Nayda: la Controcultura del Marocco.

“Nayda”  è un movimento culturale marocchino che si traduce dall’arabo con “risveglio” o “debutto“. Questo movimento è al momento caratterizzato prevalentemente dalla musica, con grande predominanza dell’hip-hop e del rap avant-gardiste marocchino. Una delle sue principali manifestazioni è associata al Festival annuale L’Boulevard, che si sviluppa sotto forma di competizione musicale a Casablanca. Sullo sfondo del rap o della fusion, la gioventù marocchina reclama il diritto alla parola e per i gruppi marocchini è una delle rare occasioni di mostrarsi sulle scene. Il cinema marocchino ha concepito un altra forma artistica aggrappandosi alla febbre del movimento dei giovani cineasti come Khalid Benkirane o ancora Zakia Tahiri. Descritti come liberali, questi movimenti non sono nuovi in Marocco, inseriti nella cornice della cultura hippie degli anni ’60 e ’70, e i giovani urbani marocchini dell’epoca rappresentarono già allorail bisogno di esprimersi e di smarcarsi dalla generazione dei loro genitori. Ultimo ingresso in questo filone pacifico è il Movimento 20 Febbraio, in questo caso politico, che manifesta appunto dal 20 febbraio in nome della democrazia tout-court. Una scena avant-gardiste dell’hip hop dimostra che questo fenomeno non è di breve durata, ma uno stile di vita, un mezzo di espressione, un nuovo soffio per una generazione di giovani che cercano di affermarsi artisticamente (e socialmente). Tra gli idoli “Seventies” figurano i Jil Jikaka che hanno creato con i loro titoli un mezzo di espressione efficace. Aldilà delle strutture sonore, delle ricerche fonetiche, esisteva già la premessa di una affermazione per una identità musicale propria alla gioventù del paese.  Nayda è un termine utilizzato generalmente dagli adolescenti e dai giovani che vogliono esprimere le loro emozioni dopo quello che hanno chiamato “il capovolgimento della musica urbana in Marocco dal 2003”. In molti vedono un movimento culturale simile per certi versi alla movida spagnola (rinnovamento culturale durante il periodo di transizione democratica, all’inizio degli anni ’80, dopo la morte del generale Franco), altri invece non vedono che un fenomeno artificiale o puramente di marketing creato con tanti pezzi e spinto dalla stampa progressista e modernista come Telquel o Le Jornal Hebdomadaire.  Situata in “Terra d’Islam”, la Nayda è piombata in mezzo al proibizionismo morale molto più accentuato che nella Spagna post-franchista. E ancora, la Nayda non si accompagna ad alcun sviluppo economico simile a quello spagnolo del periodo e ha poche aperture dirette sugli altri paesi europei. Bisogna ricordare che una parte di marocchini, giovani e meno giovani, praticano il sufismo sotto diverse forme. Elemento forte dell’identità marocchina, il sufismo assorbe tutti i membri  della società, qualsiasi età, sesso, status sociale, orientamento sessuale e politico  abbiano. Il sufismo attira sempre più i giovani marocchini per la sua tolleranza, per la facile interpretazione che dona del Corano, dal fatto che rifiuta il fanatismo e che abbraccia la modernità. I giovani trovano in questi principi di “bellezza” e di “umanità” del sufismo, uno stile di vita equilibrato che permette loro di abbracciare l’arte, la musica e l’amore senza essere obbligati ad abbandonare i loro legami spirituali e religiosi. A questo proposito, la Nayda rileva lo sviluppo sociale e l’estensione delle libertà individuali. Ma essa non puo’ contare sullo sviluppo economico per ingrandirsi. Il PIL marocchino aumenta ma le disuguaglianze si accentuano e quindi il movimento tocca principalmente le classi medie, in zone urbane, ponendolo oggi in un ruolo minoritario.  Vero è che questo movimento ha contribuito a sdrammatizzare la questione dell’identità marocchina, dopo le accuse del giornale Attajad che titolava: “Non sono dei marocchini!”. Questo giornale islamista dimenticava che tante giovani ragazze velate danzavano al L’Boulevard fianco a fianco con migliaia di giovani arrivati dai quartieri popolari di Casablanca.  Dopo la spinta del settimanale  Telquel, molti artisti marocchini che partecipavano alla scena Nadya, scomparvero nel 2007, all’indomani di una rappresentazione a Bruxell, in Belgio. Secondo incidente di percorso, dopo quello del cantante Barry in Spagna, nel 2006,  che mise in causa l’accesso ai visti per gli artisti marocchini della nuova scena avant-gardiste  marocchina.

 

 

 

 

 

Credits: Mario Scolas

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