Human Rights

copertinadirittiumaniOggi, 10 dicembre,  è un giorno importante, per tutti noi. Il mondo intero celebra l’adozione della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Nel Continente africano, dove questi diritti non sono sempre garantiti, a causa di conflitti e dei regimi politici autoritari, molti uomini e donne si battono perchè questi Diritti siano rispettati. “Il sistema di difesa dei Diritti della persona in Africa si sviluppa grazie all’attuazione Regionale di Istituzioni dedite alla protezione dei Diritti fondamentali e all’adozione di differenti trattati, secondo i Paesi. Questa situazione fa si che il rispetto dei diritti dell’uomo è ancora lontano dall’essere una realtà per tutti gli africani“, questa la nota del rapporto 2008 dell’ONG Amnesty International sul rispetto dei Diritti Umani. Dove, meglio che in Africa, alcune figure incarnano realmente la lotta per questi Diritti? Nelson Mandela ha passato 27 anni della sua vita nelle prigioni del regime segregazionista di Pretoria per aver reclamato che i Neri e le altre minorità etniche venissero considerate come dei cittadini in seno ad una Nazione. dirittiumani3I sud-africani hanno vinto la battaglia grazie a uomini come Steve Biko, assassinato nel 1977 e con lui il suo amico, l’avvocato bianco Daniel Wood, o ancora Desmond Tutu, premio Nobel per la pace nel 1984.  Più tardi, nel 1993, questo premio venne conferito a Nelson Mandela e a Frederik de Klerk, per aver posto fine all’Apartheid. I neri sud-africani hanno ora il diritto di essere uomini come gli altri e di fruire di tutti i diritti inerenti alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, che oggi celebra il suo 60° anniversario. Preservare e garantire questi Diritti, questo è il leit-motiv di molti uomini e donne, come l’Avv. Sidiki Kaba, senegalese, eletto alla Presidenza della Federazione Internazionale dei Diritti dell’Uomo nel 2001. Sono conosciute le sue battaglie per la difesa delle vittime del Tchad, torturate dal dittatore Hissène Habrè. Sidiki Kaba difenderà anche gli oppositori burkinabesi nell’affare Norbert Zongo, il giornalista assassinato nel 1998 nel suo Paese, il Burkina Faso. Oggi, gli succede alla guida della Federazione una donna, la tunisina Souhayr Belhassen, pioniera in questo caso, essendo la prima donna ha ricevere questa carica in sede LTDH, la più vecchia organizzazione di Difesa dei Diritti dell’Uomo nel mondo arabo e in Africa.arton1049 Altra donna tunisina importante è l’Avv.Radhia Nasraoui, presidente dell’Associazione alla lotta contro le torture in Tunisia (ALTT) che, nel 2003, protesto’ con uno sciopero della fame perchè le autorità tunisine riconoscessero le loro aggressioni da parte della polizia politica, o ancora l’avvocato Mohamed Abbou, liberato nel 2007, dopo due anni di prigione. In Africa, i militanti  stanno cercando di mettere la parola fine a pratiche secolari, come lo schiavismo in Mauritania. Questo l’obbiettivo di SOS Esclaves, insieme ad un altro cavallo di battaglia che è garantire la libertà di espressione dei cittadini. In Guinea, dopo uno sciopero generale lanciato il 27 febbraio 2006, il più ilmportante che il Paese abbia mai conosciuto, paralizzandolo per 5 giorni, una donna si è particolarmente distinta, la sindacalista Rabiatou Sera Diallo, segretaria generale della Confederazione Nazionale dei Lavoratori della Guinea (CNTG). Molti militanti stanno combattendo per l’abolizione della pena di morte in Congo o nel Malawi. Vera Chirwa, militante della prima ora per l’Indipendenza del suo Paese, si batte per mettere fine alla pena capitale. Nelson Mandela e Desmond Tutu si sono uniti e, nel 1995, hanno ottenuto l’abolizione della pena di morte in Africa del sud. Garantire i Diritti dell’Uomo è  arduo in tutto il mondo, penso alla Cina, ad alcuni Paesi del Sud-America e poi ancora al Darfur, la lista è lunga e drammatica. dirittiumaniL’Africa e il  mondo arabo devono ancora fare molto. In Marocco molte cose stanno cambiando, ma con estrema lentezza, osteggiate dalla burocrazia e dal potere. Alcune Associazioni locali si devono scontrare giornalmente con problemi dovuti, in primis, al grande problema di aver a che fare con uno Stato non laico, quindi che ha come base unica ed esclusiva la religione. Questo comporta una innumerevole serie di scontri, a partire dalla libertà di espressione dei giornalisti e dei cittadini, passando per il grave problema dei Sarahoui, sino ad arrivare al reato di omosessualità, che in Marocco è punito con il carcere sino a 6 anni. Io sono fiducioso, a volte fatico a crederci, davanti ad alcune evidenze lampanti che mi fanno male, ma credo fermamente che le nuove generazioni di questo Paese saranno in grado di modificare alcuni aspetti, trascendendo dalla religione e dalla politica, per creare infine un Paese democratico “tout-court”, senza pregiudizi di sorta o ambiguità, pericolose per una sana democrazia.

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