Jussif, il narratore di odori a colori

asinelloJussif  Muhammad Arrab si sveglio’ di colpo e si ritrovo’ seduto sul pavimento fresco della sua nuova casa. Era fine estate e lui dormiva per terra su di una stuoia, come faceva quando ancora abitava in Marocco, sulla terrazza della casa dei nonni, sotto il cielo asciutto della notte. Aveva sognato l’asino nano di Ibraim. Ibraim era stato il suo vicino di casa ed il suo asino era stato un buon compagno nei lunghi pomeriggi d’estate. Si lasciava cavalcare, gli veniva addosso e lo spingeva con il muso umido ed a volte sembrava ridere di lui con i denti in mostra tra le grosse labbra. Era un asino molto piccolo e biondo. Jussif lo salutava quando, all’alba Ibraim lo portava via con le borse di paglia larghe sui fianchi, per usarlo nel trasporto della menta, ed era felice al suo ritorno. Profumava di menta, di fieno e di caldo umido. Cosi’ Jussif si sveglio’ un po’ triste e pensando all’asino si preparo’ per uscire. Era il suo terzo giorno di scuola e già conosceva la strada da percorrere svelto al mattino. In questa città a quest’ora, la strada odorova di pane, ma solo sull’angolo vicino alla scuola, e per il resto di umido. Diverso dall’odore di frittura e di menta a cui era abituato. E i compagni odoravano di detersivo e dentifricio, non di olive e montone. La classe odorava di…niente, e non di stuoie e di legno come quella di prima. Le cose nuove da imparare, oltre agli odori, dovevano essere una quantità inimmaginabile, questo lo avevo capito subito al suo arrivo Jussif, ma non lo preoccupavano. comelavaroLui, pensava, poteva mettere insieme suoni, parole e qualsiasi altra cosa. A scuola arrivarono i compagni e le compagne. Arrivo’ anche la maestra ed inizio’ la lezione. Raccontava di un popolo antico che combatteva con lance e scudi ed aveva occupato anche l’Africa: i Romani. Jussif vedeva squadroni compatti di uomini armati, con tuniche ed elmi, sulle illustrazioni del suo libro. Camminavano nella spianata al di là delle mura della città..e poi si accorse che dall’altra parte delle mura c’era la sua città, c’erano arabi scalzi e con i turbanti e piccoli cavalli scalpitavano dietro le mura. Inizio’ a disegnare, mentre la maestra raccontava. Alla fine della lezione ebbe un gran successo tra i compagni con il suo disegno. Solo lui gli aveva mostrato cosa c’era dietro il muro della città. Ebbe più successo di quanto avesse con la trottola da lancio e certamente assai più che a parlare con loro e più di anche quando giocavano a pallone, cosa in cui se la cavava benino. Ed imparo’ anche che con il disegno attirava l’attenzione degli altri, meglio che con le parole!. Successe qualche giorno dopo, che Jussif  andasse a comperare i pomodori per la mamm ed in un vicolo ritrovasse l’odore di verdura della piazza degli ebrei, giù al fiume. Quell’odore era un po’ puzza di verdura marcia ed un po’ profumo di fiori di campo. Di nuovo ebbe una grande nostalgia. Vedeva il cielo chiaro del pomeriggio ed i suoi amici; ognuno portava un secchio, una pentola o una teiera. Erano i giorni che le mamme li mandavano con le pentole bucate, da far ripare da Kamal, il lattoniere ebreo. palme_francois_quelv%E9eKamal abitava dopo il mercato, vicino al fiume colorato dai colori delle concerie e maleodorante. Aveva un occhio solo, al posto dell’altro una ferita rimarginata; era vecchio, ma sembrava gli bastasse solo qualche gesto per fare tutto il lavoro. La bottega era poco più grande di uno scatolone e nera; in fondo luccicavano nel buio due o tre secchi nuovi di zinco. Scendevano insieme, Jussif e gli amici, facendo dondolare secchi e pentole, li lasciavano a Kamal, e nell’attesa andavano al mercato ebreo profumato di mandarini a fare un giro. Magari comperavano un cartoccio di ceci arrostiti o un chewing gum, se qualcuno di loro aveva un mezzo dirham. Ciondolavano sul muretto, aspettando, e guardando le bambine che a quell’ora del pomeriggio passavano con le lunghe assi sulla testa  su cui portavano il pane al forno per farlo cuocere. Poi era quasi notte quando risalivano verso le loro case con le pentole ed i secchi aggiustati e lucidati. Cosi’ quando torno’ a scuola ed ognuno doveva scrivere un tema dal titolo “casa mia”, Jussif mise solo una parola “Marocco’ e poi inizio a disegnare…odori. Odore di asino di Ibraim e il suo calore…e venne fuori dalla sua matita il muso dell’animale, la coda corta, i fianchi larghi. uccellinoOdore del mercato di spezie e disegno’ cesti ripieni di spezie colorate, di ceci arrostiti, nocciole, semi di ogni tipo. Odore di colazione del mattino e disegno’ il friggitore di ciambelle con il suo grosso bidone di olio bollente, il gesto veloce con cui faceva filare la pasta morbida delle ciambelle, il bastone con cui le infilava. Odore di quando si esce da scuola e si pestano la menta e le erbe rimaste a terra dopo il mercato, e disegno’ gli uomini seduti davanti ai caffè, le donne sedute davanti ai tavolini bassi di casa, con i loro bicchieri di thè fumante e profumato. Ed odore di terra battura, cioè odore di giochi in piazza, e disegno’ la trottola con il lungo filo ed i bimbi più piccoli seduti per terra o saltellanti su un piede. Odore di mandarino e Jussif disegno’ il mercato ed i suoi amici con i secchi e le teiere ed il vecchio Kamal nella sua bottega, come un armadio nero aperto sulla strada. Odore di pelle e di mordente, e disegno’ i pozzi colorati dove gli uomini scalzi, con i pantaloni arrotolati, si immergevano per tingere le pelli e ne uscivano ognuno di un colore diverso: un uomo giallo sino alla vita, uno rosso sulle braccia e le gambe, uno nero. Jussif non fini’ il tema quel giorno, e nemmeno il giorno dopo. I suoi compagni e la maestra guardavano i suoi disegni e chiedevano mille cose, guardavano i suoi disegni e gli dicevano le parole italiane per descrivere le cose. Gli raccontavano le loro storie di giochi, di colori, di odori, di vita quotidiana o di fantasia. Jussif continuo’ a disegnare per giorni. Alla fine aveva esaurito gli odori, consumati i pastelli e fatto molti amici ed imparato a conoscere la sua nuova terra attraverso i suoi amici. Jussif da grande giro’ il mondo e divento’ un narratore di storie di odori, a colori.

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