Abbigliamento e Islam

Per vestirsi, soprattutto nel momento delle festività o per recarsi in moschea, i musulmani preferiscono le lunghe tuniche bianche ( qamic) che nascondono le loro forme e che li proteggono allo stesso tempo dall’ardore del clima. Il turbante e la calotte, copricapi tradizionalmente uniti all’islam, hanno la stessa funzione. Gli abiti di città fanno un largo uso di materie fini, pregiate, come il cotone egizio, il lino, la seta; quelli della campagna sono più grezzi e la lana é sovente presente. L’origine del termine “turbante” é impreciso, perché ogni paese lo nomina differentemente. In Algeria si utilizza di preferenza la parola a’mamà e in Tunisia il termine “tarbouche” che é ugualmente usato sia in Marocco che in Egitto. Riservato in primis ai dignitari musulmani, il turbante ha preso forme molto variegate, secondo le regioni, specialmente durante il periodo dove l’Islam unificato era rappresentato nelle vaste regioni del Globo. In effetti, il matrimonio sovente riuscito tra il turbante e il fez ottomano, dove la tiara ssanide, la calotte mongola, il litham targui e il chéche magrebino, tutti destinati a coprire o ad avvillupare la testa, hanno favorito l’emergenza e la preservazione di una specificità dell’abbigliamento locale e dei suoi accessori. Questo é vero anche per l’Islam asiatico, africano o quello dei Balcani oltre alla stessa Andalusia almohade, dove si osservava una tolleranza reciproca tra i costumi cosidetti arabi e certi elementi di costume iberico. A partire dal XIX° secolo, a favore della colonizzazione, l’abbigliamento europeo prese il sopravvento. I vestisti nell’Islam appaiono come un indice di vitalità della religione, perché, come l’architettura religiosa (moschee, mausolei, medersa), é imposto da certi rinnovamenti islamisti. Idealmente, le donne devono velarsi ogni volta che escono da casa, sia per andare in moschea, sia per le normali attività di routine. E’ una prescrizione coranica che non deve avere nessuna eccezione.  Indossare il velo equivale per la donna ad una manifestazione di virtù: “Dite alle credenti di abbassare il loro sguardo, di essere caste, di esibire soltanto il loro esterno, di posare il loro velo sul petto, di mostrarsi solamente ai loro sposi, o ai loro padri o ai padri degli sposi, o ai loro fratelli o ai figli dei loro sposi, o ai loro fratelli, o ai figli dei loro fratelli, o ai figli delle loro sorelle o ai loro servi o ai loro schiavi uomini incapaci di compiere atti sessuali, o ai  ragazzi imberbi” (La Luce XXIV, 30 -31). Nel VII° secolo il velo caratterizzava l’Harem del Profeta Maometto; era un segno di distinzione grazie al quale una donna di buona estrazione sociale poteva mostrare la sua virtuosità: “ Oh Profeta! di alle tue spose, alle tue figlie e alle donne dei credenti di coprirsi dei loro veli: é per loro il miglior mezzo per farsi conoscere e di non essere offensive” ( Le Fazioni, XXXIII, 59). Più tardi, ai tempi dei Mammelucchi egiziani, tra il 1258 e il 1512, il velo, che sempre simbolizzava la distinzione sociale, era indossato quasi esclusivamente dalle cittadine del Cairo. Il velo definisce il limite di inviolabità delle donne e introduce un concetto nuovo, quello di simbolizzare il pudore e la rispettabilità. Davanti a questi temi l’attitudine ufficiale dei paesi musulmani é di assoluto contrasto. Paesi come l’Iran, il Sudan, l”Afghanistan e altri impongono il velo, altri come l’Egitto, l’Algeria e il Marocco l’accettano a denti stretti. Altri ancora come la Tunisia, lo combattono apertamente. Da molto tempo, in Arabia, nello Yemen e negli altri paesi del Golfo, le donne indossano il velo senza che questo crei discussioni o possa apparire strano o degno di scuse. In tutti i tempi e in tutti i luoghi, la funzione dell’abbigliamento é stata quella di assicurare la sobrietà, la decenza e il pudore. Ibn ‘Abbas (VII° secolo), un compagno del Profeta Maometto, disse:  ” Mangia quello che vuoi, indossa come abbigliamento quello che ti pare, perché tu non commetta nessuna di queste due cose: l’eccesso e la parsimonia“.

4 risposte a “Abbigliamento e Islam

  1. ciao Paolo come va? qui piove e l’estate stenta ad arrivare ho letto il tuo vecchio articolo su franca sozzani ma alla fine non ho capito una cosa se lei l’affitta ai turisti o è solo una proprieta’ che usa per le sue vacanze…ciao e buona giornata!

  2. Ciao Paolo, come va? Tutti questi vip che comprano ville e riad a Marrakech non causeranno un ulteriore aumento dei prezzi delle case gia’ altini per essere in Marocco?

    il museo di Lutens hai news al riguardo? Grazie

    Qui piove a dirotto e sembra autunno inoltrato che tristezza 😦

  3. Più alti di cosi’ non si puo’..siamo già al limite della follia umana…davvero..ma qualcosa sta cambiando…il museo del Profumo di Serge Lutens è ancora in opera…appena ho delle news posto di corsa…qui caldo, caldo e ancora caldo..piena estate..mi spiace molto per voi… 🙂

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