Il fascismo filo-arabo 2a parte

Ita-CV33-MussoliniAstraendoci dal contesto storico di questa vicenda, sarebbe sbagliato individuare nell’antisemitismo il collante di queste pur vaghe simpatie reciproche: esso non è mai stato proprio nè degli arabi nè dei musulmani e per il fascismo, fu il tardivo, minoritario e strumentale frutto dell’alleanza politica con la Germania di Hitler, mentre è spesso taciuto l’atteggiamento ostile che già dal ’36 le principali organizzazioni ebraiche dimostrarono nei confronti dell’Italia fascista ed è altresi’ da ricordare che le comunità ebraiche, tradizionalmente residenti in Palestina, convivevano pacificamente da tempo immemorabile sia con la maggioranza araba musulmana che con la minoranza araba cristiana. Che si trattasse di un filo-islamismo ondivago e contradditorio lo dimostra inoltre la “politica islamica” perseguita dal fascismo in Libia, dove i nodi di quella che spesso appare una strategia volta più che altro a contrastare l’egemonia franco-inglese nel Mediterraneo e a gestire le popolazioni musulmane delle colonie (Libia, Eritrea, Dodecaneso, poi Etiopia e infine Albania) vengono al pettine. basticoQui l’Islam è si incoraggiato, fino al punto da rendere difficile la vita a chi scorse l’occasione di una nuova evangelizzazione dell‘Africa del Nord, con iniziative volte al sostegno della vita religiosa locale (restauri e costruzioni di moschee e di scuole coraniche, assistenza per i pellegrini alla Mecca, apertura della Scuola Superiore di Cultura Islamica a Tripoli), ma è soprattutto uno strumento d’ordine, progressivamente costretto ala sfera privata in ottemperanza a quel “date a Cesare” che poco si adattava all’intima essenza dell’Islam. Anche il fascismo quindi, tra i cui elementi costitutivi è da annoverarsi l’avversione a molti dei principi dell’illuminismo e ad un certo “progressismo“, in Colonia fini’ per appiattirsi nella riproduzione della retorica del progresso (dello sviluppo diremmo oggi) allestendo la versione in camicia nera della “missione di civiltà“, compreso l’imprescindibile bagaglio di “buone intenzioni” insito in ogni impresa d’oltremare. mussoliniIl viaggio di Mussolini in Libia nel marzo 1937, un premio per un popolo che con i contingenti di ascari aveva dato un contributo fondamentale alla conquista dell’Impero, culminato con la consegna al Duce della “spada dell’Islam“, apri’ in realtà una nuova e più massiccia fase d’insediamento di coloni italiani sulla “Quarta sponda” (I Ventimila del 1938), evento che non poteva non preoccupare i fautori dell’integrità etnica e culturale della Patria Araba (al-watan al-‘arabi), in primis i contigui nazionalisti tunisini del Neo-Dustûr di Habîb Burghîba, saltuariamente accostati al regime fascista. Un giudizio complessivo quindi, deve rilevare che l’azione filo-musulmana del fascismo (o filo-araba, quando l’elemento “razza” comincio’ a pesare di più in seguito all’avvicinamento della Germania) si risolse soprattutto in una attività di propaganda e di disturbo (persino l’insurrezione palestinese del 1937-39 non venne sostenuta con particolare entusiasmo) volta ad accaparrarsi la simpatia delle popolazioni musulmane del Mediterraneo, centro di gravità del “rinnovato Impero di Roma“, le quali tuttavia, deluse da chi si era mangiato tutte le promesse fatte a suo tempo, scorsero in questi proclami la possibilità di riuscire a condurre a buon fine la lotta di liberazione anticoloniale, proseguita poi nel secondo dopoguerra dai campioni del panarabismo (Jamâl ‘abdel-Nâser e i suoi epigoni), tacciati di volta in volta, nona caso, dalla propaganda dei loro avversari, di “fascismo“, se non addirittura additati a nuovi “Hitler“. Ad ogni modo, leggendo i non pochi scritti editi nell’Italia tra le due guerre mondiali, nel clima della ricerca di un “intesa con l’Islam“, si puo’ evincere quanto i toni della polemica (che è bene che ci sia), sull’odierna presenza islamica in Italia e i timori instillati da chi ha interesse ad agitare ad ogni piè sospinto lo spauracchio dell’ integralismo islamico siano lontani dall’impostazione data all’epoca alla delicata e fondamentale questione dei rapporti tra Italia (E Europa quindi) e l‘Islam, tra l’Occidente e l’Oriente.

Per saperne di più: Enrico Galoppini, “Il fascismo e l’Islam, Edizioni All’insegna del Veltro, Parma 2001

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