Gli Amazigh, Uomini Liberi.

Gli Amazigh (Berberi) sono un popolo autoctono dell’Africa del nord, dispongono di una lingua (in realtà sono tre le lingue parlate qui in Marocco, in base al loro territorio), di una cultura e di una storia propria. Amazigh è il nome che li autodefinisce e  significa “Uomini Liberi“. La parola berbero proviene dal latino “barbarus utilizzato dai romani per designare le popolazioni che non parlavano la loro lingua, stranieri. Gli arabi la ripresero e la trasformarono in barbar prima che i francesi la traducessero in berbero. Gli Amazigh costituiscono uno dei popoli più antichi dell’umanità. La loro presenza in Tamazgha (Africa del nord) risale a più di 12.000 anni. E’ stato il primo popolo che si stabili’ nelle ricche e floride zone del Maghreb e nel corso dei secoli ha affrontato innumerevoli invasioni. I primi furono i Fenici, poi i Romani,in seguito i Vandali, i Bizantini, gli Arabi, gli Spagnoli, gli Italiani, gli Ottomani e i Francesi, che si alternarono sino al XX° secolo. I periodi di occupazione furono tutti lunghi : dai 5 secoli per i romani a 130 anni per i francesi. Il solo popolo che riusci’ d inserirsi tra i berberi senza violenza è stato quello ebraico, arrivato sulle coste del nord Africa con i fenici, dieci secoli prima dell’era cristiana. Sul piano delle credenze religiose, gli Amazigh hanno conosciuto l’animismo, il paganesimo, il giudaismo, il cristianesimo e infine l’islam. Ma quale sia stata la religione praticata in forma dogmatica è sempre stata amalgamata ai valori della libertà, della tolleranza e della non-violenza, che caratterizza questo nobile popolo antico. Il Tamazigh, la lingua amazigh esiste dall’antichità. Dispone di un sistema di scrittura originale, il Tifinagh, utilizzato e preseervato sino ai nostri giorni. Da qualche decennio tutti i gruppi amazigh si sono riappropriati di questa scrittura ancestrale e attualmente la lingua amazigh è parlata da circa 30 milioni di persone localizzate in Africa del Nord, (dall’oasi di Siwa in Egitto al Marocco, passando per la Libia, la Tunisia, l’Algeria, il Niger, il Mali e la Mauritania). In origine questo popolo occupava un immenso territorio che partiva dall’Egitto sino alle isole Canarie (dove ancora oggi molti parlano l’Amazigh), sino alle rive del Meditteraneo e agli affluenti del Niger. Nel corso dei secoli lo spazio berberofono venne inesorabilmente ristretto dalle imposizioni volute dalle lingue degli invasori. L’arabizzazione dell’Africa del nord, nel VII° secolo, diede il colpo quasi mortale a questa splendida civilità, ma gli Amazigh restano fermamente radicati alla loro identità ancestrale.La metà degli Amazigh sono del Marocco (all’incirca la metà della popolazione marocchina è di origini berbere), in Algeria un terzo, il 20% si trova in Tunisia, in Libia, a Siwa (Egitto), alle Canarie e il rimanente tra le popolazioni Touareg (Niger, Mali, Mauritania). Rapportati alla popolazione dello Stato circa il 60% parla l’amazigh in Marocco e circa il 30% in Algeria.

Nella regione di Imilchil, si trova il feudo degli Aît Hdidou, stabilitisi su queste montagne verso il XVII° secolo, berberi di origine sahariane, pastori e agricoltori. Un poco più a sud, la dove inizia il Sahara, la tribù cugina degli Aît Merghad, che si riunisce attorno ad antichi Ksar di Guellemin , nella palmeraie, allevando bestiame. Questa regione del Marocco, dove David Lean giro’ Lawrence d’Arabia, fu l’ultima a essere sottomessa ai francesi, dopo la sanguinosa battaglia di Boughafer, nel 1933, quasi venti anni dopo la proclamazione del Protettorato francese. E’ una regione dura, fatta  di montagne ocra e aride, con dei fiumi che si gettano dentro a delle gole strette e colano poi verso il fondo valle, tra oleandri e palme, scavando canyon profondi, con dei douar (villaggi) che hanno il colore della terra, e delle kasbah in pietra a secco che si stagliano verso il cielo. Con la regione del Sousse, a sud di Marrakech e del Rif al nord, l’Atlas è una delle tre regioni berberofone del reame. Sono migliaia di anni che gli Amazigh popolano queste montagne e i loro contrafforti sahariani. Furono i primi abitanti del Marocco. I Fenici, nel XII° secolo A.C., e i Cartaginesi, nel V° secolo A.C., insegnarono a queste genti l’uso del ferro, la cultura delle vigne e degli olivi. Sotto la dominazione romana, gli Amazigh donarono due papi alla cristianità, Vittorio I nel 189 e Militiade nel 311, prima della grande invasione araba nel VII° secolo, perpetrata dagli Idrissidi, originari della penisola araba. L’incontro degli Amazigh e l’Islam segno’ il debutto della storia del Marocco cosi’ come è oggi, cosi’ come era, fino a poco tempo fa, insegnata nelle scuole del paese. Tutto quello che era stato prima, al tempo degli uomini liberi, quindi non musulmano, non esisteva sui libri di insegnamento scolastico. Oggi le saghe dei grandi imperi amazigh (arabizzati) vivono nelle pagine dei libri : gli Almoravidi arrivati dal Sahara nel XI° secolo e che fondarono Marrakech prima di conquistare l’Andalusia ; gli Almohadi, originari dell’Alto Atlas che si imposero in tutta l’Africa del nord, i Merinidi, arabizzati molto tardi, che per governare si appoggiarono all’elite andalusa. E’ in quell’epoca solamente, verso il XIII° secolo, che la lingua araba si impose nella cerchia del potere e si espanse nelle piane e in quasi tutte le città del Marocco. Le montagne no, quelle restarono berberofone e per lungo tempo gli Amazigh non si sottomisero al Sultano. Una carta politica del Marocco d’origine francese datata 1900 attesta tutto questo: il paese era diviso in tre zone; il Makhzen, terriorio controllato dal Sultano, le regioni semi-indipendenti e le zone dissidenti. In realtà queste due ultime zone erano regioni berbere che non accettavano di sottostare al Protettorato. Oggi per gli Amazigh inizia la stagione dei riscatti, in primis da parte dello Stato e nella figura del Re Mohammed VI, anche lui di origini berbere. La lingua amazigh è insegnata negli istituti scolastici per almeno tre ore alla settimana, primo segnale di un reale avvicinamento ad una cultura straordinaria e radicata profondamente, che tutti o quasi tutti riconoscono come la cultura ancestrale del Marocco. Un patrimonio che è di tutti noi, che è parte delle nostre origini, cerchiamo insieme di non calpestarlo, di non invaderlo nuovamente, snaturalizzandolo, creando un prodotto turistico ad uso e consumo dei tours operators che vedono in questo popolo un nuovo bussiness, da vendere come una primizia primitiva e rara. Non se lo meritano, sono la Storia, sono Amazigh, Uomini Liberi.

 

2 risposte a “Gli Amazigh, Uomini Liberi.

  1. Paolo per piacere toglimi una curiosita’ ma si scrive: Marrakech o Marrakesh, perche’ stavo guardando il libro Ultimo té a Marrakesh e volevo sapere come si scrive correttamente…libro che tu sicuramente conoscerai…perche’ so che Marrakech da il nome allo stato: Marocco..ma i dubbi sono sempre tanti… grazie e dolce notte…fra i colori del tuo bellissimo blog…che leggo sempre a lume di candela..

  2. MARRAKECH…sono gli anglofoni che scrivono Marrakesh…..pronuncia in arabo Marrak’che
    Grazie come sempre peri complimenti…e bella l’atmosfera che descrivi…a lume di candela…
    Felice notte…..

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