Ramadan, Consumismo e Morale

La nozione del digiuno è senza alcun dubbio cambiata nel corso di questi ultimi decenni nella vita dei musulmani. Dopo essere stata un occasione solenne per adorare Dio e approcciarsi a Lui con le buone azioni, il Ramadan è diventato oggi un momento di celebrazione consumista: cibo, bevande e i più svariati mezzi di divertimento. Tutte queste cose possono far perdere di significato la sua essenza religiosa, che incita alla armonia e all’amore nei cuori dei musulmani, alfine di rafforzare la loro unità e la loro solidarietà sociale. Questi cambiamenti, ovviamente, sono dovuti e motivati dal benessere instauratosi negli ultimi anni, con la disponibilità del cibo e delle bevande, e dagli innumerevoli mezzi di divertimento che le nuove tecnologie hanno reso popolari; playstation, televisione satellitare, internet. Tutto questo rende il popolo islamico un puro esempio di stupidità che genera lassismo, pigrizia e negatività, durante tutto il mese del Ramadan. Vero è che il contributo dei popoli islamici in tutti i settori della produzione e dell’innovazione sono a un punto morto da decine di anni e pare che il digiuno diminuisca ancor più i loro sforzi, al di sotto dello zero, durante il Ramadan. Questo è il risultato di una cattiva interpretazione dei musulmani su come devono comportarsi durante questo mese, come se si trattasse di un occasione per ridurre la loro produttività in favore delle pratiche religiose vissute con ripetizione quotidiana; il Tahauid, il digiuno, le preghiere notturne e la lettura del Corano durante la giornata, per donarsi poi agli eccessi del cibo, del bere, restando tutta la notte a guardare la televisione. Il mese del Ramadan nei paesi islamici, oggi, stravolge la realtà dei musulmani e mette in evidenza i loro difetti e la cultura malata, attraverso gli aspetti immorali che sono comuni a buona parte della società musulmana. Questi aspetti si possono riassumere cosi’:

 –Sottostimare il valore del tempo durante il Ramadan, spendendo le ore della giornata in acquisti, dormire, guardare la televisione ed infine frequentare le moschee durante la notte per compiere le preghiere e continuare ancora con la televisione e i divertimenti ramadaneschi sino all’alba.

 – Darsi ad una consumazione eccessiva di alimenti e bevande, anche se questo significa chiedere prestiti a causa dei costi elevati, quindi il risultato è una consumo sempre più insensato.

 – Passare le serate del Ramadan nell’immoralità (alcool), depravazione (sesso) e nei differenti giochi d’azzardo.

 – Testimoniare la diminuzione della capacità produttiva dei paesi islamici, al suo livello più basso, in ragione della tendenza dei lavoratori all’inerzia durante tutto il Ramadan. 

 In conclusione, i musulmani potrebbero assicurarsi un equilibrio tra la loro salute e le celebrazioni ramadanesche adottando una politica di “non negligenza” che esige da parte degli uomini della religione e le parti sociali, compresi medici, lavoratori sociali e educatori, il posare l’accento sul messaggio corretto che deve essere quello di  cambiare la percezione del digiuno e del Ramadan tra i musulmani.

Fonts: Jemal Mohammed Oumar – scrittore e giornalista musulmano praticante/Magharebia

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