Il Deserto è Poesia.

Cosa ci dice il deserto ? Cosa significa ? Cosa suggerisce ?  “Il Deserto è un Essere Poetico”. Ecco, per iniziare il discorso, una verità ontologica da sostenere perchè non induce in errori e tentazioni. Non potremmo discorrere e argomentare sul deserto senza pensare in primis alla nozione di “vuoto“. In effetti, il primo sentimento che si impadronisce di noi quando si evoca il deserto, è il sentimento di  “vuoto“. Immaginiamo lo spazio. Immaginiamo la sua immensità. Immaginiamo anche la sua vacuità e la sua durata. Nell’inconscio collettivo universale, il deserto è sempre un luogo di perdita, di erranza. Senza dubbi esso è la metafora della solitudine e dell’isolamento. A volte, il deserto , anche se visibilmente vuoto, è uno spazio popolato. Popolato da segreti e da metafore che definiscono l’Essere enigmatico che è il semplice spazio esposto ai nostri occhi. Fenomenologicamente parlando, per comprendere il deserto, bisogna vivere l’esperienza del deserto. Bisogna entrare in empatia con lui alfine di dedurre il senso e il significato. Tutti i significati e tutte le conoscenze sono esperienza. Un esperienza esterna emanata liberamente da un Altro (essere o no) su noi stessi. In questa prospettiva, il deserto, oggetto di riflessione, è considerato come un libro, un testo da scoprire, da sedurre per guadagnarsi la sua confidenza, la sua intimità e la sua fede. Bisogna vedere un “ viso“, l’inizio primo della filosofia (Emmanuel Lévinas – Tra noi – Grasset e Fasquelle, 1991). Infatti, il deserto si espone allo sguardo come fosse un viso, la prova dell’infinito. Questo viso interpella l’Essere che è in lui, ricordando a volte la sua identità fondamentale, la sua nudità iniziale e la sua profondità abissale. Nell’immensità del deserto, l’Essere riscopre la sua piccolezza e la sua modestia ; nella sua imperturbabilità scopre la sua purezza e la sua verginità. Il deserto permette all’Essere di poetizzare la sua solitudine, di creare una gioia estetica che gioca con il desiderio di eternità. Tutto passa come se la vacuità desertica esistesse per bisogno, senza la quale tutte le possibilità di conoscersi sono nulle e non avvenute. Il deserto è dunque un esperienza attraverso la quale l’Essere è invitato ad arredare il vuoto, a riempirlo. Come un isola deserta, il deserto è una separazione, una distanza. Forza la creazione del dubbio e fabbrica l’avvenire (Gilles Deleuze L’isola deserta – Minuit, 2002). In questo senso, il deserto acquista la funzione di un origine perduta, di una natura rifiutata. Se riconciliarsi con il deserto come metafora d’erranza e di quiete di se, questo si riconcilia con l’essenza stessa dell’essere umano. Il deserto ha una doppia funzione : dedalo e giardino.E’ dedalo se si accontenta di guardare da lontano senza penetrare, ed  è giardino se si crede all’ispirazione come dono naturale che inizia e orienta l’Uomo nella sua crociera esistenziale. È un giardino poetico che rappacifica l’Uomo con la sua natura di Essere Natura. Si apprenderà a venerare l’arte della meditazione come esercizio spiritualmente confortante. Il deserto è un dehors, un luogo che stipula la nostalgia dell’essere “con “. Criptogramma, il suo linguaggio è segreto, sibillino, riservato agli alchimisti che credono nella sua logica, che si lasciano guidare dalla loro intuzione. Il linguaggio del deserto è selvaggio, puro e intatto. E’ trascendentale, ermeticamente poetico e saggiamente filosofico. Il dominio del deserto è il “c’é “, la presenza senza l’assenza. Il rapporto dell’Uomo e dell’Essere del deserto fonde la sua complicità di questa amicizia fondamentale sull’entità di questo desiderio metafisico dell’altro   (Emmanuel Lévinas – Le livre de poche, 2008). Il desiderio del deserto è desiderio di inizio, di debutto, di primi vagiti della conoscenza umana.  L’esperienza del deserto è stupefacente, sconvolgente, fortuna fisicamente incomprensibile e dolore metafisico intelliggibile. Il suo mistero dimora nella sua capacità di stupire. La sua lucidità, risiede nella sua facoltà di meravigliare. Miguel de Cervantès invia Don Chisciotte alla scoperta di un mondo nuovo e oscuro, dissimulato dietro le tende del mondo antico. Aveva per missione quella di strappare la tenda della reinterpretazione  (Milan Kundera – La tenda – Gallimard, 2005). Il deserto è per eccellenza l’esperienza di una reinterpretazione del mondo. L’Essere che intraprende l’esperienza del deserto, non tornerà senza aver appreso l’esperienza della propria libertà. Poeticamente  parlando, l’esperienza del deserto è esperienza di  Libertà. Vuotare il deserto di queste dimensioni mistiche e mitiche sarà ridurre l’essere ad uno sguardo meccanico e tecnico che uccide il senso poetico della vita naturale. Poeticamente e filosoficamente  parlando, Gilles Deleuze pone questa affermazione a proposito dell’isola deserta : ” Si tratta di ritrovare la via mitologica ” del deserto, dell’Altro che abita le nostre nostalgie di esseri infiniti. Il deserto è Poesia, nello stato più puro e libero che possa esistere.

Credit : Grazie a Atmane Bissani, che mi fa pensare….

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