bravo affermava che “un artista puo’ essere alle volte moderno e alle volte orientalista“, difendendosi sempre dalla parentela attribuitagli  con gli orientalisti dell’XI° secolo. È attraverso l’esplorazione dei colori che Claudio Bravo ha costruito i suoi dipinti. Le sue tele non sostengono nessun discorso, nè morale, nè politico. La sua unica preoccupazione è stata quella di rappresentare il mondo così come appariva ai suoi occhi. Il Mediterraneo con le sue strade dei quartieri popolari di Marshan a Tangeri, che osservava dalla finestra della sua casa, restano le sue muse supreme. Dopo aver costruito una fattoria a Taroudant, nel 2005, prese sovente come modelli gli animali. L’artista si considerava come un pittore classico, adepto dell’arte europea e dei grandi coloristi. Riuscì anche ad imporre uno stile proprio, che i critici chiamarono “realista, vedi iperrealista“, anche se quel termine lo imbarazzava. Non ha mai utilizzato macchine fotografiche perchè diceva, quello che conta è la matrice del disegno. La sua opera è luminosa, complessa e sorprendente e oltrepassa i limiti della rappresentazione. La scenografia disegnata attraverso le opere di Claudio Bravo è un percorso sensibile, propizio alla poesia e alla meditazione, che permette di apprezzare la semplicità e la sorprendente pertinenza di ogni oggetto, la perfezione sottile, delicata e raffinata allo stesso tempo. Alcune sue opere sono state acquistate dai più importanti musei del mondo tra cui il Museum of Modern Art e il Metropolitan Museum of Art di New York. Nella sua carriera ha dipinto diverse personalità come Marcos e la moglie Imelda, Malcom Forbes e Francisco Franco. In una intervista-documentario sul suo personaggio del regista Philippe Aubert e presentato a New York nel novembre 2010, confidò il suo amore totale e incondizionato al Marocco, volendo così rendere a quel paese tutto quello che gli aveva donato.

 

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