I 100 anni di Jean Genet

Il successo è stato totale: la televisione e la radio nazionale, Radio Tangeri, Radio Tétouan, Cap Radio, la Map in francese e in arabo, oltre ai tanti giornalisti nazionali e internazionali, tutti erano  presenti alla commemorazione per i 100 anni di Genet, poeta e scrittore maudit. Avvenimento che è durato cinque giorni alla Médiathèque Kenfaoui, al centro Culturale Lechundi, alla Facoltà Polidisciplinare, al Liceo M.M. Ibn Abdellah e ancora al collegio Luis Vices di Larache (città d’adozione di Genet), in uno spirito di festa e di condivisione. La musica dei liutisti Mohammed El Achraki e Abdelaziz Bakkali e del saxofonista Mohamed Merzak ha reso omaggio all’anima del poeta Genet, con la musica che amava. L’Accademia di Tangeri- Tétouan ha reso possibile tutto questo, istituendo tra l’altro un concorso di poesia e di romanzi. Jean Genet avrà sorriso dalla sua tomba per tutti questi vibranti omaggi, giunti da tutto il mondo in occasione del centenario della sua nascita in corso appunto nel 2010. Nascita che ha riguardato tanta sofferenza e ferite profonde, nel corpo e nell’anima. Sorride perchè sicuramente conosce la sua importanza come scrittore e che un bel giorno, in tanti, arriveranno da molto lontano a visitare la sua tomba, e si stupiranno di trovarla cosi’ diversa dalle altre, nel piccolo cimitero spagnolo, modesto, sconosciuto e con poche croci. Mohamed El Ketrani, l’amico intimo e compagno di Genet, anche lui deceduto un anno dopo la morte di Genet (a causa di un incidente stradale), era solito ripetere che lo scrittore era affascinato dal canto del muezzin all’alba; un appuntamento quotidiano che Genet amava rispettare. Dalla loro casa che affaccia sull’Oceano Atlantico, a Larache, potevano vedere levarsi il giorno, come da una tenda nera dove filtrano i primi raggi di luce che illuminano le tombe del cimitero spagnolo, una dietro l’altra. Nessuno, ancora oggi, puo’ affermare o negare l’esistenza di un testamento che stipulava il desiderio di essere sepolto nel cimitero di Lalla Menana (islamico) o nel cimitero cristiano, dove riposa, davanti alla sua casa. Resta il fatto pero’ che la sua tomba, diversa dalle altre, è diretta verso la Mecca, in contrasto totale con le altre presenti. Per questo e per tante altre vicende è oramai in uso “tra i marocchini” chiamare il poeta maledetto Jean Genet “Sidi Gini“. Commemorare il centenario di Genet, che non è stato celebrato in nessun altro luogo fuori Larache, è un motivo di soddisfazione, ha dichiarato lo scrittore Abdelmajid Benjelluon, durante lo svolgimento della sua conferenza titolata “Jean Genet, il Poeta“. Genet ha distrutto la struttura della lingua con la sua rivolta assoluta, contro una società che scriveva in rime. Ed è difficile immaginare un poeta ribelle scrivere in rime. Nella Cat.Portraits troverete un post dedicato alla sua vita.

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