Gli anni di piombo in Marocco: per non dimenticare.

Il Governo marocchino ha deciso di trasformare alcuni famigerati carceri segreti, in attività durante il regno di Hassan II, in luoghi di memoria e di raccoglimento, in onore delle migliaia di vittime che per ragioni ideologiche e politiche sono stati incarcerate, torturate e uccise. Nascondere la storia non permette di pensare: forte di questa verità il Marocco ha avuto il coraggio di restaurare questi regni dell’orrore dell’era Hassan II, sul trono dal 1961 al 1999.  Martedi’ scorso è stata firmata la convenzione tra il Ministero marocchino della Cultura, il Consiglio di consulenza dei Diritti Umani e gli antichi centri di detenzione di Casablanca (Derb Moulay Cherif), di Ouarzazate (Kasbah de Sekkoura), di Agdz e di Kelâat Megouna, che saranno trasformati in spazi di ricordo e di riabilitazione della memoria storica. Oltre alla trasformazione di questi famigerati centri, sovente localizzati nel sud del Marocco, la convenzione prevede l’avvio dell’istituzione “Archivi del Marocco”, e una strategia di preservazione degli archivi marocchini. Secondo un responsabile del Ministero della Cultura, questo programma è sovvenzionato in parte, da un programma dalla durata di cinque anni, voluto dalla UE. Il budget previsto è di 5 milioni di euro che serviranno al processo di riconciliazione del Marocco con il suo triste passato. Un passato fatto di menzogne, torture, dolore e morte, inpersonificato nella figura di Driss Basri (ma non solo), l’ex ministro dell’Interno in carica per oltre venti anni. Dal 2004 molte vittime degli anni di piombo del regno di Hassan II sono state indennizzate dall’ufficio preposto, “Istanza di equità e riconciliazione”, voluto dal figlio, SAR Mohammed VI, ma le vittime e i loro familiari attendono ancora oggi che i torturatori e i boia dei loro famigliari siano giudicati, fatto che purtroppo non è ancora accaduto, ma che ridarrebbe dignità a migliaia di persone e al Marocco stesso.

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