La Palmeraie di Marrakech.

Marrakech senza la Palmeraie é come Parigi senza il Bois de Boulogne o New York amputata del Central Park. Una giungla di cemento, priva di vegetazione e soffocata dall’inquinamento sempre più presente in città. Per evitare uno scenario catastrofico la Fondazione Mohammed VI per la protezione dell’ambiente ha deciso di passare al contrattacco. Un programma lanciato il 19 marzo 2007 in collaborazione con patners di Stato e privati cercherà di rimediare ai danni provocati dall’uomo cercando di riportare agli splendori iniziali quest’oasi nel deserto. La storia della Palmeraie si coniuga con quella di Marrakech, città millenaria che la ospita. La leggenda vuole che i primi palmeti di questa oasi spuntarono dalla terra arida come per incanto, dopo che i noccioli, dei datteri consumati dagli austeri guerrieri almoravidi, germogliarono. Se questa é solo leggenda vero é che la Palmeraie di Marrakech é datata all’epoca almoravide. Youssef Ben Tachfine, sultano fondatore di Marrakech ordino’ e supervisiono’ personalmente l’installazione di un impianto di irrigazione ingegnoso (per i tempi) ispirato dal celebre acquedotto della Persia antica. Basato su un circuito complesso di canalizzazioni sotteranee (kettaria) che raccoglieva  e inviava l’acqua verso innumerevoli pozzi a cielo aperto, portando la preziosa sostanza nell’arido deserto. Da allora é continuata la lunga marcia attraverso i tempi. La vocazione primaria, quella agricola, é quasi persa. Oggi la Palmeraie é ufficialmente il polmone verde della città con un importanza patrimoniale e strategica capitale. Sfortunatamente questa oasi oggi non é più quella che si conosceva anticamente e rappresenta solo una minima parte dell’oceano di verde che era nel passato. In origine la Palmeraie circondava letteralmente l’antica medina entrando in alcuni punti oltre le mura, inserendosi nell’abitato. La Palmeraie non supera i 12.000 ettari contro i 250.000 della fase storica e il botanico Abderrazak Benchaabane, direttore dei Giardini Majorelle, dichiara:” La Palmeraie é una riserva dove tutta una popolazione vibra sotto i simboli delle sue radici ma anche i seni nutritivi della città e degli artigiani“, e ancora:”un luogo di scampagnate e di piacere per gli abitanti, un polmone che  ritma con i soffi del suo respiro lo spazio della città, quello che resta ancora malgrado tutte le aggressioni del cemento, uno spazio di gioia di vivere tanto celebre e celebrato dai cantastorie e dai poeti“. Le cause del degrado ambientale sono innumerevoli, in primis il dramma dei cicli ripetitivi di aridità e la propagazione di alcune malattie vegetali gravi che hanno portato alla morte migliaia di palme. Ma fondamentale é stato l’abbandono delle attività agricole legate a questo territorio creando una catena di fattori negativi importanti. L’attività agricola é primaria in un contesto di manutenzione delle palme da datteri ma quasi tutti i contadini si sono spinti verso settori più remunerativi . Le falde freatiche posizionate in zone distanti devono essere obbligatoriamente attinte dall’uomo, ecco quindi la non possibilità di irrigare ampie aree dell’oasi che stanno seccando a velocità vertiginosa. Altra anomalia, dove é possibile irrigare, consiste nell’abbassamento del livello di disponibilità dell’acqua delle falde, dovuto principalmente all’installazione di centri turistici di notevoli dimensioni che fagocitano migliaia di litri d’acqua giornalmente creando appunto enormi problemi. Anche se protetta da un dahir del 1929 la Palmeraie di Marrakech é stata sottomessa a partire dai primi anni ’80 ad una pressione urbanistica senza precedenti. Hotels e ville di lusso sono spuntate ovunque a vista d’occhio e, anche se non si deve ignorare il ruolo positivo  del turismo, bisogna condannare fermamente la disorganizzazione che ha per lungo tempo dominato il territorio. Molti di queste costruzioni hanno irrimediabilmente causato danni enormi a tutto l’ecosistema della Palmeraie grazie all’uso disinvolto di cemento armato e quant’altro, senza il minimo rispetto ambientale. Come coinvolgere la popolazione locale che sopravvive grazie anche alla Palmeraie ma che si disinteressa sempre di più? Come conciliare il turismo sempre sempre più pressante, fautore comunque di benessere, con l’ecologia?  Queste sono alcune problematiche che la Fondazione Mohhamed VI per l’ambiente stà cercando di rispondere, con impegno e innumerevoli difficoltà. In virtù di dieci convenzioni firmate il 19 marzo 2007 si sta procedendo ad un parziale recupero rimboscando ampie aeree dell’oasi in parallelo ad un programma di gestione delle acque e la promozione turistica e culturale. Staremo a vedere se l’amministrazione cittadina, il sindaco della Ville Rouge e il nuovo governo saranno in grado di aiutare questi positivi cambiamenti; la Palmeraie di Marrakech deve essere sempre di più considerata un elemento determinante per la sopravvivenza della città quindi del turismo, che traina l’economia del Marocco.

Fonti:Mensile Medina – Maroc Magazine

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