Un viaggio sconfinato.

MAU4Partire dal Marocco e avventurarsi in Mauritania, proseguendo per il Mali e purtroppo ritornare, non è impresa facile. Leggo oggi sul sito della Ambasciata francese che è fortemente sconsigliato avventurarsi via terra in Mauritania. In poche settimane due ostaggi sono stati freddati sul colpo e di altri quattro non si sa nulla. Ripercorrendo il mio percorso tracciandolo sulla cartina dell’Ambasciata ho realizzato che sono entrato in pieno nella zona rossa, quella verso il confine con il Mali. Quel disagio che ho percepito in tutta la transmauritanienne si è rivelato giustificato. Una terra splendida la Mauritania, davvero.  Tre milioni e mezzo di abitanti in un territorio che è il doppio dell’Italia.  Solitudini e silenzi. Avrei voluto partire per l’oasi di Chinguetti (Patrimonio Mondiale UNESCO), nell’Adrar,  ma il tempo non era sufficiente per farlo e ho rinunciato. La Mauritania offre tra i più spettacolari paesaggi di tutta l’Africa. L’Adrar è un susseguirsi di dune sabbiose, oasi verdi e il monolito più grande dell’emisfero boreale. Sulla costa si trova lo spettacolare Parco Nazionale du Banc d’Arguin, anch’esso nella lista dei Patrimoni UNESCO, luogo simbolo per il birdwatching. In questa terra il deserto è il vero protagonista assoluto. Paesaggi che ti annegano gli occhi di Bellezza, quella vera, allo stato puro. Frammenti di vita, atmosfere irreali, villaggi spettacolari nella loro decadenza, un orgia di sensazioni. Le dune maestose che incontrano la lingua d’asfalto, dromedari selvaggi, qualche iena in corsa sfrenata, lo squallore di vite annullate, polizia ovunque. Non consiglio la Mauritania ai novizi ma a chi ha già assaporato particelle d’Africa vera, non quella dei depliants turistici all inclusive. Nouakchott, la capitale,  stupisce per il numero di capre che pascolano libere per le strade, senza padroni, anarchiche, pronte ad infilarsi ovunque. Ho scoperto poi il perchè: sono i netturbini delle città e dei villaggi. In questi luoghi tutti gettano l’immondizia dove capita, davanti a casa, negli angoli della strade, ovunque. Rifiuti che non sono chiusi in sacchetti ma gettati cosi’ come si trovano, bottiglie con scarti dei cibi, carta, materiale di ogni tipo. E le capre, diligentemente, mangiano quasi tutto, dalla plastica al cartone, passando per gli scarti di cibarie. Raccolta dei rifiuti iperecologica. Quando si esce dalla capitale ti assale un senso di controllo, di “sentirsi osservati“, senza incrociare anima viva. Solo km e km di deserto, un assaggio di bush, dromedari e nomadi. I villaggi sono agglomerati di case e tende con basi di cemento (il nomadismo è nel DNA), a volte un pozzo dove esiste l’acqua, bidoni d’acqua dove l’acqua è introvabile. Nelle tende, aperte sui due lati per far circolare l’aria, ci si siede, si mangia, si discute e si dorme. MAU7Appese nella parte centrale pezzi di carne di montone o cammello che, senza spostarsi, vengono cucinate sulle braci posizionate ai lati della tenda. E’ un ingranaggio collaudato, non si sprecano energie che nelle giornate torride sono preziose.  A volte la sottile striscia d’asfalto diventa invisibile, il deserto avanza e copre ogni cosa, ti spiazza, rende le cose vanescenti e senza un moto continuo. I tramonti abbagliano, girandole di luci e di pensieri, intimi e coinvolgenti. La luce calda della sera avvolge ogni cosa, e tutto diventa ancor più bello, poetico. Ma quell’ansia di controllo ti segue ovunque, come un macigno sul torace, come un peso sulla nuca. La polizia, a volto coperto con spessi occhiali scuri, mitra alla mano, aggiunge peso al controllo. Documenti, fiches, informazioni, domande, risposte, chiarimenti, richieste di denaro e di regali. Un rosario di parole dette e ripetute all’infinito, sino al prossimo posto di blocco. Ma una natura cosi’  spettacolare a volte riesce a farti dimenticare certe brutture, certi squallori. I primi monumentali baobab e gli accenni di una savana li incontri verso il confine con il Mali, assapori un gusto d’Africa che non trovi in Marocco. Pensi che dietro a quell’albero, nascosto tra la bassa vegetazione, potrebbe uscire un leone, un ghepardo o un antilope, e non sarebbe fuori posto. Simbolo di questo paese la Draa (tunica azzurra o bianca che tutti gli uomini indossano), esibita con orgoglio e una punta di civetteria; in una piccola città, Néma, ho visto un ragazzo che lavava e  poi stirava centinaia di questi capi (non si lavano in casa, non c’è acqua) usando semplicemente un antico ferro a brace, vaporizzando sul tessuto sorsate d’acqua direttamente dalla bocca.  mauritaniePurtroppo la mutilazione genitale femminile e l’alimentazione forzata delle giovani spose è pratica comune ancora oggi nelle comunità rurali. In Mauritania vivono in stato di schiavitù circa 100.000 persone, arcaica e delinquenziale pratica che ancora oggi è diffusa sul territorio. Il colore della pelle è un importante fattore discriminante, dividendo la popolazione in Bidan e Haratin, mauri bianchi e neri, e sul gradino più basso si trovano gli schiavi e gli ex-schiavi neri.

MAUA

7 risposte a “Un viaggio sconfinato.

  1. Ho letto con interesse il tuo articolo, purtroppo ho l’impressione che i popoli islamici comincino ad agitarsi, speriamo che tutto si risolva, in Marocco per il momento come ti sembra? noi purtroppo per qualche tempo non possiamo fare progetti,ma se le cose vanno bene ci piacerebbe ritornare, ma ho paura che queste agitazioni si stiano spargendo a macchia d’olio. Ti saluto Paolo e seguita a farci sognare. Fiorenza

  2. Credo cara Fiore che il Marocco non abbia nulla a che vedere con quello che sta succedendo in Tunisa, Algeria e Egitto. Sai meglio di me che i marocchini hanno una sorta di adorazione per il loro re, capo induscusso dei credenti e ledear consolidato, e soltanto una minima parte di islamici(barbuti come si chiamano qui) lo contestano, ma sono tenuti a bada. No, sono quasi sicuro che qui le cose andranno in modo totalmente diverso…ad oggi poi nessuna avvisaglia è in atto..

  3. condivido le tue impressioni sulla Mauritania. Da anni frequento Chinguetti , sono riuscita a creare un buon rapporto con alcuni abitantii, soprattutto donne, ma hai la sensazione che si aspettino sempre qualcosa da te. Noi siamo i privilegiati, quelli del dono…..
    mentre la natura ti assorbe, muove emozioni forti, i silenzi, i movimenti lenti ed eleganti delle donne con i loro voile colorati , i ragazzi all’alba con i vassoi di pane sul capo, …. e finalmente, perduta in questo immenso mare di sabbia , ritrovi te stessa.
    E’ forse questo il mal d’africa?

  4. Ciao Laura, grazie per il tuo contributo….è mal d’Africa..stanne certa….sarebbe bello se scrivessi su Chinguetti…le tue impressioni, quello che conosci e che provi quando sei li’….lo pubblicherei volentieri…..Felice giornata…..

  5. …tornati ieri dopo 5 mesi di africa.marocco,mali e mauritania.purtroppo nn siamo potuti entrare in senegal causa carnet de passage….tornare in italia è un colpo al cuore!IL MAL D AFRICA ESISTE DAVVERO!….provi malessere sia per le bellezze che lasci sia per la povertà che lasci….ti innamori così tanto di questa terra che soffri nel vederla abusata e calpestata….A BAMAKO I GOVERNANTI VENDONO LA SPAZZATURA AI CONTADINI DICENDO LORO DI BRUCIARLA NEI CAMPI PER FERTILIZZARE….PLASTICA,BATTERIE ELETTRICHE E D AUTO VENGONO BRUCIATE CONTINUAMENTE NEI CAMPI COLTIVATI NELLA ZONA DI BAMAKO….per quanto noi ci siamo sforzati di spiegare ad alcuni contadini il pericolo che corrono loro e i loro figli nn siamo stati in grado di convincerli.loro obbediscono ai governatori.non sono in grado di protestare.tra religione,ignoranza,matrimoni combinati tra parenti con i risultati che tutti conosciamo i ricchi tengono ben ben a bada la popolazione più povera.

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