La Grande Muraglia Verde

Undici paesi dell’Africa dell’ovest e del Sahel hanno deciso di intraprendere un progetto faraonico per cercare di frenare l’avanzata del deserto attraverso la “Grande Muraglia Verde”, una operazione di rinboschimento su una fascia di 15 km di larghezza e un estensione di 7600 km che attraverserà il continente africano da est a ovest. L’idea di un muro d’acacia e baobab per fermare la desertificazione è stata lanciata per la prima volta durante la 7a Conferenza dei capi di Stato della comunità sahelo-sahariana (CEN SAD) nel 2005. Riprendendo l’idea di questa barriera vegetale, il presidente senegalese Abdoulaye Wade ha rilanciato la proposta durante il Summit dei governi dell’Unione Africana.  “La velocità con cui la desertificazione avanza ci obbliga a riunire gli sforzi e i mezzi in una sinergia d’azione. Non abbiamo più il diritto di guardare, impotenti, la distruzione dell’Africa”,  ha dichiarato ricevendo molti applausi dalla platea di governatori presenti al Summit. L’appello non ha lasciato indifferenti nessun paese e undici di questi hanno deciso di intraprendere questo progetto faraonico, che Wade ha ribattezzato “La Grande Muraglia Verde“. Questa grande muraglia verde africana attraverserà il continente da est a ovest (da Dakar a Djibouti) passando per undici paesi : Burkina Faso, Djibouti, Eritrea, Etiopia, Mali, Mauritania, Niger, Nigeria, Senegal, Soudan e Tchad. Davanti all’avanzata del deserto che ogni anno inesorabile distrugge migliaia di ettari di queste zone sub-sahariane, minacciando seriamente la sicurezza alimentare e l’equilibrio demografico in vaste aree, i capi di Stato e dei Governi di questi undici paesi hanno deciso di passare all’azione e federare i loro sforzi per questo progetto che passerà allo storia come uno dei progetti più importanti del Millennio in Africa. Dopo la riunione del giugno scorso a N’Djamena (Tchad) per un primo summit sul progetto, i capi di Stato di questi paesi hanno annunciato solennemente l’apertura del lavori, creando di fatto l’Agenzia Panafricana della Grande Muraglia Verde (GMV), un organismo che supervisionerà i cantieri che si svilupperanno nel corso della operazione di rimboschimento. Al ritmo di 2 milioni di ettari persi ogni anno, due terzi della superficie del continente nero sono oramai classificate in zone desertiche o degradate, secondo uno studio della FAO. Stando ai rapporti di numerose ONG internazionali la Regione più colpita è situata lungo l’Africa dell’ovest e del Sahel con una popolazione di 80 milioni di persone che è minacciata direttamente dall’avanzata del deserto. In ragione di questa desertificazione la banda del Sahel è attualmente toccata da una grave crisi alimentare, la peggiore degli ultimi trent’anni, che si sta incancrenendo apoco a poco in tutta la Regione. Questa desertificazione porterà ad un esodo ineluttabile di popolazioni verso altre Regioni con risorse già limitate, quindi tutto questo provocherà inevitabilmente tensioni e conflitti per conquistare della terra fertile, conflitti che minacceranno la stabilità dei paesi della Regione, e non solo. Le cause di questa situazione drammatica sono senza alcun dubbio dovute al cambiamento climatico che è in atto nel continente africano,  già vulnerabile prima di questo evento. Il costo globale del progetto si aggira intorno ai 600 milioni di dollari spalmati nell’arco di dieci anni. Gli undici paesi stanno cercando di coinvolgere i loro vicini settentrionali e in primis i paesi del bacino forestale del sud e in particolate il Congo, secondo polmone al mondo dopo l’ Amazzonia, bacino forestale che è minacciato di scomparire. La scelta delle varietà di alberi e piante è una tappa decisiva per il successo della GMV. Una trentina di specie,  tutte indigene, sono state identificate dai patners scientifici del progetto. Ogni paese dovrà scegliere gli alberi con un forte potenziale di resistenza all’aridità del terreno, chiamando in causa le popolazioni perchè aderiscano al progetto. Con diversi sistemi nazionali di ricerca agronomica, il Senegal, il Mali, il Burkina Faso e il Niger, hanno già selezionato degli alberi in funzione del loro potenziale remunerativo per le popolazioni. Si tratta del baobab e del jujubier dai frutti ricchi di vitamine e minerali, il karitè dalle virtù medicinali, o ancora il tamarindo alimentare o l’acacia. Al di là del finanziamento, lo scoglio maggiore da superare è quello di rendere compatibile queste pratiche di rimboschimento con gli usi e le pratiche locali, nella prospettiva di conciliare le attività delle popolazioni totalmente dipendenti dalla terra e la salvaguardia dell’ambiente.

 

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