Affaire Ramadan

Rupture-publique-du-jeuneA Ramadan concluso l’affaire dei “non digiunanti” sta facendo scalpore su tutta la stampa nazionale e rimette sulla scena la questione dei limiti della libertà individuale. Questo coraggioso gruppo di giovani con a capo la dottoressa Zineb Elghazaoui, giornalista del settimanale Journal Hebdomadaire, membro dell’Organizzazione Movimento Alternativo per la Difesa delle Libertà Individuali, ha rotto pubblicamente, la scorsa settimana, il digiuno ramadanesco su di una piazza della città di Mohammedia, chiedendo l’abrogazione dell’articolo 222 del Codice Penale che proibisce a tutti i musulmani di rompere il digiuno in un luogo pubblico, salvo la pena da 1 a 6 mesi di carcere e un ammenda da 12 a 200 Dh. Il Codice Penale marocchino proibisce la rottura pubblica del digiuno riferendosi ai precetti dell’Islam e alla legge fondamentale del Marocco che riconosce  espressamente l’Islam come religione ufficiale di Stato. Per Abdelbari Zemzmi, predicatore e deputato del Partito della Rinascita e della Virtù, é un atto provocatore quello messo in scena dai giovani in questione: “Questi giovani hanno di fatto emesso un appello pubblico alla rottura del digiuno e hanno cercato di provocare i sentimenti dei cittadini marocchini reclamando la loro libertà individuale. Non è un fatto di libertà perchè la vera libertà si ferma dove inizia la libertà degli altri.” Tasto dolente quindi che ha messo in fibrillazione tutti i più alti esponenti sia religiosi che di governo, ma che non lascia spazio a dubbi. Il Marocco, dove l’esercizio dei diritti e dei doveri è in totale conformità con i fondamenti religiosi, recita il comunicato del Consiglio provinciale degli Oulema di Mohammedia, non puo’ tollerare questo attentato pubblico alla religione. I sei giovani marocchini sono stati portati in carcere in attesa di essere giudicati, con l’accusa di tentativo di incitazione alla rottura del digiuno pubblico. Vedremo a breve i risvolti di questa storia e sono curioso di vedere le reazioni degli internauti marocchini, giovani e numerosi, davanti a questa spinosa questione.  Gli estremi giudiziari sono similari all’affaire Kif Kif, associazione marocchina omosessuale, che chiese di poter uscire dalla clandestinità ed essere riconosciuta dalla società marocchina. I suoi membri tentarono di organizzare una conferenza sull’omosessualità a Marrakech ma il governo proibi’ lo svolgimento della manifestazione. Attualmente l’Associazione si trova in Spagna e conta 50 iscritti in Marocco e 500 all’estero.

2 risposte a “Affaire Ramadan

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