Attentato a Marrakech: lo choc nel cuore.

Moustafa Bouzidi è distrutto. E’ uscito dall’obitorio di Marrakech ed ha riconosciuto il corpo di Yacine, suo fratello, che aveva appena 32 anni. Yacine è deceduto durante l’attacco terrorista perpetrato al Caffè Argana, dove lavorava. “Sto male, ho sempre pensato che queste cose succedono agli altri ed invece è toccato a noi”, dice Moustafa che è da due giorni in piedi senza dormire, affranto e disperato. “Ho subito avuto paura quando ho appreso il nome del Caffè alla televisione, ma mi sono detto che no, non poteva esserci anche lui, che forse era solo ferito”, dice singhiozzando. Qualche ora dopo, la triste conferma e Moustafa prepara la valigia in fretta e furia e sale su un aereo che da Bordeaux lo condurrà a Marrakech. “Era un ragazzo calmo”, ricorda Moustafa che aveva incontrato il fratello circa otto mesi fa, nella settimana che era stato assunto al Caffè Argana. “Era molto contento del suo nuovo lavoro, il proprietario lo voleva con un contratto a tempo indeterminato, finalmente aveva raggiunto una posizione stabile” racconta Moustafa, che cerca di nascondere la sua emozione dietro a dei grandi occhiali da sole. Yacine lascia una moglie, incinta di otto mesi e una bimba di sette anni. La sua famiglia non ha risorse e sperano tanto che lo Stato si faccia carico di questo dramma. Non lontano dall’ingresso dell’obitorio dai muri ocra, una scritta recita “Comunità urbana, ufficio d’igiene”, i visi di qualche parente sembrano come paralizzati, marocchini perlopiù, e trattengono a stento una emozione troppo grande. Un uomo di una sessantina d’anni confida, con voce tremante, di aver subito uno choc nel cuore all’annuncio del decesso del fratello di 51 anni, un professore d’arabo originario di Casablanca, che era in vacanza a Marrakech. Un po’ più lontano, un francese inforca la sua bicicletta. E’ proprietario di un riad, ed ha appena riconosciuto il corpo di uno dei suoi clienti, uno dei 16 stranieri uccisi  (un francese è deceduto oggi in seguito alle  ferite riportate). La jeep della polizia scientifica è un vai e vieni continuo. Alcuni agenti di sicurezza sono di guardia all’ingresso dell’obitorio che ospita i corpi di tutte le vittime straniere dell’attentato, in attesa del rimpatrio. “Tutto questo è triste e ingiusto per il Marocco, il nostro paese è tranquillo”, sospira Hassan, studente di 18 anni che abita nel quartiere. “Questo ci tocca tutti, profondamente”, dice Simon, 34 anni, cameriere in un Caffè della Place Jemaa el Fna, aggiungendo che “non era prevedibile un atto simile a Marrakech, nel cuore della città, la Place Jemaa El Fna, ritrovo di tanti turisti e di tanti marriakchi”. Un comunicato di qualche ora fa del Ministero dell’Interno precisa che ad oggi, tredici delle 16 persone uccise nell’attentato sono state identificate : si tratta di 7 francesi, 2 canadesi, 2 marocchini, un inglese e un olandese.

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