Marocco: il treno della Storia non passerà due volte.

Anche se l’agenda reale è caratterizzata da una certa intemporalità, il discorso del 9 marzo 2011, dove il Sovrano annunciava la riforma della Costituzione (che non ha che 15 anni), non ci si puo’ sottrarre dal pensare agli avvenimenti accorsi e i quotidiani accadimenti che dipingono di rosso i paesi arabi, vicini o amici, dal mese di dicembre dello scorso anno. Sarà forse perchè il foglio di via alla futura riforma alias “rifondazione” annunciate da SAR Mohammed VI potrà servire come modello ai paesi arabi della regione come ha ben sottolineato Hillary Clinton, capo della diplomazia americana. Il livello d’attesa e di aspettativa internazionale verso la prossima Legge Fondamentale del reame è alta. Ma chi dice “attese internazionali” allude in primis alle “attese nazionali”. E’ un dato di fatto. L’insieme dell’establishment politico marocchino classico, compreso i partiti recentemente creatisi, ha raggiunto l’apice della disinformazione nel fare proposte alla commissione incaricata dal Re per redigere il nuovo progetto costituzionale, che sarà sottomesso a referendum popolare nel corso del prossimo autunno. Dopo qualche scarna informazione filtrata attraverso le riunioni “maratona” tra i partiti e le associazioni della società civile “alternativa”, tutti hanno comunque deciso di giocare sullo standard internazionale in materia di democrazia universale. Anche se i dibattiti si fossilizzano sul famoso Articolo 19 (vedi sotto). Riassumendo, i partiti islamisti come il PJD non vogliono che le prerogative spirituali del Re siano messe al bando perchè la legittimità di questo partito è basata sulla religione tout-court e non sulla gestione dei beni pubblici che, sanno bene, è totalmente insolubile in una eventuale società laica (mentre alcuni partiti d’obbedienza marxista bloccano queste prerogative sotto il significato dell’espressione “frontiere autentiche”). E’ chiaro anche, in questo marasma ideologico, che il partito Annahj Addimocrati (Voce Democratica), la cui stampa beneficia dell’aiuto statale, non nasconde più le sue simpatie per il Polisario. Impasse totale e il re reclama a gran voce proposte. Ma la vera società civile o “maggioranza silenziosa”, scopertasi nelle manifestazioni del Movimento 20 Febbraio, costituita da giovani e meno giovani senza alcuna appartenenza politica ne ideologica (fatto salvo qualche inflitrato tra i barbuti o i marxisti leninisti), è per il momento tenuta al di fuori dai dibattiti e non sarà (forse) veramente interpellata che durante il referendum. Questo è un errore gravissimo, letale. Questi giovani non sono da relegare in un angolo e non devono essere lasciati in stand-by, per nessun motivo politico o ideologico. Il treno della storia non passerà due volte. A buon intenditore….

 Articolo 19: Il Re, Amir Al Mouminine, Rappresentante Supremo della Nazione, Simbolo della sua unità, Garante della perennità e della continuità dello Stato, veglia nel rispetto dell’Islam e della Costituzione. E’ protettore de diritti e delle libertà dei cittadini, gruppi sociali e collettività. Garnatisce l’indipendenza della Nazione e l’integrità territoriale del reame nelle sue frontiere autentiche.

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