Marocco: violenze sui bambini, la legge del Silenzio.

Il  quartiere di Aïn Borja, a Casablanca, è ancora ricco di vestigia dell’ex zona industriale che fu, negli anni ’40, sede di numerose aziende straniere. In questo quartiere, molte testimonianze attestano che l’imam della moschea Younes avrebbe violentato una ragazzina di 13 anni che vive nella stessa zona. E’ tutto? No, non esattamente. Il fratello della vittima rifiuta categoricamente questa tesi spiegando: “Siamo stati dal medico che ha dichiarato con un certificato che non è stata violentata”. Ma allora perchè questa precauzione Il ragazzo non risponde. Le testimonianze ascoltate nella moschea indicano che lo stupro c’è stato, eccome !  Le conferme arrivano da alcuni fedeli della moschea e dall’imam che ha preso il posto del sospettato, resosi irreperibile da cinque giorni. Barba e kamis di rigore, i due testimoni sono atterriti: “E’ veramente una brutta storia. Sono i vicini che hanno visto la ragazzina nell’appartamento dell’imam, situato all’interno della moschea. Uno dei vicini ha scritto un foglio anonimo, messo sotto la porta di casa dell’imam, dove affermava che l’avrebbero denunciato se non se ne fosse andato”.  Nel suo rapporto effettuato nei tribunali  degli affari famigliari del Marocco, l’ONU ha stabilito che oltre il 68% delle donne che  sono vittime di violenze domestiche preferiscono  risolvere il  problema in famiglia. Una  cifra che avvalla la teoria dei tabù e della legge del silenzio che circonda i fenomeni legati alle differenze forme di violenza. Nella profusione dei dettagli, i testimoni evocano la visita che la ragazzina avrebbe subito dal medico precisando che“le sono stati praticati tre punti di sutura”. Questo  dettaglio è ripreso da altri testimoni, come l’agente di sicurezza che conferma la versione secondo la quale sono stati i vicini, il cui appartamento affaccia sul cortile della moschea, ad aver visto l’uomo di fede attirare la ragazzina nel suo appartamento, aprofittando dell’assenza della moglie. Per il gerente di un cyber cafè situato davanti alla moschea, la famiglia adottiva della bambina non vuole scandali. Ma cosa ne è del giovane imam 35 enne dalla forte corporatura?  Una giovane donna che vive nella zona ha dichiarato che “ non posso dire grandi cose su questa storia ma posso affermare che questo imam aveva uno sguardo pesante e passava molto tempo a fissare le donne”.  Pare che in fretta e furia l’imam si sia trasferito, con le sue cose, traslocando alle due di mattina. Raccogliendo testimonianze dirette nel quartiere, viene a galla che non sarebbe la prima volta che la moschea Younes è segnata a dito per delle situazione simili. Qualche tempo fa, il muezzin fu preso in flagranza di reato con un giovane ragazzo minorenne… I luoghi di culto non sono più le oasi di pace che dovrebbero essere? Sarebbe troppo azzardato confermare un simile sospetto, ma un silenzio generalizzato di questi affari rendono le cose ancora più faragginose.  L’Associazione “Touche pas à mon enfant” è categorica: “Questo silenzio è giustificato dall’aspetto morale e culturale legato agli affari di violenza sessuale. La società marocchina tratta ancora questi casi con una certa indifferenza, malgrado le gravi ripercussioni di questo fenomeno sulle vittime. Non ci sono ancora le capacità nè il coraggio  di bruciare queti tabù e gettare le basi di una nuova cultura che si faccia carico di proteggere le vittime delle aggressioni sessuali. Soltanto con questo genere di cultura si potrà garantire una miglior implicazione della società per lottare contro questo flagello e mettere un freno a questi abusi”.  Questa denuncia di silenzio è condivisa dal capo della polizia giudiziaria della Prefettura di Hay Mohammadi, che dichiara di non avere ricevuto nessuna denuncia a carico dell’imam. “Le famiglie delle vittime preferiscono in generale non denunciare credendo cosi’ di garantire a loro una vita di coppia normale peggiorando di fatto la situazione.  Le aggressioni sessuali a carico di minori quindi non sono testabili e in realtà  si tratta di numeri impressionanti.  L’Associazione “Touche pas à mon enfant” dichiara che solo nel 2008 le aggressioni sesssuali su minori sono state 306. Questa cifra moltiplica per sei  le cifre dichiarate nel rapporto della Colazione contro gli abusi sessuali sui bambini nel primo semestre del 2007, con una crescita del 536% che prova  l’inquietante propagazione del fenomeno in Marocco.

Interviste raccolte da Samir Benmalek per AuFait Maroc

 

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2 risposte a “Marocco: violenze sui bambini, la legge del Silenzio.

  1. Questo dovrebbe essere uno scandalo, eppure impera l’indifferenza. Pensare che molta gente non avrebbe il coraggio di parlarne per via della religione mi fa venire in mente una sola parola: ipocrisia.
    E’ il primo anno che mi ritrovo ad osservare il marocco da un occhio non piu’ miope; anche se l’italia ha un debito pubblico elevatissimo, risultati in tutti gli ambiti insoddisfacienti, con problemi di diverso tipo; rimane un divario di almeno un decennio fra questi due paesi. Il marocco ha pero’ vantaggii in quanto molto facilitato il lavoro privato.
    Il mio primo saluto da Marrakech 🙂

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