Sulla religione nel Maghreb, alcune considerazioni.

Un giovane algerino è stato condannato a due anni di prigione, senza condizionale, e a 1.000 euro di multa per non aver rispettato il digiuno del Ramadan, nel mese di agosto trascorso, notizia confermata dal quotidiano “El Watan” di questi giorni. E’ molto difficile anticipare le decisioni della giustizia algerina considerato che qualche tempo fa erano stati rilasciati due operai arrestati per lo stesso “reato”. Bouchouta Fares, 27 anni, è stato condannato per “attentato ai precetti dell’Islam” . Il ragazzo faceva parte di un gruppo di non-digiunanti sorpresi dalla polizia mentre mangiavano in piena giornata di Ramadan, nel mese di agosto, nella località di Ain-el-Beida. A inizio ottobre il tribunale di Aïn-el-Hammam (situato a 100 Km a sud-est di Algeri) aveva invece deciso di rilasciare Hocine Hocini e Salem Fellak, i due operai arrestati il 13 agosto dopo aver rotto il digiuno sul loro luogo di lavoro, e nulla sono valse le rimostranze dei due che dichiararono di essere cristiani.  Un altro processo contro nove musulmani non-digiunanti è previsto per l’8 novembre nella regione di Akbou, nella piccola Kabylia. Fiammate di violenza in Nigeria, espulsioni settimanali in Marocco, fucilate in Egitto, esodo in Irak…I conflitti interreligiosi e le persecuzioni contro le minorità cristiane si moltiplicano nei paesi musulmani e sta diventando un fenomeno planetario. Allah, Dio. La parola è stata scritta dai cristiani per parlare al loro Dio ma secondo l’Alta Corte della Malesia la sua utilizzazione da parte di un non -musulmano è da considerarsi blasfemia quindi da condannare penalmente. In Egitto gli scontri tra i copti e i musulmani sono all’ordine del giorno. Idem in Pakistan, in Indonesia o in Somalia e meno ancora in Irak dove la persecuzione contro i cristiani dall’inizio della Guerra nel 2003 ha provocato centinaia di miglia di sfollati e oltre 2.000 morti. Se aggiungiamo a queste litanie il confronto violento in corso a Jos, nello Stato del Plateau, in Nigeria, sarà semplice concludere che l’affronto planetario tra musulmani e cristiani è evidente e merita attenzione. Le autorità cattoliche non esitano a suonare il campanello d’allarme denunciando le discriminazioni di cui sono vittime i loro fedeli, nei luoghi dove sono delle minoranze, e in particolare nella terra dell’Islam. Un grido comprensibile, numericamente i musulmani sono quasi al sorpasso dei cristiani nel mondo, malgrado gli sforzi degli evangelisti per convertire a più non posso.  Certi conflitti tra le comunità religiose avvengono appunto a causa del proselitismo, come pure le recenti esplusioni in Marocco che sono punite dalle legge. A volte l’eliminazione o la loro oppressione è orchestrata direttamente dai poteri in carica (Arabia Saudita, Somalia). Ma la pressione cruenta che tocca i cristiani laddove i musulmani sono maggioritari si spiega sovente con altre questioni. Povertà, divisione ineguale delle ricchezze,guerre, governi poco o per nulla democratici, lassismo delle autorità che cercano di non chiamare in causa i musulmani : le cause delle persecuzioni sono più politiche o economiche che teologiche. Ragione in più per non tollerare e per ricordare che, viceversa,  in alcuni luoghi la comunità cristiana vive bene, come nell’Africa subsahsariana, in Burkina Faso, nel Senegal, in Tanzania o nel Mali. I numeri dei cristiani nel Maghreb parla chiaro: 100.000 sono presenti in Algeria, 190.000 in Marocco e 50.000 in Tunisia, in  maggioranza pero’ sono occidentali residenti. La costituzione di questi tre paesi dove l’Islam è la religione di Stato, garantisce la libertà di pensiero e di culto (nei testi ma non nei fatti). Le chiese non sono assenti dal paesaggio anche se il numero dei fedeli decresce e le restrizioni imposte dai governi fermano la riabilitazione o la costruzione di nuove chiese. Eccezionale il caso per la riapertura della chiesa di San Giuseppe a Djerba, in Tunisia, nel marzo 2005, dovuta al  fatto che erano presenti un  numero impressionante di turisti europei, che allora soggiornavano sull’isola. In questi tre paesi, la conversione dei musulmani, rara, non è per legge proibita. Ma in realtà la legge islamica mantiene i cristiani nell’inferiorità. Le donne musulmane non possono sposare un non-musulmano (a meno che lo sposo non si converta all’Islam) e una cristiana sposata ad un musulmano non avrà il diritto all’eredità o all’affidamento dei figli in caso di decesso del congiunto o in caso di divorzio. La disposizione che condanna il proselitismo non musulmano costituisce la faccia più ambigua delle discriminazioni verso i cristiani. In Marocco, ad esempio, l’articolo 220 del codice penale indica che “chiunque usando dei mezzi di seduzione per estirpare la fede di un musulmano o di convertirlo ad un altra religione, sarà punito con il carcere sino a tre anni e ad una ammenda da 100 a 500 dh (50 euro) “. In questo contesto la chiesa cattolica sprona la discrezione e l’arcivescovo di Rabat, Mons . Vincent Landel, dichiara che “è meglio non infrangere la legge“. Con tutto questo c’è da sottolineare pero che gli evangelisti nel Maghreb sono forti e attivi. In Marocco, nel 2005, sono riusciti a convertire oltre 2.000 persone. In Algeria, più precisamente a Tizi-Ouzou, è la branca pentecostista quella più  presente . Le loro attività sono rivolte alla solidarietà con la popolazione musulmana e le autorità algerine, nel 2008, hanno di fatto chiuso oltre tredici luoghi del culto cattolico-protestante nella regione. In Marocco decine di cristiani evangelisti che lavoravano in un orfanotrofio ad Aïn Leuh, sono stati accompagnati alla frontiera per “tentativo di propagazione del credo evangelista“. Per le autorità le espulsioni sono un segnale positivo agli islamisti più ortodossi che con questi atti possono verificare la posizione dello Stato in  materia religiosa, che deve sempre essere rigida e nerboruta contro gli attacchi delle altre fedi monoteiste.

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