Tradizione e tradizione

Vi propongo questo interessante articolo del giornalista Karim Boukhari apparso sul settimanale Tel Quel, giornale liberale e sempre in prima linea, a costo anche di multe salatissime da parte del Governo, quando non la prigione per i suoi giornalisti.

Prima di tutto, serenità. La proposta non é quella di canzonare il Ramadan, la sua pratica, la sua realtà; ma di proporre una lettura lucida. E’ necessario. Ascoltiamo il ricercatore Mohammed Ennaji (Il Soggetto e i Mammelucchi – Fayard Ed. 2007): “Il Ramadan é un esempio preciso di anacronismo. Solleva, ma senza che spinga realmente alla discussione, delle questioni prioritarie relative al nostro ancoraggio alla modernità, vedi la libertà economica e la libertà individuale“.  E al di fuori dei medici, puo’ essere anche qualche piccolo commerciante, questo mese equivale praticamente a 30 giorni di fermo. E’ importante discuterne l’opportunità. E di mettere la questione, serenamente, in causa. Sul piano individuale, il Ramadan e una retradizionalizzazione della società. La traccia psicologica é al livello più basso. Regressione, infantilizzazione, senso di colpa, uniformizzazione, restringimento dello spazio di libertà, ecc.. Una buona parte dei marocchini vive il suo digiuno come un calvario. Una minorità non osserva il digiuno e vive questa differenza come una malattia terribile. Amore-odio, implosione-esplosione, l’alternanza dei sentimenti, dei comportamenti, secondo la regola del giorno e della notte, é lontanto, molto lontano dal modello di razionalità che la modernità ci impone. Questione di messa a livello. Un mese, trenta giorni durante i quali il reame della tradizione e della modernità diventa quello della tradizione tout court. Per una parentesi, é logico che gli uni, a differenza degli altri, trovano tutto questo lungo, eccessivamente lungo. Produrre un altro discorso diventa necessario. Se il Ramadan non crea differenze e perché ha davanti dei condizionamenti collettivi come ci spiega la psicologa Assia Akesbi, “nell’ordine del terrorismo intellettuale“. Questo terrorismo, é nel nostro diritto di rifiutarlo. Come é nostro dovere rispettare la fede sincera, chi prega e i credenti che nel Ramadan trovano realmente un mese di raccoglimento e di pietà.

Fonts: Settimanale TelQuel – 

http://www.telquel-online.com

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