Figli di un Dio Minore

zaid5Quello che sto per scrivere è un atto dovuto ad alcune persone speciali, che sono entrate nella mia vita e mi hanno fatto capire quanto la solidarietà non é sinonimo di notorietà, spettacolo, vanità e falsità. Una settimana fà era qui con me l’amica Daniela, la dottoressa di Bambini nel Deserto, che tanto mi sta aiutando per l’oasi di Ramlia. Per motivi di causa maggiore non ho potuto recarmi con lei e suo marito per alcuni giorni all’oasi, tenendoci in contatto con il telefono satellittare e messaggi quando trovava una copertura telefonica. Tornando dopo alcuni giorni massacranti (ve lo assicuro, temperature oltre i 40° con le mosche che si appiccano ovunque) si è fermata al Riad ancora un giorno per parlare sul da farsi e per darmi le ultime coordinate sul come procedere. Il mio ufficio è diventato una sorta di ambulatorio; sacchi pieni di medicine, strumenti,  bilance pesa bambini, biscotti Nipiol, giocattoli e quant’altro. Spossata, ma con due occhi che brillavano di serenità, mi ha raccontato delle sue visite agli oltre 130 bambini presenti nell’oasi, ai vari contatti “governativi“, alle conoscenze avute con marocchini speciali e dediti anche loro alla solidarietà. zaid8In ultimo, me lo ha lasciato per ultimo, mi ha raccontato la storia di Fatima, 6 anni, una piccola e dolce bambina incontrata la sera del suo arrivo, chiamata d’urgenza da Zaid,  distesa su di una stuoia della casa in cui vive. Fatima un mese prima era caduta, battendo violentemente la testa; venne portata all’ospedale più vicino, quello di Racchidia, e dopo una radiografia i medici le riscontrarono una massa tumorale alla base del cranio. Una caduta che ha rivelato un dramma. Poteva essere operata a Rabat, nell’ospedale della capitale. Il papà, analfabeta, la riporto’ a casa e quel maledetto pezzo di carta, per lui incomprensibile, rimase nella tasca del suo giubbotto sgualcito. Su quel maledetto foglio di carta c’era scritto che la bambina doveva essere operata nel più breve tempo possibile e che, dimostrando la sua indigenza, l’operazione era gratuita, dovendo “solo” pagare l’ambulanza per trasferirla a Rabat. I giorni passarono e nessuno seppe più nulla di Fatima. Quando è arrivata Daniela era già passato un mese e la bambina era allo stremo; disidratata, occhi persi nel nulla, non urinava da giorni (quindi la possibilità di gravi lesioni ai reni), febbricitante e denutrita. Daniela, in emergenza assoluta, le ha praticato una flebo di zuccheri e sali minerali e poi è passata al contrattacco. Con il satellitare ha contattato l’ospedale di Racchidia dove gli hanno confermarono che la bambina poteva essere operata gratuitamente dimostrando all’assistente sociale dell’ospedale di Rabat l’indigenza familiare.  DSC01060Il mattino seguente ha pagato un’ ambulanza sino a Rabat e Fatima, il giorno stesso, è stata operata. Ci vorranno ancora alcuni giorni per gli esami istologici ma Fatima sembra stare meglio. Ieri sera Alessandra (altra persona speciale di Bambini nel Deserto) mi ha chiamato alle 23.00, da Racchidia,  per dirmi che Fatima ha pronunciato la sua prima parola dopo l’intervento, rivolta al padre che è al suo capezzale. Daniela quando mi raccontava tutto aveva la voce strozzata e gli occhi lucidi, io non ero da meno. Pero’ forse Fatima si salverà, grazie a Daniela e alla sua capacità di essere negli altri, a tutti i costi e senza compromessi, in penombra, senza riflettori accessi. Io raggiungero’ Alessandra giovedi’, per portare i soldi che serviranno alla costruzione dell‘ambulatorio e della sede dell’Associazione. A ottobre sarà tutto finito e si procederà alla costruzione delle tubature per l’acqua potabile e la messa in opera dei pannelli solari perchè nelle case ci sia l’energia elettrica. Prima di giovedi’ dovro’ recarmi a Guellemin dove un papà ha chiesto aiuto ad una volontaria di Bambini nel Deserto che vive a Casablanca. Questo signore ha due bambini affetti da una grave malattia: la miopatia di Duchesse, una rara e grave forma di distrofia muscolare che ha, purtroppo, un esito negativo ed una aspettativa di vita intorno ai 25 anni. Questo papà ha fondato una Associazione che raggruppa al suo interno tutte le persone diversamente abili come i suoi due bambini, sfortunati con un dramma nel dramma: vivere in Marocco e non avere la possibilità di cure avanzate e/o  sperimentali. L’Associazione ha creato una squadra di basket su sedie a rotelle per far giocare e divertire questi figli di un Dio minore, con tanto sacrificio e impegno. Portero’ con me alcuni palloni autografati da una importante team di basket toscano e cerchero’ di capire quali sono le loro esigenze.Certa è la richiesta di alcune sedie a rotelle elettriche che in Marocco costano circa 1.200 euro, impensabile acquisto per loro. Vi terro’ informati e chiudo con una bella frase di George Bernard Shaw (fatta sua dal grande Bob Kennedy):

Alcuni uomini vedono le cose cosi’ come sono e si chiedono “Perché?”..Io sogno cose che non sono mai state e mi domando “Perché no?”.

2 risposte a “Figli di un Dio Minore

  1. Qui ora scrivo a tutti gli amici, devoti lettori del blog di Paolo :sò che nel mondo la crisi ci coinvolge tutti, sò che molti di noi fanno già beneficenza,sò che qualcuno è già in vacanza,sò che quando il dolore degli altri è cosi’ lontano da noi si sente ancora meno…infine però sò anche che donare quello che possiamo ci cambia la vita…mi piacerebbe molto che noi,tutti insieme,potessimo dare una mano a Paolo che lotta quotidianamente contro le ingiustizie anche in un paese che non è il suo, ma che DI FATTO lo è diventato attraverso il suo amore e la passione che gli dedica…Paolo,scusa se mi permetto questa iniziativa,ma non bisogna vergognarsi di chiedere aiuto quando è necessario…PERCHE’ NO???

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