Dieci anni di Regno

82314380_ad3663e016Ieri tutto il Marocco ha celebrato la Festa del Trono, in onore di SAR Mohhamed VI, da dieci anni a capo del Reame. Dieci anni caratterizzati da alcune riforme importanti, molte frustrazioni nel settore dell’educazione, salute, diritti umani e giustizia. Le celebrazioni ufficiali termineranno a fine mese con un discorso molto atteso, il 29 luglio, prima della sfarzosa e tradizionale cerimonia di obbedienza e fedeltà al sovrano, la Bey’a. Il luogo scelto per questa spettacolare manifestazione, con cavalli bardati, cortei e musiche, non è ancora stato annunciato ma la stampa pensa si tratti di Tétouan o Tangeri, le due città più conosciute del nord del Paese. Per l’occasione il sovrano, vestito in abito tradizionale completamente bianco, a cavallo e protetto dal sole con un parasole portato a braccia dai servitori, attraverserà una folla di personalità, oulémas, ministri, alti funzionari, parlamentari, che si inchineranno al suo passaggio facendo cosi’ atto di sottomissione. Era il 23 luglio 1999, di sera, quando Mohammed VI, allora 35enne, succedette al padre SAR Hassan II, deceduto lo stesso giorno. Dieci anni sono passati e, innegabilmente, il Marocco è progredito. Nel 2008 il Paese ha ottenuto lo “statuto avanzato” dell’Unione Europea, cosa che gli permetterà di accedere liberamente al mercato europeo e dotarsi di infrastrutture (ferrovie, strade, porti) senza dazi doganali e, eccetto la Convenzione di Schengen sulle persone, é a tutti gli effetti equiparato ad un membro della CE. Sul piano economico i tre principali riferimenti dell’economia interna, turismo, transfer monetario dall’estero e esportazione di fosfati, accusano un calo sensibile, impattato dalla crisi mondiale che si sta vivendo nel mondo. Malgrado tutto questo pero’ il Marocco la crescita annuale del PIL si attesta a + 5%, un tasso che renderà felici molti economisti e borsisti occidentali. Sul piano delle libertà il bilancio é contrastato. Le vittime degli “anni di piombo” del regno precedente sono state indennizzate grazie ad un difficile e complicato dossier, lo IER,  voluto da  SAR Mohammed VI, che ha lasciato pero’ pero’ fuori dal gioco, per difetto, i torturatori e i vari comandi di polizia, che non sono stati nè indagati nè condannati dall’Istanza di Inchiesta e Riconciliazione. 2200378943_small_1Un nuovo Codice della Famiglia (Moudawana) é stato adottato nel 2004, donando alle donne (quasi) gli stessi diritti degli uomini, rendendo difficile la poligamia e il ripudio, oltre alla maggiore età obbligatoria per potersi sposare. Tutto questo con grande ostilità degli islamisti radicali, numerosi nel Paese. Comandante dei Credenti, Mohammed VI ha iniziato anche una ambiziosa riconquista del campo religioso destinato a promuovere un Islam tollerante. Infine, la stampa, che gode di una libertà invidiabile nel mondo arabo tutto. Sempre più articoli chiamano  in causa la religione (rito sunnita  malékite ufficiale), la monarchia o l’integrità territoriale del Sahara. Una ventina di quotidiani e settimanali marocchini hanno, per protesta, rinunciato ai loro editoriali del 10 luglio, contro la recente decisione della giustizia pronunciata contro tre giornalisti arabofoni e un mensile economico francese, condannati a pesanti ammende per diffamazione. L’indipendenza della giustizia è regolarmente criticata dalla stampa e le ONG marocchine affermano che torture e detenzioni arbitrarie sono all’ordine del giorno. Altro punto dolente è la corruzione, largamente praticata, a tutti i livelli. Secondo l’Istanza Centrale sulla Prevenzione della Corruzione, il Marocco é regresso dal 37° posto su 90 stati nel 2000  all’ 80° posto nel 2008. Termino con un dato importante: più del 40% della popolazione è ancora analfabeta e le disuguaglianze sociali perdurano. Nel rapporto mondiale sullo sviluppo umano 2007-2008 del PNUD (programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo), il Marocco occupa il 126° posto. Tanto lavoro ancora da fare per questo Paese che ha voglia di emergere e di dimostrare alla comunità internazionale di essere un Paese democratico tout court.

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