FIFM 2009 e Ambiente

Stars, pseudo stars, starlette, gossip e red carpet. Gli ingredienti ci sono tutti perchè anche la 9a Edizione del Festival Internazionale del Film di Marrakech  soddisfi  i palati più esigenti giunti da ogni parte del globo. Sicuramente il personaggio più acclamato è il regista iraniano Abbas Kiarostami, che parla della sua vita in un Paese che sta conoscendo una fortissima dittatura repressiva. Altra situazione è stata  la consacrazione della giornata per l’Ambiente, voluta fortemente dall’organizzazione. Domenica sera, sulla Place Jemaa el Fna, gremita allo spasmo, è stato proiettato il documentario francese “Home“, realizzato da Yann-Arthus Bertrand. “In 2000 anni di esistenza, l’uomo ha rotto l’equilibrio sul quale la Terra vive da 4 miliardi di anni e sta mettendo in pericolo la sua casa. Ci restano appena dieci anni perchè l’umanità possa prendere coscienza  del suo progresso smisurato“, questo si leggeva nella sinopsi del bellissimo film. In oltre 90 mn questo documentario tenta di spiegare i problemi attuali risultanti da numerosi eccessi e di non-rispetto dell’ecosistema, indicando che esiste ancora la soluzione e che l’umanità è, sempre, all’incrocio dei cammini e che ora è giunto il momento di prendere delle decisioni importanti. L’obiettivo del regista era quello di lanciare un messaggio forte di sensibilizzazione e di “cambiamento di vita delle genti con l’aiuto e con lo scambio reciproco“. Il film offre messaggi forti ma è a mio parere è anche una bella opera cinematografica, girata su di un elicottero in oltre 50 Paesi della Terra, con viste magnifiche e spettacolari. Il regista Bertrand ha sottolineato che questo film è “un vero manifesto di condanna e che il nostro impatto sulla Terra e più forte di quello che puo’ sopportare” concludendo lapidario che ” consumiamo troppo e siamo giunti al termine di tutte le risorse presenti sul pianeta“. Oltre a questa opera il pubblico ha avuto la possibilità di visionare altri due films a tematica ambientale: “Una verità che infastidisce” di Davis Guggenheim e “La Sindrome del Titanic” di Albert Lièvre e Nicolas Hulot.

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