Scontri di piazza a Marrakech: almeno 60 i feriti

scontriTrenta persone sono state arrestate venerdì scorso durante alcuni scontri tra la polizia e manifestanti che protestavano contro l’aumento dell’acqua e dell’elettricità, riporta oggi un bollettino del ministero degli Interni. “Trenta persone sono state arrestate venerdi’ a Marrakech per aver organizzato una manifestazione non autorizzata”, indica il comunicato, affermando che queste persone si sono viste colpevoli di atti di violenza e di vandalismo, scagliando pietre sulle forze dell’ordine e sui passanti. Secondo alcuni testimoni oculari della manifestazione, che cade in una settimana dove i turisti sono numerosi, almeno 60 persone sono state ferite e quattro di loro sono stati ricoverati con codice rosso. I manifestanti sono stati dispersi con un lancio prolungato di gas lacrimogeni e con i cannoni a getto d’acqua.  Il governo islamista di Benkirane, insediatosi al potere in Marocco da un anno nel contesto della Primavera Araba, si sta confrontando con delle serie problematiche sociali e gli indicatori economici del paese sono in caduta libera.

Leone l’Africano

Hassan al-Wazzan nacque nel 1488 a Granada, nella Andalusia musulmana. Dopo la presa della città nel 1492 dai reali cattolici  Isabella di Castiglia e Ferdinando II° di Tarragona, la sua famiglia si rifugiò in Marocco nella città di Fès. Hassan studiò  teologia in diverse scuole coraniche della città e alla prestigiosa Karaouiyine, e grazie allo zio materno debutterà nel campo diplomatico seguendolo in una missione nell’impero Songhai, in visita all’Askia Mohammed Touré. L’impero venne fondato a Koukia nel VII° secolo dal capo berbero Za el-Ayamen che fuggì davanti all’invasione araba, e si estendeva dal Niger al Mali sino ad una parte della Nigeria attuale. Verso il 1010 il re di Koukia si installò a Gao e si convertì all’Islam. La città vicina di Tombouctou divenne il punto di raggruppamento delle carovane e il centro transsahariano che fece della città un centro economico dell’impero e centro religioso e intellettuale importante. Questa città misteriosa si adornò di numerose costruzione in pisè (terra e paglia) come le moschee Jingereber, Sidi Yaya e Sankore. Leone l’Africano  dopo questo viaggio entusiasmante decise che la sua vita sarebbe stata al servizio della diplomazia. Le sue missioni politiche e commerciali lo portarono attraverso tutto il Marocco; dal Rif al Souss, dai Doukkala ai Tadla, dal Tafilalet alle zone presahariane e poi ancora in tutti i paesi del Maghreb, dell’Arabia, dell’Africa sahariana, a Costantinopoli e in Egitto. Nel 1518, di ritorno da uno dei suoi viaggi, la nave sulla quale era imbarcato venne attaccata (si presume a Malta o in Corsica) e fatto prigioniero da “marinai siciliani“. Venne infatti catturato dai Cavalieri dell’ordine di S.Giovanni. Questi ultimi però, impressionati dal suo sapere e dalla sua cultura lo donarono al Papa Leone X, che in seguito lo adotto come figlio, lo fece catechizzare e poi battezzare con il suo stesso nome: Giovanni Leone. Divenne allora Giovanni Leone de Medici, detto Leone l’Africano. Durante il suo soggiorno in Italia studiò l’italiano e il latino ed insegno l’arabo a Bologna. Su richiesta del Papa scrisse la sua famosa Cosmographia dell’Africa, pubblicato a Venezia sotto il titolo di “”Della descrizione dell’Africa et delle cose notabili che ivi sono“. Quest’opera divenne una referenza importante con preziose informazioni sulla vita, la morale, gli usi e costumi del mondo musulmano, tralasciando volutamente tutti gli aspetti di carattere militare (il 70% dell’opera descrive ovviamente il Marocco) . Grazie a questo libro Tombouctou divenne una città mitica nell’immaginario collettivo europeo. Il libro divenne la Bibbia di tutti i diplomatici e esploratori interessati all’Africa. Mori nel 1548 lasciando in dono questa preziosa eredità. La sua morte è avvolta nel mistero: alcune fonti danno gli ultimi giorni della sua vita in Italia, a Bologna. Altri invece credono sia morto in Tunisia, riconvertitosi all’Islam, ma nessun documento prova questa tesi. Resta il fatto che la vita di quest’uomo è stata sicuramente straordinaria e fuori da ogni prevedibile schema, ambigua e sicuramente avventurosa.

La dottrina del Sufismo in Marocco

Molti marocchini, giovani e meno giovani, praticano il sufismo sotto diversi aspetti e forme. Elemento forte dell’identità marocchina, il sufismo assorbe tutti i membri della società, non importa quale sia l’età, sesso, status sociale o orientamento politico. Il sufismo attira sempre di più i giovani a causa della sua tolleranza, della sua interpretazione facilitata del Corano, del rifuto al fanatismo e per la sua modernità. I giovani trovano nei principi di “bellezza” e “umanità” del sufismo, uno stile di vita equilibrato che permette loro di amare le arti, la musica e l’amore senza essere obbligati ad abbandonare i loro obblighi spirituali e religiosi. Le confraternite sufiste esistono in tutto il Marocco. Organizzano regolarmente incontri di preghiera, per salmodiare e discutere di sociale o di politica, del rispetto per l’ambiente o della solidarietà,  sino ad arrivare alla lotta contro le droghe o alla minaccia del terrorismo. Inoltre, i seminari sufi, pongono l’accento sui valori universali che l’Islam condivide con il cristianesimo e il giudaismo (come la ricerca della felicità, l’amore dei sensi, la tolleranza delle differenze razziali e religiose, la promozione della pace) e incitano i giovani a confrontarsi nel dialogo interreligioso. Nell’insieme, i seminari sufi, con i loro salmi e i loro raccoglimenti spirituali, offrono un veicolo sociale a milioni di marocchini, dove la fusione del sacro e del profano, dell’anima e del corpo, del singolo e dell’universo è a volte possibile e gratificante. I sufisti prendono le distanze dai fondamentalisti (che vedono l’Islam l’emulazione serrata e utopistica del profeta Maometto e dei suoi compagni) e insistono in particolare sull’adattamento della comunità alle problematiche e alle priorità dei tempi moderni. I sufi non condannano le donne senza velo cosi’ come non censurano le distrazioni della nostra epoca. suficopPer gli adepti, la differenza tra vizio e virtù e strettamente correlata all’intenzione e non alla apparenza. Il sufismo è dilagato nella cultura marocchina al punto che il suo ruolo non può essere appreso se si riduce a capire una setta o un luogo sacro: la sua dottrina ha impregnato dei generi musicali detti “moderni” o “occidentali” come il raî, versione hip hop e rap marocchino, che ovviamente possono apparire troppo terresti o troppo sensuali per essere associati al sufismo. Questa musica si ispira alla poesia sufi per cantare l’essenza prima dell’essere umano, le virtù della semplicità e i doni curativi dei santi sufi come Sidi Abderrahman Majud, Sidi Ahmed Tijani e Sidi Boumediene, capi spirituali venerati dai loro discepoli per aver cercato, e trovato, l’unione spirituale con Dio nel corso della loro esistenza terrena. L’impatto del sufismo sulla cultura giovanile è esplicità nelle parole del gruppo urbano Nass Al Ghiwan e dei Sahara Gnawa. Questi due gruppi sono stati profondamente influenzati dalla musica pop marocchina dagli anni ’70 e le canzoni dei Ghiwan sono impregnate della filosofia hippie di gruppi come i Rolling Stones e i Pink Floid, spingendo un gran numero di loro ascoltatori verso una risposta psichica chiamata Shata, un termine arabo marocchino usato per parlare di danza moderna. I musicisti Gnawa, discendenti degli schiavi africani deportati in Marocco tra il XII° e XVII° secolo, produssero un effetto molto simile. sufi31Le loro musiche, mixate con parole religiose,  profondamente radicate nella tradizione dell’Africa subsahariana, e melodie melanconiche, ricordano il jazz e il blues americano. L’esecuzione Gnawa si concentra sul corpo che danza girando su se stesso, su di una voce spasmodica, ritmi poetici che rimandano ai salmi sufi in arabo come “Non esiste altro Dio che Dio e Maometto è il suo messaggero“. Queste parole, terribili se pronunciate da un terrorista, elevano l’anima quando sono cantate dai musulmani pii, dagli Gnawa e da altri musicisti ispirati dal sufismo.Anche il gruppo Fnaire, nuovo complesso hip hop di Marrakech, si definisce come un mélange di tradizioni sufi e di rap americano. È opportuno segnalare che migliaia di giovani europei, americani e africani, affluiscono ogni anno ai Festivals di musiche sacre organizzati dai movimenti sufisti attraverso tutto il Marocco, per cantare e celebrare i loro entusiasmo per la vita e il loro attaccamento ai valori universali della Pace. La scena di questi Festivals rifiuta totalmente il tipo di immagine che i fondamentalisti cercano di trasmettere ai giovani marocchini. Questa fusione di sufismo e modernità produce un esperienza estetica unica, che attira i giovani che rifiutano la violenza, sostenendo i valori di una umanità condivisa.

Marrakech Oltre..

Era il 1969 e il grande stilista Yves Saint Laurent, nel suo gandoura bianco, passeggiava e intratteneva i suoi ospiti nella splendida villa Oasis, a Marrakech. Come Brigitte Bardot, qualche anno dopo con Saint Tropez, cosi’ lo stilista franco-algerino fece scoprire al jet-set  internazionale il fascino e lo charme orientale di Marrakech. A partire dagli anni ‘70 Marrakech diventò un passaggio obbligato dei ricchi  che la divisero con Gstaad, Sain Barth o Ibiza. La lista dei proprietari di immobili oggi nella Ville Rouge parla da sola: Naomi Campbell, Jean Paul Gaultier, Serge Luten, Bernard Herny Lévy, Marta Marzotto, le sorelle Sozzani di Vogue Italia, Bulgari, Giorgio Armani, Alain Delon, Aznavour, Marella Agnelli, Madonna, Kate Moss e altri. Nei locali notturni bazzicano personaggi famosi, direttamente da Los Angels e da Londra, con pruderie mediorentali. Un famoso editorialista mondano americano, dopo un suo viaggio a Marrakech, ha scritto: ” L’unica cosa che non mi ha fatto credere di essere a Los Angeles è stata la musica tradizionale con i tarbouches e i loro tamburini“. “Marrakech è diventata un terreno di gioco per il jet-set internazionale dove tutti i capricci sono realizzabili e, dietro le mura delle case, succedono cose tutt’altro che irreprensibili“,  mi confida Rachid, figlio di un grande industriale e habitué delle serate mondano-private della città. Droga, prostituzione, gigolo’,  proposte sessuali indecenti…luogo di tutte le follie!. Alla fine del 2010, il figlio di un dirigente africano è stato soprannominato “il nababbo di Marrakech” dopo aver organizzato una serata smisurata, fatturata in milioni di dh (centinaia di migliaia di euro); 80 indossatrici provenienti da tutto il mondo erano presenti alla festa e una parte del buffet, composto ovviamente da quintali di caviale, venne trasportato in aereo direttamente dalla Russia!. Qualche mese dopo un miliardario russo spese oltre 90.000 euro in una sola giornata a Dakla, nel Sahara occidentale, accompagnato da uno staff di 30 persone, affittò un intero Hotel, shopping nella Regione e permesso di pesca in acque protette. Per rispondere alle esigenze di un pubblico così particolare vengono alla luce settimanalmente ville di alto standing assolutamente fashion e trendy in zone come la Palmeraie. Locali come il Pacha (già presente a Ibiza), classificato dalle riviste del settore come il più grande Disco-Club in terra fricana, il Nikki Beach (creato a S.Tropez), il Comptoir Darna (gemello dell’omonimo club parigino) o ancora La Plage Rouge, offrono un servizio all’altezza di questa clientela “huppée“. Per il suo primo ingresso in Marocco, il Gruppo Hôtelier di lusso Barrière ha scelto, a suo tempo,  Marrakech, centrando la previsione di fatturati a sei cifre. Tornei di poker, rally di Ferrari, competizioni di golf, Festival Internazionale del Cinema, elicotteri e jet privati…tutti i servizi di lusso sono oramai disponibili in Marocco e a Marrakech in particolare. “La vicinanza con l’Europa, la dolcezza del clima, la sicurezza, ma in primis la qualità della vita, sono le principali attrattive di Marrakech“, mi spiega Jawad Kadiri, manager di un importante locale notturno dell’Hivernage, uno dei quartieri europei chic della città. Artisti, uomini d’affari, aristocratici, hanno contribuito a scrivere la leggenda di Marrakech, aprendo le loro case mostrando l’art de vivre marocchina. Il cuore del jet -set in Marocco è però anche edonista e innamorato della way of life di questo paese, rifuggendo a volte dall’eccesso di mediatizzazione. Senza cedere alla semplice immagine, conferma il giornalista Simo Benbachir, le belle auto o lo champagne a fiume nei locali non sono forzatamente lo status del jet- set marriakchi, dove la parola chiave è sempre più discrezione. Per penetrare in questo mondo segreto non è necessario il puro denaro, serve la classe, la raffinatezza e un accentuato sense of humor amalgamato alla cultura. I V.I.P marocchini poi, sono in generale giovani eredi di grandi famiglie del Reame, hanno viaggiato, frequentato le migliori scuole e sono poliglotti. Sono in buona parte artisti e professionisti  che costruiscono amicizie attraverso il mondo. Dandy o uomini d’affari, vivono in un mondo parallelo, cittadini estemporanei con passaporti diplomatici internazionali. Un mondo che regala lusso dove i soldi non sono un problema e dove tutti i tabù sono stati bruciati;  dove l’omosessualità in primis, il divorzio, l’adulterio, sono la moneta corrente. Con buona pace dei fondamentalisti islamici, sempre più numerosi e in crescita vertiginosa nel Califfato.

 

 

 

 

 

 

 

La Solitudine di Saïd, ermafrodita marocchino

Non è un uomo, ma neppure una donna. Saïd ha 40 anni, è nato ermafrodita e a causa del suo handicap non ha mai potuto accedere ad un vero lavoro, a delle cure decenti. Oggi, sogna di diventare “uomo” per poter avere finalmente una vita normale. E’ disoccupato Saïd, non ha una vita sociale e soffre di numerose patologie. Questa vita non l’ha scelta. Vive in una piccola località nei pressi di Tétouan, in Marocco, con la sua famiglia. I pregiudizi sociali  gli hanno imposto una vita durissima e l’assenza di una struttura sanitaria che si occupasse  delle sue patologie; le autorità poi non hanno fatto altro che peggiorare la sua situazione. Questo non toglie che Saïd cammini a testa alta dichiarando che “gli ermafroditi non devono vergognarsi, non hanno  nessun motivo per farlo”.  In un intervista a Afrik.com dichiara che la sua infanzia non è stata facile e sovente si trovò solo.  A causa del suo handicap è stato privato degli studi perchè i suoi compagni lo deridevano dicendogli che era diverso. Non poteva andare alle toilettes perchè non esistevano porte. Smise la scuola nel 1985. In gioventù  lavorò  in un negozio e un giorno il gerente lo toccò  sul petto rendendosi conto che era un seno femminile e lo mise alla porta. Poi la voce si sparse e nessuno lo ha più assunto.  Ha vissuto nella solitudine più totale, sempre più solo. Dichiara gridandolo che è nato così, diverso. Con un nome maschile e fisicamente uomo/donna.  Qualche anno fa decise  di sottoporsi ad alcuni trattamenti medici per diventare “uomo”, per poi affrontare la correzione chirurgica del sesso; in primis asportare i seni che gli creano enormi problemi obbligandolo ad indossare una t-shirt che li comprime creandogli un dolore molto forte, a giorni insostenibile.  Il calvario negli ospedali ebbe inizio e vide molti dottori. Ma nessuno di questi gli diede una cura. Ogni volta, il medico lo orientava verso un altro. Un urologo lo prese in giro e gli prescrisse una ricetta che dichiarava “dolori addominali”. Saïd è diabetico e ha un cancro. Senza soldi non si va lontano e un operazione chirurgica correttiva a Rabat o a Casablanca costa molti soldi. Nell’intervista, dichiara di essere il solo marocchino, forse il solo arabo, che ha avuto il coraggio di gridare forte di essere ermafrodita, dopo anni passati a mascherarsi, a fuggire dagli sguardi insulsi e indagatori della gente.  Nel suo entourage, fortunatamente, ci sono diverse persone che lo sostengono moralmente, che gli dicono “bravo!”. Altri lo insultano per strada e dicono che la sua è una punizione di Dio. L’abitudine però,  e un pò di indifferenza,  lo salva da queste persone ignoranti, che non sanno e non capiscono che la sua non è stata una scelta. Saïd è nato cosi’ e nessuna struttura sanitaria o sociale  lo ha mai aiutato.