Il popolo Dogon: tra mistero e leggende.

dogonI territori Dogon si estendono oltre 30.000 kmq e sono situati nella parte orientale del Mali, a sud-ovest della bocca del Niger e lambiscono il Burkina Faso. Occupano un sito spettacolare : un plateaux di grès primordiale che si innalza oltre i 3.000 mt, eroso dal vento, a strapiombo sulla piana di Gondo-Séno, su di una falesia ocra lunga oltre 260 km chiamata la falesia di Bandiagara (Patrimonio dell’UNESCO dal 1989). Questa natura ostile ospita oggi più di 500.000 Dogon che vivono essenzialmente di agricoltura. La storia del popolo Dogon è costellata di miti e leggende che hanno attratto numerosi archeologi e ricercatori storici da tutto il mondo. Attraverso i secoli, delle popolazioni di orizzonti diversi si sono succedute e hanno condiviso questi spettacolari e bruschi territori. Oggi rimane una diversità etnica, culturale e linguistica stupefacente. Recentemente alcuni studi hanno rivelato che differenti popolazioni si installarono e si incrociarono in questa regione, in diverse epoche e in tre ondate di popolamento. La prima ondata rimonta al II°-III° secolo A.C., scoperta fatta da alcuni ricercatori olandesi, che hanno ritrovato le tracce in trenta grotte nel regione del Sangha, nel 1964. Scoprirono una quarantina di granai e battezzarono questa civiltà Toloy (nome del luogo dove avvenne la scoperta). La seconda popolazione apparve molto tempo dopo, verso il XI-XII° secolo e si chiamava Tellem. La parola Tellem è un termine utilizzato dai Dogon per designare una popolazione che gli aveva preceduti e significa “quelli che erano prima“. I Tellem sono un popolo che ha conservato numerosi misteri. Le costruzioni troglodite che punteggiano la falesia di Bandiagara servi’ ai Tellem in primis come granai e poi come cimiteri ma anche come rifugi in caso d’assalto da parte di gruppi ostili. Di questa popolazione sono stati ritrovati numerose suppellettili e oggetti tra i più antichi e conosciuti di tutta l’Africa subsahariana (tessuti, perle, ceramiche). Ben conservati, grazie all’atmosfera secca delle grotte, rappresentano un popolo di agricoltori e di cacciatori dalla civiltà evoluta. L’estinzione dei Tellem intorno al XVI° secolo resta un enigma. Alcuni ricercatori affermano che furono cacciati dai Dogon e migrarono verso il sud-est e verso lo Yatênga (Burkina Faso) dove si incrociarono con i Kurumba. Le tradizioni orali Dogon lasciano supporre che una parte dei Tellem non fuggirono da questi territori ma si amalgamarono ai nuovi occupanti ; una versione contraddetta da alcuni studi antropometrici che suggeriscono invece che i Tellem non sono simili a nessuna popolazione conosciuta nell’Africa occidentale. Infine, i Dogon, rappresentano la terza ondata di popolazione e la data del loro arrivo e insediamento nei territori e ancora oggi contestata. L’antropologo francese Marcel Griaule (famoso per i suoi studi sui Dogon) data al 1931 l’arrivo di questo popolo nella falesia, data confermata dopo numerose analisi sui reperti ritrovati nelle grotte L’origine dei Dogon sembra oggi multipla. Il principale gruppo arrivava da Mandé (regione del sud-ovest di Bamako), principalmente da un villaggio chiamato Dogoro, nella regione dei monti Koroula, villaggio che probabilmente è all’origine del nome Dogon. Cacciati dall’Islam al quale si rifiutarono di convertirsi (sono animisti, credenza che stabilisce che ogni cosa possiede un anima), questi uomini guadagnarono la falesia dal sud-est, altri arrivarono dal sud, nell’attuale Burkina Faso e altri ancora da Sonikés,nei dintorni di Tombouctou, al di là del Niger. I Dogon costituiscono quindi un mosaico unico di popoli arrivati in epoche diverse. Il termine Dogon apparve verso gli anni trenta, nei testi di Marcel Griaule. Da questo mosaico si rileva una profonda unità. Al di là delle loro origini, le differenti componenti della cultura Dogon sembrano condividere la stessa visione dell’universo e dei suoi comandamenti. I miti cosmogonici  Dogon (scienza o sistema della formazione dell’universo) sono complessi. Oggi, i miti Dogon della Creazione del mondo e comune a diversi popoli del Mali ma anche popoli del Senegal, del Niger, della Costa d’Avorio, del Ghana o del Togo. Sembra quasi che lontano dall’ aver vissuto nell’isolamento della loro falesia, i Dogon avessero condiviso la loro storia dell’universo con altri popoli, cosa che spiegherebbe oggi la loro permanenza attraverso i secoli. Popolo affascinante, con rituali antichi, ancestrali, che si ripetono da secoli immutati. Per i Dogon l’Universo fu creato da Amma, il Verbo di Dio, che genero’ due gemelli : Nommo, il Dio dell’acqua, maestro di vita e  la Volpe Pallida, incarnazione della rivolta, dell’incesto e del disordine, ma anche della emancipazione individuale fuori dalle norme sociali. mali2Questi due principi complementari e le relative opposizioni (vita/morte, giorno/notte, uomo/donna, aridità/umidità) si ritrovano nelle loro maschere che sono lo specchio di questi principi : ogni maschera determina una funziona sociale. I guerrieri che lanciano le loro frecce verso il cielo o brandiscono i loro fucili prendendo parte alle gesta degli spiriti (geni) sono simbologie regolate come un orologio, destinate a facilitare l’ingresso dei defunti nell’universo degli ancestri, alle volte paralle e complementari a quelle degli esseri viventi. Il culto dei morti è un elemento essenziale della religione Dogon. Durante le cerimonie funebri, e nel momento del lutto, le maschere scolpite dai danzatori iniziano a vivere, trasmettendo di generazione in generazione i miti essenziali. Per tutti quelli che hanno la fortuna di assistervi, queste danze costituiscono uno superbo spettacolo, ma al di là dell’aspetto folk, è un avvenimento che stordisce perchè tocca l’essenza stessa di un popolo. La più grande cerimonia Dogon è il Sigui. Maschere alte più di sette metri che danzano, il corpo stesso animato dalla respirazione come il primo soffio della Creazione. Per poter ammirare questa spettacolare e spirituale tradizione bisogna armarsi di pazienza perchè si svolge ogni 60 anni e l’ultima si è svolta nel 1974. Popolo fiero i Dogon, che lavora le sue minuscole particelle di terra strappate alla falesia ma anche un popolo che veglia sulle sue tradizioni, sapendo che rappresentano il loro tesoro più prezioso. I Dogon non capiscono perchè i loro villagi sono diventati dei musei viventi e che la loro civilizzazione suscita negli occidentali un attrazione primordiale; non capiscono ma sono tolleranti, benevoli e fieri di spiegare al mondo le loro radici, la loro affascinante civiltà e le loro tradizioni.

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