Sahara occidentale e Polisario (1a parte)

Parlare di questo delicato argomento è sempre rischioso perchè si inciampa nei fraintendimenti di varia natura e in giudizi affrettati. Molte email sono arrivate per chiedermi spiegazioni e lo stato delle cose ad oggi: riassumero le fasi salienti di questo conflitto, che purtroppo è sconosciuto alla stragrande maggioranza delle persone, in quanto ad oggi sono passati oltre trent’anni senza vederne ancora la fine, e altre priorità si sono accavallate a questa. Chi paga in tutta questa situazione sono, come sempre, i civili, rifugiati in condizioni precarie nei campi profughi, vivendo di stenti, con le cure mediche inesistenti e il diritto negato alla libertà. Senza parlare delle torture e prigionie durate decine di anni. Il Sahara occidentale è un territorio di 266.000 Kmq a nord-ovest dell’Africa, con il Marocco al nord, l’Algeria a nord-est, la Mauritania ad est e a sud e, la costa ovest, è solcata dall’Oceano Atlantico. Territorio NON autonomo, secondo l’ONU, questa antica colonia spagnola non ha ancora trovato uno statuto definitivo sul piano giuridico, dopo 30 anni dalla partenza degli spagnoli nel 1976 (questo lo definisco un momento di colonialismo disastroso!). Il Sahara occidentale è in un conflitto che ha due risvolti molto chiari: la lotta dei saharaoui per la loro indipendenza e la rivalità storica del Marocco e dell’Algeria in quella Regione. Diventato un dramma globale il dossier sahariano blocca ad oggi la costruzione dell’Unione del Maghreb arabo (UMA). Il territorio è rivendicato dal Marocco e dalla Repubblica Araba Saharaoui Democratica (RASD), fondata dal Fronte Polisario nel 1976. Il principale obiettivo del movimento è l‘indipendenza totale del Sahara occidentale ed è sostenuto militarmente e diplomaticamente dall’Algeria. Dopo il cessate il fuoco del 1991, il Marocco controlla ed amministra circa l’80% dei territori in causa. L’ONU tenta di organizzare un referendum di autodeterminazione sotto l’egida delle Nazioni Unite (MINURSO) dal 1991, invano.  Gli Almoravidi, una dinastia berbera originaria della Mauritania attuale, conquistarono e unificarono le tribù del Sahara occidentale tra il 1402 e il 1052, poi si impadronirono del Marocco attuale e di una parte consistente della penisola iberica (Al-Andalus). L’impero almoravide ebbe per capitale e base strategica Marrakech. Tra il XV° secolo e il XVI° secolo i portoghesi e gli spagnoli si installarono con la forza sulle coste atlantiche, ma vennero cacciati dopo alcuni decenni. Nel XVI° secolo i Saaditi aprirono un nuovo periodo di influenza del Marocco sul Sahara occidentale che si tradusse con molti legami giuridici ed alleanze tra il sultano del Marocco e alcune tribù che vivevano sul territorio sahariano. Nel 1884, la Spagna mise questi territori sotto il suo protettorato e la presa del controllo venne confermata con la Conferenza di Berlino del 1884-85. La Spagna iniziò così a stabilire dei siti commerciali e una forte presenza militare. Le frontiere non vennero però definite chiaramente sino al trattato tra la Francia e la Spagna, all’inizio del XX° secolo. Le tribù locali lottarono contro la potenza coloniale con l’aiuto del Marocco. Tutto terminò poi con la sottomissione al protettorato francese nel 1912.  Il Sahara spagnolo venne creato a partire dai territori del Rio de Oro e di Saguia el-Hamra nel 1924.  Nel 1965 l’ONU spinse la Spagna a decolonizzare quei territori ed iniziò una serie di consultazioni con il Marocco, in associazione con l’enclave di Sidi Ifni (vedi anche alla Pag. Sidi Ifni). Ma l’Algeria, creò a quel punto un conflitto aperto con il Marocco relativo ai tracciati dei confini comuni. Come se non bastasse il Marocco e la Mauritania erano in causa su alcune rivendicazioni di quei territori e, di fatto, i tre vicini del Sahara occidentale non riuscirono a creare un fronte comune davanti alla Spagna, che continuò la sua dominazione coloniale. La fine del conflitto algerino-marocchino ed un accordo stilato tra il Marocco e la Mauritania, permise di unificare il fronte anti-spagnolo. Parallelamente a questi fatti alcuni gruppi locali si lanciarono in una resistenza armata con l’aiuto dell’Armata di Liberazione Nazionale marocchina, insieme alla lotta popolare marocchina contro l’occupazione, in toto, ispano-francese in Marocco. Nel 1975 un avviso consultativo della Corte Internazionale di Giustizia confermò dei legami storici tra le popolazioni del Sahara occidentale e il Marocco,  che però non potevano inficiare un referendum di autodeterminazione. Qualche giorno dopo questo avviso, il Marocco organizzò la spettacolare Marcia Verde (6 novembre 1975) per rimarcare la sovranità marocchina su quel territorio. Questo portò la Spagna a firmare gli accordi di Madrid con il Marocco e la Mauritania, il 14 novembre 1975, per ufficializzare la divisione dei territori. Il Marocco ottenne i 2/3 del nord e la Mauritania 1/3 del sud; l’Algeria e i Sarahoui non vennero consultati. Il ritiro poi delle truppe spagnole, deciso poco dopo la morte di Franco si effettuò tra il 1975 e il 1976. A questo punto un errore di fondo venne commesso dagli spagnoli che, non ufficialmente, avevano promesso i territori ai saharaoui dopo il loro ritiro. IL 27 febbraio 1976 la Repubblica Araba Sarahoui Democratica (RASD) venne proclamata dal Fronte Polisario a Bir Lehlou, all’indomani della partenza degli ultimi soldati spagnoli nei territori. Nello stesso momento la lotta armata del fronte Polisario si concentrò contro le forze marocchine e della Mauritania, che considerarono come delle nuove forze di occupazione. Alla fine del 1975 decine di migliaia di sahraoui lasciarono il Sahara e si rifugiarono in Algeria.  Il Marocco a quel punto recuperò di fatto il rimanente territorio dopo il ritiro della Mauritania. Negli anni ’80 il Marocco eresse un muro di difesa che separò fisicamente i territori in due parti, il quartiere orientale è sotto il controllo del Fronte Polisario. Una guerra fatta di raid improvvisi e violenti dal/e contro il Fronte Polisario terminò nel 1991 in seguito ad un cessate il fuoco favorito dalla mediazione dell’ONU; un referendum venne poi organizzato sull’autodeterminazione dei popoli ma ad oggi in totale stand-by. Il Sahara occidentale figura sulla lista dei territori non autonomi secondo l’ONU dal 1963, dietro espressa richiesta del Marocco. A partire dal 2003 alcuni documenti dell’ONU qualificano il Marocco come “autorita amministrante“, cosa che donò al Paese il diritto sulle risorse naturali del territorio, ad esempio l’autorizzazione di concessioni petrolifere e dei polifosfati (il Marocco è il primo produttore al mondo di questa materia). Nel 2006, in un rapporto pubblicato da Kofi Annan, allora segretario generale dell’ONU, si dichiara che nessun Stato membro riconosce la sovranità del Marocco sul Sahara occidentale. Una ventina di Paesi hanno poi affermato di non sostenere l’integrità territoriale del Marocco. La situazione politica è ingarbugliata. Il Marocco accusa l’Algeria di cercare un apertura sull’Oceano Atlantico. Questa rivalità è stata per lungo tempo inserita nel contesto della Guerra Fredda; il Marocco sostenuto dall’Europa occidentale, gli Stati Uniti, le monarchie del Golfo Persico e Israele, mentre l’Algeria venne inserita nel blocco dell’Est, Russia, e la Libia di Gheddaffi. La posizione del Marocco è chiara: il Sahara occidentale è  considerato come parte delle provincie del sud (sahara marocchino), e questo potere è rivendicato come fattore storico e legale dal Paese su questa parte del Sahara. Il Marocco afferma anche che il Fronte Polisario è parte del movimento islamista e che alcuni dei suoi dirigenti sono legati ad organizzazioni jihadiste, e tutto il movimento è manipolato dall’Algeria. Nel 2007 il Marocco accettò  di trattare direttamente con il Polisario grazie all’aperura di SAR Mohammed V I, che istituì, già nel 2006, un Consiglio reale consultativo per gli Affari sahariani (CORCAS) per giungere, in tempi brevi ad una soluzione. Ovviamente il Polisario e l’Algeria rifiutarono tutte le soluzioni che non comportavano l’opzione dell’indipendenza del territorio conteso. Il Marocco, nella sua ultima proposta  presentata all‘ONU, e accolta favorevolmente dagli Stati membri, concedeva un ampia autonomia nel quadro della sovranità del reame alaouita per risolvere il conflitto storico e, secondo Rabat questa proposta era modernista, democratica e credibile, tenendo conto del processo politico in corso nel Paese. Per il Polisario il Sahara resta un territorio occupato e il suo governo legittimo è  la Repubblica Araba Sarahaoui (RASD). Il Fonte si appella al diritto dell’autodeterminazione del popolo sarahoui che deve potersi esprimere in un referendum. L’Algeria continua intanto a sostenere politicamente, diplomaticamente e militarmente il Fronte Polisario ed è  il X° Paese ad aver riconosciuto la RASD. La sua posizione “ufficiale” e quella di non aver nessuna rivendicazione territoriale sul Sahara occidentale, che non prende parte nel conflitto che oppone  la RASD al reame del Marocco, e che sostiene il popolo sahraoui in base a dei principi di aiuto a tutti i popoli che lottano per la decolonizzazione del loro paese attraverso il mondo. Vero è che l’Algeria è molto ambigua in questa situazione.

Fine prima parte..segue….

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