I musulmani americani esistevano già prima dell’11 settembre 2001.

Abito ad Harlem, in una strada dove esistono tre chiese e una moschea. Quest’ultima si trova nelle vicinanze di una di queste chiese e quando i fedeli si attardano sul marciapiede, è impossibile capire se sono usciti dalla chiesa o dalla moschea.Solo il foulard di alcune donne ne è il segnale. I musulmani americani non sono usciti dal nulla dopo l’11 settembre 2001. La nostra storia a New York e nel resto del paese anticipa di molto questa data tragica. Molti dei primi musulmani arrivarono qui in barca, altri come schiavi dall’altra parte dell’Atlantico. Pertanto l’astio che si sta propagando attraverso tutti gli Stati Uniti, vuole semplicemente scavare un fosso tra la parte americana e la parte musulmana della nostra identità. Nello spazio di una settimana, un autista di taxi newyorkese è stato pugnalato da un passeggero che gli ha chiesto se era musulmano ; un pazzo ha fatto irruzione in una moschea per urinare sui tappetti della preghiera, un altro ha dato fuoco ad un centro islamico a Madera, in California, e infine l’FBI sta indagando su di un incendio provocato in una moschea del Tennessee. “Cosa sarà, dimmi, di mia madre, di mia cognata, di tutte le donne che indossano il hijab negli Stati Uniti  e che quindi è un segno di appartenenza alla religione islamica ? “, mi chiede mia sorella Nora, universitaria.  Non parliamo solo di Park51, il progetto del centro islamico e della moschea nel quartiere Lower Manhattan, a due isolati da Ground Zero. Almeno altri quattro progetti di costruzioni di moschee nel paese, a centinaia di kilometri dal ” vicino sacro” di Ground Zero, si stanno confrontando con una opposizione antimusulmana . Alcune persone hanno voluto incolpare l’imam Feisal Abdul Rauf, che è alla testa del progetto di Park51, accusandolo di aver riaperto ferite non ancora rimarginate dopo l’11 settembre 2001, e nuovi atti di violenza e tentativi di attacchi sono stati compiuti quest’anno peggiorando di fatto la situazione. Ma la società musulmana americana non si è nascosta dietro ad un dito ed ha condannato duramente questi atti rifiutando di essere colpevole solo per il fatto di una ” affiliazione religiosa” con gli autori di questi crimini. Noi non possiamo permettere che qualche fanatico integralista possa mettere a repentaglio il tessuto sociale dell’America. Quei musulmani che si attardano sul marciapiede davanti alla moschea sono un microcosmo dell’America. Noi votiamo e vogliamo contare. Quel taxista ucciso era islamico, come il 50% circa dei taxisti che lavorano a New York. Noi siamo anche medici, attori, e regine di bellezza americane.L’altra sera, guardando una famosa serie tv ospedaliera con mia sorella che è ginecologa – ostetrica, mi ha raccontato un aneddoto che riassume tutta la soluzione : “L’altro giorno stavo aiutando a partorire una paziente e il marito, essendo militare di stanza in Afghanistan, seguiva le varie fasi del parto collegato alla webcam di Skype. Mi sono detta : ecco, una ostetrica musulmana con il velo in testa sta aiutando un bambino a nascere, il cui papà è un soldato americano che si trova in un paese mussulmano “.

Font : Mona Eltahaway, giornalista e cronista newyorkese specialista del mondo mussulmano e arabo.

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