Sidi Ifni e le altre

Quando arrivi a Sidi  Ifni, in estate, é come immergersi in grande bicchiere di orzata; la bruma atlantica avvolge tutta la città e le zone circostanti ed il sole é spento. Sembra quasi di entrare nel set di un film in bianco e nero,  tutto é diradato, sottile, etereo. Come un evidenza che oltrepassa tutte le decisioni. Sidi Ifni, tra la terra e il cielo. Arrivi nel paese delle tribù degli Ait Ba Amrane.  Terminato l’Anti Atlas verso ovest, una serie di plateaux più elevati (tra i 600 e i 950 mt) costituiscono  il corridoio naturale delle tribù Akhsas e l’asola degli Ait Ba Amrane. Sidi Ifni é costruita su una piattaforma rocciosa, bordata da scogliere a picco sul mare. Gli spagnoli si installarono qui nel XV secolo per controllare la rotta delle Canarie. La città fù edificata da Diego Garcia de Herrera, per conto di Isabella la Cattolica e venne chiamata Santa Cruz del Mar Pequena. Gli spagnoli vennero poi scacciati dalla dinastia saadita nel 1524 ma nuovamente qui ritornarono nel 1859 durante la guerra ispano-marocchina. Dichiararono Sidi ifni la capitale del Sahara occidentale nel 1934. La città venne rinnovata in stile occidentale, larghi viali bordati da palme, piazze, un lungomare che rassomiglia al malecon di memoria cubana, e tanti uffici amministrativi. Il consolato spagnolo si puo’ ancora vedere sulla piazza centrale della città; un pezzo di storia che qui diventa ancora più affascinante con questa atmosfera d’antan. A Sidi Ifni esistono dei cinema, dei Clubs (uno di questi é il Twist Club, il più rinomato), molti giardini, un romantico faro a picco sul mare. Nel 1936 gli spagnoli eressero una stele commemorativa all’estremità nord della spiaggia. Sidi Ifni dal nome di un santo musulmano, non verrà che restituita nel 1969 ai suoi legittimi proprietari, i marocchini, creando con il loro atteggiamento non pochi danni futuri. Da capitale amministrativa di una provincia coloniale la città divenne un piccolo porto e, inizio’ il suo lungo declino. La città ha salvaguardato il suo stile architetturale spagnolo degli anni ‘30 ma é in stato di abbandono. In certi momenti hai l’impressione di essere in una città fantasma. Le strade sono pressoché inesistente, sarebbero tutte da rifare ma lo Stato guarda. Una stazione di benzina é l’esatto testimone di questo decadimento e lo riassume; la vedi quando arrivi nei pressi del porto e, nel suo squallore, ci trovi un nonsoché di magico, di dejà vu in qualche vecchio film, di tragico. Una scritta in ferro logora, bidoni invecchiati dalla salsedine, dal sole e dal tempo sono ora muti testimoni di un tempo che fù. E pensare che splendide spiaggie circondano ed ornano questa città, aspettando turisti che non arrivano. Ogni tanto si vedono, qua e là, delle piccole case tutte bianche e azzurre, basse, con qualche vaso di latta all’ingresso: dei gerani che ti invitano ad entrare nelle vite dei suoi abitanti. Lo vedi ancora un sottile charme incantato in questa città, che oggi vive esclusivamente di pesca e di poco turismo. Un turismo se vuoi quasi di elité, fatto da spagnoli, portoghesi e francesi che hanno scelto la vecchia signora in bianco e nero come loro luogo di elezione, di pura vacanza, di prezioso relax. Le vedi quelle ville, a volte un poco kich, cariche di altre nostalgie, dolenti. Delphine é una giovane ragazza francese che passo’a Sidi Ifni per starci un giorno e ci rimase. Ha una piccola cooperativa di lavori artigianali con persone del posto, costruiscono oggetti, ricamano tessuti e molto altro ancora: tutta questa capacità imprenditoriale al servizio degli altri si chiama “Minattou” e dal 2003 il laboratorio/atelier ha creato un vasto catalogo di prodotti che spaziano dalle babouche sino ad arrivare a preziosi lenzuoli di lino ricamati a mano. Delphine e la sua storia d’amore per Sidi Infni. A 10 km da Sidi Infni una magia della natura e del tempo ti annega gli occhi di bellezza. Leghzira..Leghzira…Leghzira non dimenticate questo nome.. Devi arrivarci con un fuori pista di qualche Km, facile anche con una semplice  auto e ben segnalata. Se non conosci gli orari delle basse e delle alte maree magari ci devi stare qualche ora in più, ma ci stai senza pensarci perché tutto qui ti incanta. Scendi sotto, nella spiaggia, e sulla sinistra ti appaiono loro, giganti di pietra che da secoli stanno a guardare il delirio del mare e del vento. Ti incammini perché vuoi raggiungerli,vuoi toccarli, vuoi capire e amarli. Gli archi della scogliera di Laghzira ti fanno pensare. Il passo si ferma prima di passare sotto a queste gigantesche arcate, hai timore forse, ti senti un nulla in mezzo a questa natura dirompente, che ti ostacola i pensieri, che finge di amarti ma ti mette in discussione. Devi camminare 20 mn per passare sotto a tutti questi archi, intervallati da fine spiaggia bianca e, come degli enormi monumenti alla memoria, riescono a farti sentire piccolo, minuscolo, fuori posto. Un sentimento tragico e comico rapportato alla tua esistenza. Quando alzi gli occhi e guardi le arcate di pietra sopra la tua testa, in quel preciso momento, la sensazione di vuoto si impadronisce, ti prende e si mescola con l’incanto dell’opera, con l’angoscia della sparizione. Nelle orechie sconvolte dal rumore amplificato della risacca riesci a percepire rumori e suoni lontani, ancestrali, ma vividi e profondi che si abbattono senza sosta nella tua mente e nei tuoi pensieri quasi inesistenti davanti a questo capolavoro. E poi capisci che la natura é grande,  immensa, meravigliosa e instancabile. E poi quanto te ne vai, dall’alto della scogliera guardi giù, devi fermarti un momento, un attimo solo, per catturare e memorizzare tutto questo e cercare di ristabilire un contatto con quello che sei. Questa é Laghzira, questa é Sidi ifni.

Informazioni pratiche: Laghzira e Sidi Ifni distano circa 4 ore di auto da Marrakech. Le strade sono ottime, il panorama splendido. Per dormire vi consiglio l’Hotel Suerte Loca (00212-48-875350) con ristorante interno. Se é completo chiedete dell’Hotel Ristorante Bellevue, meno carino ma accettabile (00212-48-875072). Per mangiare comunque fate un giro al porto, troverete quasi di fronte una piccola piazza sterrata dove una decina di ragazzi preparano le sardine, appena pescate, alla griglia. Una decina di queste con un insalata di pomodori e coca cola vi costano meno di due euro. Chiedete di Hamouda.

2 risposte a “Sidi Ifni e le altre

  1. ciao paolo, non voglio paragonare la libertà di stampa in Marocco, rispetto a quella che c’è in Italia,ma anche qui c’è molto da fare. Se non la si esercita si corre il rischio di perderla(Questo vale per tutte le libertà o i diritti civili conquistati).
    Ti ammiro molto per il coraggio che hai avuto,per il nome che hai dato al tuo riad(in farsi libertà si dice azadi,che è uno dei miei nickname preferiti)e ti invidio per la possibilità di raggiungere sidi ifni:più che una città, un luogo sospeso;la paragonavo a Bam(in Iran),ma sfortunatamente lì la natura si è accanita contro quell’opera dell’uomo.

  2. Ciao Anafi ( ti chiamo cosi’ perché non conosco il tuo nome)… hai perfettamente ragione ma penso anche a popoli più sfortunati (vedi Tibet ecc..) deduco dal tuo post che hai viaggiato, in posti incredibili che porto nel cuore senza esserci mai stato..anche io ti ammiro per il bagaglio di esperienze che hai dentro di te…abbine cura e fanne buon uso..il mondo ha sete di esperienze, di cultura e di ragione… quando saro’ a Sidi Ifni ti inviero’ virtualmente un suo pezzo di cielo…

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