Casablanca da salvare

casalancaIl patrimonio architetturale di Casablanca sta cadendo letteralmente a pezzi e pare che quasi nessuno abbia interesse per i suoi capolavori in stile coloniale/art deco’. Splendide case datate anni ’20 e ’30 del secolo scorso che portano con loro un pezzo di storia del Marocco, facciate con porte scolpite, arcate e balconi che si affacciano sulla città bianca, un insieme di raffinatezza e di estetica che hanno reso famosa Casablanca nel periodo colonialista, stanno decandendo, alcuni agonizzando, a causa dell’incuria dell’uomo. L’architettura di questi spazi è europea, certo, ma gli artigiani marocchini hanno contribuito con le loro maestranze a creare dei capolavori urbani. I “”mâalmine“, che amavano esteriorizzare la loro arte ed esporla, campioni nella lavorazione della pietra e della decorazione, eseguivano dei progetti ma la firma, in incognito, era la loro. casablancaGli europei avevano i disegni ma sono stati questi grandi artigiani/artisti a creare il prototipo autentico. Un vero squadrone di architetti lavorarono a Casablanca; inglesi, francesi, italiani, portoghesi e spagnoli che diedero alla città un impronta coloniale ( e colonialista) ammirata in tutto il mondo. Come dimenticare certe immagini del film Casablanca, con un bianco e nero che metteva in risalto ancor più certe prospettive, la dinamicità, la bellezza di certi luoghi. Oltre a tutte queste abitazioni, in via d’estinzione, esistono ancora alcuni edifici che mostrano quest’arte venuta dal nulla, ma nata nei fianchi e nel cuore dei marocchini, come il quartiere degli Habous, disegnato da Cadet Briand, la Prefettura di Casablanca disegnata da Marius Boyer o la “Mahkama” e altri edifici delle Poste. Senza parlare appunto di quelli spariti nel nulla, il cinema Vox, il teatro municipale e l’Hôtel Anfa, o ancora l’emblematico Hôtel Lincon. Ovunque la concezione è stata degli europei ma l’arte e l’abilità manuale erano marocchine. Questo percorso storico ha toccato non solo Casablanca ma città come Rabat, Kénitra, Tangeri, Tétouan, Fés, Méknes e Marrakech. E’ ovvio che salvaguardare tutti questi “monumenti” è impossibile, considerato lo stato dell’arte del Paese, pero’ non è fattibile che tutto sparisca!. Alcuni di questi edifici potrebbero diventare dei musei, scuole di musica, biblioteche o ancora teatri e luoghi di cultura. Altri potrebbero essere reinseriti in un contesto economico produttivo. Non bisogna continuare a vedere questi splendidi gioielli con nostalgia e tassativamente non abbandonarli o dimenticarli; è un eredità, un bottino di guerra, un patrimonio….

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