La sposa rifiutata.

3487171432_3e9a83996fAicha (nome di fantasia) ha 33 anni ed è una affermata professionista, bella e simpatica, che lavora e vive a Marrakech con la sua famiglia. Una bambocciona? Direi di no e adesso vi spiego il perchè. Preciso che si tratta di una donna benestante, indipendente economicamente, contabile affermata con un ufficio dove gestisce circa 20 collaboratori, occupandosi di amministrazioni immobiliari importanti. Cosa le manca? Un marito, che desidera da lungo tempo, inutilmente. Culturalmente attiva, Aicha è nata a Casablanca da una famiglia medio-borghese; studi importanti in prestigiose scuole della città e tirocinio in uno studio contabile affermato. Poi la decisione della famiglia di trasferirsi a Marrakech e all’età di 27 anni il suo ufficio nella Ville Rouge. Lavoro, orari massacranti e una clientela sempre più importante ed esigente. Agenda sempre piena tra rdv professionali e serate alla page in una città che ama e che la consacra ai massimi livelli lavorativi. Poi arriva il giorno in cui l’orologio biologico scatta e inizia a guardarsi intorno. E’ corteggiata Aicha, sicuro. Molti uomini la vedono inarrivabile per via del suo carattere forte e fiero, della sua lucidità emotiva, del suo sapere quello che vuole sempre e comunque. E’ ancora vergine, per scelta e per dovere, e crede che sposandosi potrebbe anche risolvere, andandosene di casa, alcuni problemi familiari che la stressano. Le chiedo come è possibile che una ragazza attraente, intelligente e affermata sia ancora vergine e in cerca di un marito tout court? Mi risponde che è cosi’ in Marocco. La incalzo e un mondo mi si apre, un mondo fatto di matrimoni combinati, di famiglie invadenti, di certificati ginecologici pre-matrimoniali e molto altro ancora. Sorride nel vedermi basito davanti alle sue affermazioni. Ma è la pura e semplice verità, la regola del gioco. E mi spiega che è il terzo tentativo fallito a causa del suo lavoro considerato ancora troppo maschile per poter essere gestito da una donna. La famiglia si è sempre presa a cuore la ricerca del futuro marito, ricerca che tiene in considerazione lo status economico e sociale prima dell’età o del feeling e, a giochi quasi fatti, dote, regali e quant’altro, i pretendenti si danno  alla fuga o peggio ancora chiedono un immediata rinuncia del lavoro. Chiedo spiegazioni più approfondite e mi dice che è uso, da parte della famiglia del futuro marito, chiedere informazioni sulla vita della futura sposa per verificare la serietà e l’ interegerrimo comportamento sociale e morale, oltre ad orari, spostamenti e quant’altro. Un vero proprio schiaffo alla privacy personale, messa in piazza tra i vicini, conoscenti e colleghi. E qui casca l’asino! Aicha ha una vita sociale e professionale intensa, fatta di appuntamenti con i clienti , la maggiorparte uomini d’affari e imprenditori europei, che incontra, in base alle esigenze, anche a pranzo in qualche ristorante conosciuto oppure all’ora dell’aperitivo nei caffè alla moda della città. E poi si sposta con frequenza sia a Casablanca che a Rabat per motivi ovvi di lavoro. Tutto questo fa si’ che le informazioni che vengono captate dai futuri suoceri sono quelle di una donna disinibita, che frequenta locali con compagnie maschili e si allontana dalla città anche per alcuni giorni. Quindi l’unica proposta fattibile (!) del futuro sposo e quella di esigere la chiusura dell’attività per una vita familiare sana e tranquilla. Come è ovvio Aicha non ci stà e prosegue imperterrita la sua strada professionale arrivando al punto di dichiarare che è disposta anche ad un matrimonio fitizzio, per alcuni mesi, giusto il tempo di staccare il cordone ombelicale familiare soffocante, per poter poi, con lo status di divorziata, avere una vita da single ufficializzata e tollerata, che le permetterebbe di trovare una casa in affitto (cosa impossibile per una donna sola non divorziata o vedova) e vivere la sua vita. Nel frattempo il lavoro gira alla grande: Aicha ha acquistato un bellissimo ufficio in centro città e un Pajero nero fiammante che tutti gli uomini gli invidiano.Questa la realtà dei fatti, a voi le considerazioni.

3 risposte a “La sposa rifiutata.

  1. Anche se “in silenzio” continuo a seguire il tuo blog. E come sempre mi complimento con te per l’aggiornamento continuo.
    Finirò di leggere l’articolo più tardi, ora mi rimetto a lavorare, ma già ti dico che mi è piaciuto quello che ho letto finora.

    Mi rimandi la tua mail privata? Grazie, Alessandra

  2. ….conosco il problema ,quindi auguro ad Aisha di instaurare un felice rapporto d amore con un europeo e potersi sposare “normalmente”.

  3. Approvo e condivido il precedente commento….un piccolo sforzo di coraggio per fare il necessario passo avanti ( sposare uno straniero e dunque un uomo non scelto dalla famiglia credo sia un piccolo terremoto) che porterà al vero distacco dalla famiglia di origine e alla possibilità di vivere pienamente la propria vita!
    Forza Aicha !!

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