Marocco: Lei non sa chi sono io!

Il Procuratore della Corte d’Appelo di Marrakech, Ahmed Boudalia, ha deciso di dare una lezione ai suoi figli. Autori di un agressione ad un taxista di Marrakech, i due ragazzi sono ora perseguiti dalla giustizia su ordine del loro  padre. Una première nel reame marocchino. Sino ad  oggi, l’insabbiamento delle cattive azioni dei ragazzi turbolenti dell’alta borghesia era cosa scontata in Marocco. Ma, il colpo di scena, in questo caldo mese di luglio a Marrakech, vede il Procuratore Generale della Corte d’Appello  chiedere giustizia  per il malcapitato taxista  mettendo i suoi figli sotto processo.  I due ragazzi, di 22 e 28 anni, hanno letteralmente preso a botte il taxista a causa di una precedenza e, non contenti, hanno ingiuriato un agente della sicurezza nazionale che aveva “osato” chiedere loro la patente di guida. In Marocco, quando si è figli dell’élite finanziaria, politica e amministrativa, si pensa di essere sopra la legge. Ma questa volta, il padre dei due rampolli  ha deciso di non transigere sul comportamento dei figlioli; Chapeaux sign. Procuratore! Avvertito da una imbarazzata polizia, M. Bouadalia, “un Procuratore integro”, secondo il quotidiano Libération, ha ordinato la loro custodia cautelare ma i due eredi erano già stati rilasciati dalla Direzione Generale della Sicurezza Nazionale (DGSN) in quanto il taxista buonista aveva ritirato la denuncia.  Il Marocco è dal mese di marzo in preda ad un enorme cantiere di riforme politiche e sociali, al momento sulla carta. Il Movimento del 20 Febbraio ha sempre chiaramente espresso la sua collera davanti agli innumerevoli abusi di potere ed ai vergognosi privilegi di alcuni, che sono pero’ sotto gli occhi di tutti. La reazione di M.Boudelia sembra incollarsi perfettamente all’aria che si respira in questo momento storico. Da lungo tempo, l’uso indiscriminato del favoritismo, saldamente radicato nel tessuto sociale marocchino, è oggetto di malcelata rabbia da parte dei comuni cittadini; vero è che ci vorrà ancora tanto tempo prima che questa pratica possa essere debellata.  Sono passati solo alcuni mesi dalla scena choccante vistasi a Casablanca: un poliziotto che intima l’alt ad una giovane signora al volante di una lussuosa auto che non si è fermata al semaforo rosso. Dal momento che l’agente inizia a verbalizzare il reato la signora in questione compone un numero di telefono e descrive l’accaduto a  “qualcuno”, che richiede di parlare con il povero agente. Dopo pochi secondi la signora stizzita se ne va, senza multa e, non contenta, prima di salire in auto accenna un applauso all’indirizzo dell’agente che si era limitato a fare il suo lavoro, onestamente.  L’atto del procuratore, fermo e deciso, contro i suoi stessi figli, potrà essere un apri-pista per debellare questa piaga, insieme a quella della corruzione, che deturpano la società civile marocchina, lanciandola senza sconti in un paese terzomondista.

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