Fès come Rio de Janeiro?

La splendida Fès è allo stremo. Hay Aounates El Hajjaj è un quartiere che sul piano della sicurezza ha delle similitudini con le favelas di Rio, senza avere la stessa architettura. Quando ci si avvicina assomiglia a tanti quartieri sparsi nelle varie città marocchine, dal nord al sud. Le costruzioni che nascono a vista d’occhio sono del tipoR+3 o R+4 (3/4 piani), seguendo il modello catastale nazionale in uso nelle  città. Ma, a tutti gli effetti, le costruzioni periferiche sono in realtà un muro perimetrale che circonda una città selvaggia dove regna l’anarchia.  In seguito alle dimissioni delle autorità, un grupppo di islamici hanno costituito una banda armata con coltelli e spade; questo permette ai suoi membri di affrontare la deliquenza ma anche di imporre le loro ideologie malate. Un fenomeno, che era totalmente sparito dopo gli avvenimenti del 2003, prolifico oggi a causa dell’inesistenza delle autorità preposte e che giornalmente guadagna terreno. I quartieri di Hay 45-Bab Sifr, vicino a Ben Dabab, Hay Chicane a Ben Souda, Hay Laayoune, Zankat Azziate, Sidi Boujida, Hay Wandou-Bab Fthou, Hay Ain Boufaouz, Inane Al Kadiri…queste le zone ad alto rischio abbandonate e conquistate dai trafficanti di droga e dai gangster. Nate senza autorizzazioni, le costruzioni si accumulano  in questi quartieri, spogli di ogni struttura culturale, sportiva o di attrazione. Anche gli alberi e i giardini sono rari. “La povertà di tutte le campagne che circondano Fès spinge i giovani demuniti a spostarsi nei quartieri selvaggi della città. Davanti a questa situazione tutti hanno paura. I responsabili non vogliono prendere nessuna iniziativa che rischierebbe di provocare degli scontri che creerebbero  grossi problemi ai loro superiori”, ha dichiarato un poliziotto sotto aninimato a Aufait Maroc. Gli abitanti di Fès si sono costituiti in una Associazione, Fès Cultura e Patrimonio dell’Umanità. Il suo presidente, Mohammed Sanhaji, sta combattendo un ardua battaglia con le inesistenti autorità, per ridare nuovo slancio alla splendida città medioevale e imperiale.  Mohammed Azhari, presidente di un altra associazione, l’Associazione Fassi per l’ambiente e lo Sviluppo, conferma l’assenza totale dei responsabili davanti al degrado sociale e ambientale  della città. Abdenbi Errifi, abitante di Hay Narjis dichiara a Aufait che “in tutta la città di Fès  oggi è molto difficile camminare di notte e, di giorno, bisogna essere sempre in guardia. A Aouniate El Hajjaj anche la polizia ha paura di entrare. Sovente si assiste ad aggressioni davanti ai poliziotti stessi che non fanno alcun gesto per difendere le vittime”. L’urbanizzazione selvaggia del Marocco non è altro che lo specchio della corruzione e dell’incompetenza che regna sovrana. Si costruisce di notte, sono ben organizzati e non si sa da dove sbucano, pertanto le zone delle bidonville e gli altri quartieri insalubri si vendono a prezzi alti perchè commercialmente validi per lo spaccio di droga. Come nelle favelas di Rio il crimine si è sviluppato e organizzato al punto di fare paura alle autorità stesse che non osano più, da tempo, avventurarsi in queste zone di non-diritto. Il rischio rimane quello degli islamisti che si installano in quelle zone e si ergono a protettori della popolazione demunita che non puo’ traslocare in luoghi più vivibili. Come a Rio, ci si chiede, la sola soluzione sarà quella di inviare i militari per occupare questi quartieri?  La politica di riassorbimento delle bidonville è effettivamente reale solo nelle cifre. Ma non si stanno creando delle periferie calde ovunque attorno alle città del Marocco, cementificando illegamente per produrre niente altro che giovani prigionieri di questi muri? Si rimpiazziano le bidonvilles con dormitori senza anima, senza cultura, senza lavoro, senza educazione, senza spazi verdi degni di questo nome.  I candidati alle prossime legislative di novembre inseriranno tutte queste problematiche nei loro programmi  e relative soluzioni, dimenticandole velocemente. Comme d’habitude!, dicono i cittadini onesti..

Credits Interviste: Aufait Maroc

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