Lettera ad una madre

taia1Di Abdellah Taîa ho postato alla Cat.Portraits qualche settimana fa. Adesso vi propongo uno stralcio di una splendida e commovente lettera che ha scritto sulle colonne del settimanale TelQuel . Un grido, un altro grido di dolore, di smarrimento, di tenacia, alla ricerca di Abdellah uomo, lontano dall’intellettuale scrittore; il grido di un figlio.

Mia cara famiglia,

è la prima volta che vi scrivo. Una lettera tutta per voi. Per te, madre mia M’barka. Per voi sorelle, mie sei sorelle. E per voi due fratelli. Vi scrivo con il cuore e con la pelle queste righe che escono da me, oggi con urgenza. Non posso parlarvi, vi scrivo. E ve le invio. Spiegare mi spiazza,: quello che sono, quello che scrivo e perchè lo faccio. Spiegare?!  Si, spiegare perchè ne sento la necessità interiore e perchè voi, mia famiglia, non avete avuto la pena di leggermi, profondamente, quello che ho pubblicato – libri, articoli, interviste…Spiegare perchè da molto tempo manco dal Marocco, che mi considera  infine come un essere non degno di ricevere spiegazioni e che non cessa di umiliarmi giorno dopo giorno.

Lo so che sono scandaloso: per voi. E per gli altri intorno a voi: i vicini, i colleghi di lavoro, gli amici, gli suoceri..comprendo fino a che punto sono causa involontaria del vostro “male“. Io mi espongo firmando con il mio vero nome e cognome. E voi siete esposti con me. Vi ho fatto entrare in questa avventura, che è appena iniziata per me e per le persone come me: infine esistere! Uscire dall’ombra! Alzare la testa! Dire la verità, la mia verità! Essere Abdellah. Essere Taîa. Essere entrambi. Solo. E meno solo alcune volte.

Aldilà della mia omosessualità, che rivendico e assumo, so che quello che vi sorprende, che vi fà paura:  io sono lo stesso, sempre e malgrado, sempre questo eterno viso di bambino. Ma io non sono più lo stesso. Voi non mi riconscete più e dite: “Ma da dove arrivano queste idee bizzarre? Da dove arriva questa audacia? Nonn l’abbiamo educato cosi..Non solatanto parla di omosessualità pubblicamente, di libertà, di politica..ma chi crede di essere?”.

Io vengo dal Marocco. Io conosco il Marocco. Riuscire, esistere, è possedere dei soldi. Sottomettere gli altri con i soldi. Da quando sono nato, nel 1973 a Rabat, è questo l’ideale marocchino, il modello da seguire. Come voi, io sono nato povero, sono cresciuto povero a Salé. E resto, in un certo modo, oggi, ancora povero. Ma rifiuto questo ideale marocchino sterile. Questo appiattimento. Non mi conviene. Lo sorpasso. L’ideale marocchino, nel mio piccolo, l’ho reinventato. L’ho riempito con un nuovo contenuto, con del senso, del coraggio e dei dubbi..E’ questo, in fondo, che vi schocca: io sono un altro, qualche cosa che non avete saputo prevenire. Un mostro. Di più; vicino a voi, sono sempre stato molto gentile, studioso e ben educato.

Vi ponete ogni giorno la stessa domanda: che cosa abbiamo fatto? Cosa abbiamo fatto per meritarci questo scandalo?. Voi mi detestate, mi maledicete. Per voi sono senza ombra di dubbio un cattivo musulmano. E avete paura di me; io mi prendo dei rischi e mi espongo con i miei libri e i miei giornali.

Madre mia: lo so che tu non sei in accordo con le mie scelte ma so che continui a pregare per me. E questo mi tocca nel profondo. Ho bisogno, da lontano, di credere che tu reinventi il mondo e le preghiere musulmane. Madre mia, tu non lo sai   ma il desiderio di rivolta, sei tu che me lo hai donato. Con noi, tu sei sempre stata la guida, la stratega, la ribelle. La realizzatrice. Madre mia, anche se analfabeta, anche se sola, durante i miei 25 anni trascorsi al tuo fianco tu sei stata una scuola di femminismo. E che scuola! Ti ammiro. Non voglio solo amarti, te lo ripeto: ti ammiro! Tu hai imposto le tue scelte a mio padre, a tutti noi. Tu hai realizzato la tua opera: la casa di Hay Salam. Sei tu che economizzavi i soldi, che compravi il cemento, la sabbia, i mattoni, che assumevi i muratori e negoziavi con il “moqaddem“. Tu hai compreso tutto, che non avevi altra scelta che quella di essere un uomo al posto degli uomini. Migliore e più coraggiosa di tutti gli uomini che ci circondavano.

Madre mia, il tuo nome è magnifico. M’Barka. Arriva dalla campagna di Oulad Brahim. La tua storia e il tuo intinerario, da Tadla a Salé, passando per El Jadida e Rabat. Un epopea. Senza lacrime. Tu non hai mai rinunciato. Non sei sempre stata giusta, sopratutto con le mie sorelle ma, ancora oggi, ogni mattina, abbasso il mio cappello.

La tua lingua, madre mia, è la mia lingua. Io scrivo e mi ispiro al tuo modo di fare poesia nei riguardi del mondo e di inventare dei rituali strani che sono splendidi e inebrianti. Io scrivo e mi ricordo dei tuoi gridi. Grido oggi per rendere omaggio ai tuoi gridi. Sono fissati nella memoria. Sono entrati nei miei libri, nella letteratura. E’ questo, insieme ad altro, la mia ambizione. I tuoi gridi come un immagine del Marocco. Il tuo nome come simbolo della femminilità marocchina.Madre mia, il Marocco non è gli altri, il governo, le religioni, le eterne canzonature,  gli impiccioni, i gelosi, i meschini..Il Marocco tutto intero, è quello che ho in me e quello a cui parlo attraverso questa lettera, sei tu. E’ un Marocco che non è perfetto. Un Marocco nella tensione, nella febbre. Un Marocco nello slancio. La possessione.

Madre mia, quello che dicono gli altri di negativo su di me, non mi tocca. E’ quello che dici tu, anche se non sono d’accordo con la tua dittatura, l’ascolto, lo analizzo. E ho voglia di risponderti.

Il Marocco sei tu. La mia verità, il mio “io”, che lo voglia o no, la mia omosessualità, i mei libri pubblicati o a venire, sono per te. E’ importante che tu mi ascolti. Che tu sappia che sono come te. Non nella stessa rivolta ma come te. E’ te che voglio convincere.Mi rivedo un bambino timido e un po’ imbecille. Ma la verità, la mia verità, ho bisogno di rivelartela. Comunicarti cosa succede in me. In Marocco. Il cambiamento passa da te. Tu hai imposto le tue idee a mio padre, al quartiere. Al mondo. Non ho altra scelta che quella di importi le mie. Tu griderai. Non è grave. Io non amo la tranquillità. Il portoghese Fernando Pessoa è il mio poeta preferito. Lo scozzese Francis Bacon, il mio pittore favorito. Isabelle Adjani, la mia stella. Ognuna di queste tre persone fuori dal comune non è stata nella calma. Non le conosci? Ti ripeto i loro nomi, sono degli artisti importanti per me e per il mio sviluppo nella vita: Fernando Pessoa, Francis Bacon, Isabelle Adjani. Tu sei analfabeta e non conosci nulla della cultura? Permettimi di dubitare. Tu conosci il mistero, il mondo invisibile. Tu conosci la trasgressione. La cultura, tutta la cultura, non è che questo. Dire quello che si vede. Imporre la differenza. La lingua. Oltrepassare. Trasformarsi. La letteratura, il cinema, la pittura…non sono che questo. La rivelazione. Poi la rivoluzione. Alle mie sorelle e ai mie fratelli digli tutto questo. La mia ambizione, la mia modestia, la mia intransigenza.

Non sono solo in Marocco, madre mia. Qualche cosa è iniziata nel paese. Una reale rottura in rapporto alle generazioni precedenti, che a volte abdicarono e a volte sono state recuperate. Noi siamo nel XXI° secolo.

Cercano di intimidirci. Di portarci ad un ordine morale, di farci tornare ai nostri valori fondamentali. Quali per l’esattezza? E chi decide che questi sono i valori che i marocchini d’oggi hanno bisogno?

Il mondo attraversa una crisi senza precedenti. Il mondo fa la sua autocritica. Si muove. Il mondo accoglie Barak Obama con un immenso spirito. E cosa fa ilMarocco? Ci fa paura ancora una volta. Vecchia ricetta. Ci fa tornare indietro. Sino a quando questo accecamento.? Sino a quando questa ignoranza? Sinoa a quando continuerà ad ignorare la gioventù e ad uccidere i giovani di questo paese? Sino a quando questa politica continuerà a far finta di niente? Il Marocco non merita di meglio? Una vera modernità? Una reale rivoluzione delle mentalità? Certi in Marocco sono visibilmente interessati che la nostra identità marocchina non cambi di una virgola. Questa identità è anni che non è la più stessa. I giovani marocchini d’oggi hanno capito tutto riguardo a queste complesse questioni. Sono molto sosisticati nelle loro riflessioni a proposito di questo soggetto. Si potrebbe dire che sono entrati nella post-modernità. Ma chi capisce questo in Marocco? Chi li aiuta in questo cambiamento? Chi potrà donare loro la fiducia in questo Paese?

Non voglio più abbassare il capo. Io non sono un eroe. Solo che non sopporto più l’ipocrisia e la devastazione. Non sopporto più chi dona di noi delle immagini folk, per attirare i turisti. Non sopporto più chi non vede la ricchezza reale del paese: l’immaginario, le storie, il mistero. La gioventù. Non sopporto più chi non aiuta il Marocco a rialzarsi e a crescere. Non sopporto più questo sistema che “rompe” da mattina a sera. Non sopporto più la mediocrità e le piccolezze che ci impongono. Il Marocco è più di tutto questo. A noi svelare il meglio. Anche se per questo bisognerà battersi, andare in guerra. Dare l’impressione a qualcuno di tradire.

Mia cara famiglia, vi tendo la mano. Sono sincero. Sono naîf. Sono io: io sono cosi’. Non vi chiedo di comprendere le mie nevrosi, ne di aiutarmi ad uscirne. No. Vi prego solo di non farmi sentire un paria. Un miscredente. Io sono, a modo mio, nella continuità della vostra storia, della nostra storia. Delle origini. Io non posso offrirvi nulla perchè possiate essere socialmente fieri di me. Oggi. Non amo la fierezza, sentimento che blocca. Io sogno il dialogo. Un dialogo impossibile oggi. Io non sono nella minorità. Io sono voi, con voi, sempre con voi, anche quando distruggo dei tabù. Anche quando rubo le vostre vite per trasformarle in frammenti letterari. Sogno che un giorno, quando qualcuno mi insulterà davanti a voi, dicendovi: “Tuo figlio, tuo fratello è finocchio..”, voi rispondiate: “No, non è finocchio, è omosessuale“. Una parola, una piccola parola molto semplice e che cambia tutto. Una parola rivoluzionaria. A voi decidere. Io non esigo nulla.Io prego, come mia madre, alla mia maniera: io scrivo.

Non amo i confronti inutili. Io sono per le battaglie necessarie. Quella che conduco pro e contro il Marocco è utile. Lo penso sinceramente. Io non sono solo. Io posso parlare, scrivere. Per me e per gli altri. Lo faccio. E’ un dovere.

Salam calorosi a tutti voi.

Abdellah

Font: Settimanale TelQuel.com

2 risposte a “Lettera ad una madre

  1. buongiorno Paolo,
    sono veramente commossa dalle parole di Taia ed è veramente difficile scrivere dopo averle lette perchè ogni mia parola sembra senza senso…ma sono una mamma e sono convinta nel profondo che non esiste niente che ci allontani dall’amore per i nostri figli,ma immagino che nell’attuale società e in modo speciale quella marocchina, mamma M’Barka sia costretta ad alzare un muro tra lei e il suo ragazzo che,da tutti,è considerato uno scandalo…ma sono certissima che il suo cuore è con lui e lo sarà sempre, orgogliosamente sicura che la sua battaglia sia quella giusta…Tina

  2. Pingback: Abdellah Taïa, Stern am Himmel der marokkanischen Literatur·

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