Abdellah Taîa

abdellah3Un viso d’angelo su di un corpo fragile, etereo. Questa è l’immagine che mostra Abdellah Taîa.Tortura continuamente le sue labbra carnose e colma di sensibilità lo spazio intorno a lui. La sua voce, dolce e musicale, è di piacevole ascolto. Ma se deve scegliere preferisce lo scrivere al parlare. “In Marocco, sfortunatamente, non ho appreso a dire le cose. Ho sempre avuto l’impressione che le mie parole non fossero interessanti“. Nel suo minuscolo studio da esiliato a Parigi, scrive pagine per farsi capire. Quattro romanzi, “Mon Maroc“, “Le rouge du Tarbouche“, “L’armée du salut” e “Une mélancolie arabe“. Per poter condividere le sue storie, anche le più scabrose. Poco importa se qualcuno si choccherà. L’eesenziale è essere liberi. La sua scrittura, autobiografica, si dirige verso la nudità assoluta. Questo mezzo di espressione è arrivato a lui naturalmente. All’età di tredici anni, durante il suo primo soggiorno a Tangeri. Lontano dal quartiere di Hay Salam a Salè, lontano dal controllo della madre M’barka, lontano dalle storie di cuore delle sue sei sorelle, sentì il bisogno di confidarsi al suo diario, intimamente. Questo primo viaggio, raccontato nell‘Armée du salut, segna indelebilmente la sua vita. Scopre il suo amore incestuoso per il fratello maggiore Abdelkebir e le sue tendenze omosessuali. La sua prima esperienza sessuale, sempre a Tangeri, nel vecchio e decrepito cinema Mauritanya con uno sconosciuto di quarant’anni, Salim, conosciuto alla spiaggia. Ha descritto sul suo quaderno, acquistato alla stazione prima di partire, le natiche di questo maggiorenne rispettato e amato per il  sostegno e dedizione dato alla sua famiglia modesta, ma anche per il piacere che ha provato sotto le carezze di un uomo. 9782020859455Nel diario esprime anche il suo astio per le femmine in generale e per Salma, la tangerina. “Le donne in Marocco trasformano con  diletto gli uomini in schiavi, in cani, loro li scervellano, li banalizzano, li uccidono a fuoco lento“. Incontestabilmente loro preferiscono i loro simili, “più gentili, meno complicati e più divertenti“.Certamente non sono queste pagine, scritte in un periodo adolescenziale di domande, che hanno convinto Abdel a diventare scrittore. Non ha mai sognato di fare lo scrittore. Voleva essere un regista. La sua passione per la settima arte lo ha portato, bambino, a frequentare i cinematografi divorando nel medesimo tempo le riviste specializzate del settore. I posters di Isabelle Adjani, sua attrice preferità e terza donna della sua vita, dopo la madre e la sorella Latéfa, sono custoditi gelosamente. La sua voglia di capire il inguaggio del cinema, lo spinge a piombare nei classici della letteratura francese per colmare le sue lacune. Inizia anche a trascrivere i dialoghi dei film che custodisce nei suoi diari intimi. Questo esercizio sarà salutare. Non soltanto gli ha permesso di apprendere la lingua francese al meglio ma anche di poter raccontare le sue storie. Con il suo baccalauréat in tasca, non essendoci scuola del cinema in Marocco, ai tempi, scrisse al FEMIS di Parigi per conoscere le condizioni di adesione. Gli mancavano un paio di anni. Si iscrisse allora all’Università Mohammed V a Rabat in letteratura francese. Incontro’ Jean, un professore universitario svizzero, il suo primo vero amore. 2988996529_a7cb460f28_mInsieme condivisero esperienze gioiose e dolorose. E con lui Abdellah scopri’ Ginevra. La città dove continuerà i suoi studi superiori grazie ad una borsa di studio. Il suo obiettivo di diventare regista lo infilo’ in un cassetto. Poi un altra storia d’amore. Un francese di 48 anni. Abdellah decide di andare a vivere con lui a Parigi, dopo aver ottenuto la laurea all’Università di Ginevra. A Parigi si iscrive alla Sorbonne per preparare il suo dottorato. Un sogno realizzato. La ville lumiere l’ha sempre attirato ma si ravvede. “Se cadete, Parigi non vi aiuta a rialzarvi“. La capitale è alle volte affascinante ma dura. La vita della comunità di Salé gli manca. Le persone, gli odori e i sapori del suo Paese anche. “Ho la nostalgia delle mie passeggiate solitarie nelle strade popolose delle antiche città“. Lontano dal suo Marocco, che lo ha esiliato e rinnegato, insultato e violentato, per la sua omosessualità dichiarata, esplicita, riscopre la sua marocchinità che non ha mai rinnegato, lui. Nel suo primo romanzo, “Mon Maroc“, apparso nel 2000 , esprime tutto questo. E il cinema?.  La sua influenza e palpabile nel suo stile di scrittura. Scrittura frammentaria. Dipinge scene per immagini e non si attarda sulle descrizioni fisiche o morali dei suoi personaggi. E’ semplice e accessibile e si piazza tra la prosa e la poesia. A 36 anni, mese più mese meno, Abdellah Taîa è una delle più belle penne nel panorama marocchino. Peccato che la sua omosessualità è messa davanti a tutto, anche al suo talento innato. Forse è il prezzo da pagare per essere mediatizzati.

Biografia:

Mon Maroc – Ediz. Séquier – 2000

Le rouge du Tarbouche – Ediz. Séquier – 2004

L’armée du salut – Ediz. Seuil – 2006

Maroc  1900 – 1960 un certain regard, con Frédéric Mitterand – Ediz. Actes Sud – 2007

Une mélancolie arabe – Ediz. Seuil – 2008

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