Libia: la caccia ai subsahariani continua…

In Libia, di questi tempi, essere subsahariani è un rischio che vale la vita. I titoli sui giornali relativi ai “mercenari subsahariani”, veicolati dalla stampa internazionale, evidenziano un fondo culturale che attribuisce tradizionalmente il cattivo ruolo ai “neri”. I clichés sono duri a morire in Libia (e non solo in Libia), dove centinaia di migliaia di immigrati africani vivono nell’oscurità, attendendo un passaggio verso l’Italia.  Usati  per i lavori più umili, denigrati, arrestati e torturati,  questi paria del mondo non hanno mai ricevuto un attenzione legale e giuridica nel paese del terrorista Gheddafi.  Tutti gli anni migliaia di maliensi, nigeriani e camerunensi sono espulsi dai militari verso il deserto, verso la morte, senza che i  governi africani protestino o alzino un dito. L’annuncio della presenza di subsahariani nelle milizie pro-Gheddafi, di fatto annulla la presenza di diverse altre nazionalità (europei dell’est, africani, asiatici), negli squadroni  pagati a pesi d’oro. In questi giorni di fuoco sono stati massacrati a centinaia per il solo fatto di essere neri e quindi assimilati agli squadristi. I cadaveri dei subsahariani sono stati esibiti dalla folla in collera in piazza a  Bengasi, risvegliando vecchi orrori in una terra dove gli africani sono sempre stati vittime di un razzismo primario.  Giovani dalla pelle scura che sognavano semplicemente una vita migliore, decente, diversa dalle loro origini, che per la  follia di un uomo, servito e riverito dall’Occidente, sino all’altro ieri, da tutti i capi di Stato del mondo, si sono trovati ad essere vittime e prede di  un popolo inferocito in cerca di colpevoli.  Ma perchè ridurre tutti i subsahariani presenti in Libia a dei mercenari? E nessuno si prende in carico questa silenziosa tragedia. I potenti media che evocano oggi questi soldati sanguinari arrivati dalla Nigeria, dal Tchad, ma anche dall’Europa dell’Est, dimenticano che le loro prime vittime sono di fatto gli africani in generale. E’ dalla  Sierra Leone, dalla  Liberia, dal  Centro Africa, dalla RDG e dalla Costa d’Avorio, che questi uomini dell’ombra  sono partiti fuggendo dalla miseria e dall’oppressione. Oggi, nella polveriera libica, qualcosa come 100.000 subsahariani mai regolarizzati, che vivevano  dei frutti del loro lavoro nei cantieri dell’occidente, sono stati esclusi dai ponti aerei approntati dalle grandi potenze per evacuare i loro connazionali. Loro non sono dei mercenari, ma sono visti come tali dalla popolazione che vede tutti i neri come nemici, uomini che uccidonoal soldo di Gheddafi. Obbligati a nascondersi per non essere uccisi, molti africani sono dimenticati dai loro Stati (che non si assumono nessuna responsabilità), dalle organizzazioni regionali e dall’Unione Africana. Solo il Senegal, la Nigeria e il Rwanda hanno inviato in questi giorni degli aerei per rimpatriare i loro connazionali. L’Unione Africana non ha ancora condannato le derive genocide di Gheddafi  ( il loro migliore fornitore di armi) senza rendersi conto che avrebbe solo  dei  vantaggi  ad uscire da questo silenzio/impasse che è un urlo straziante di tutte le vittime di questa pazzia genocida libica.

 

 

 

 

 

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Una risposta a “Libia: la caccia ai subsahariani continua…

  1. Secoli di oppressione, sfruttamento, schiavismo, colonialismo, violenza economica e culturale …
    Siamo solo all’inizio del cambiamento (sempre che sia autentico) e non basterà certo una vita intera per vederne il compimento. Ne riparleranno i nostri pro-nitpoti quando leggeranno, con sdegno o forse con asettico distacco, dello scempio (perchè di scempio si tratta) perpretrato dai loro avi in Africa e delle conseguenze che ciò ha provocato.
    Manca solo, ancora, l’intervento degli USA che passano ad asfaltare tutto con il silenzio assordante dell’ONU (un organismo finto e inutile, pronto solo a emettere risoluzioni senza pretendere che siano poi rispettate) … e siamo a posto.
    Tanto, a noi basta vivere giorno per giorno al calduccio no ?

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