Nomade

tendeMillenni fa qualcuno distinse il campo dalla pianura, scavò pozzi e canali, costruì città e templi, e diede vita allo Stato. Qualcuno invece scelse di continuare a vivere nelle tende, con gli animali, allevati e cacciati, sempre in movimento, sempre spostandosi cercando pascoli più verdi, terre più ricche in selvaggina – mercati più floridi. Il nomade scorre, lieve, sulla terra: tutte le carovane e i cavalli non pesano quanto un palazzo; è fluido nell’organizzazione, coglie la vita che gli serve per la vita – né più né meno responsabile di un qualunque animale, nella cura del mondo, sia egli il tuareg colorato d’indaco che traversa il Sahara a dorso di dromedario, mercante di sale, tè e gemme, sia il terribile cavaliere unno che mastica carne frollata sotto la sella e caccia il nemico umano come preda nelle steppe sterminate dell’est, frustate dal vento freddo. A un tempo il nomade resta più vicino alla saggezza preistorica della bestia intelligente che vive con la natura; ora ignorante, ora fine poeta, vive affogato in superstizioni che però sono un linguaggio, una rappresentazione simbolica di una realtà che pulsa di energia. È da queste osservazioni che un uso figurato od esteso dovrebbe connotarsi.
Quello del nomade, in due parole, è come un fascino di gioventù: pare poco serio, ma è di vitalità magnetica.

Sijilmassa, crocevia di Civiltà.

sijlmassa2Situata nel sud-est del Marocco, la città di Sijlmassa, è stata nella  Storia un crocevia di civiltà e di mix culturali, con le sue vestigie e rovine che testimoniano ancora tutta la sua  grandezza e il suo splendore, merita appieno una visita approfondita. Fondata nell’anno 140 della Hegira, Sijilmassa, una delle più antiche città del Marocco, è considerata la prima città islamica nell’ovest islamico dopo Kairouan. Questa città è stata il primo scalo strategico nel lungo periplo delle carovane commerciali dirette verso il Soudan e l’ultimo nei viaggi carovanieri provenienti dal nord e dall’est del Marocco in direzione Timbouctou. Il ruolo economico, importante, di Sijilmassa è stato messo in risalto negli scritti di diversi esploratori attraverso la storia, tra cui Leone l’Africano e Ibn Battûta. Questa città è stata un abbraccio continuo tra le diverse civiltà africane, orientali, andaluse e locali, che ha forgiato una civiltà eccezionale dove coesistevano diverse componenti delle società di Sijimassa e Tafilalet. Altro suo ruolo importante, Sijlmassa ha conosciuto personalità iminenti del sapere e della scienza con gli insegnamenti di Al Bayan (teorico)  dettati dallo sceicco Hassan Benkassem, che hanno donato alla città una notorietà importante, trascinando tanti studenti e sapienti nella zona. Anche se il nome di Sijilmassa appare in diverse opere di storia e di geografia, è importante constatare che questo patrimonio storico, in primis il suo sito archeologico, è oggi esposto alla distruzione dei suoi monumenti urbanistici. Il lavoro dei ricercatori, degli archeologi e degli storici è oggi molto difficile per mancanza di fondi e di volontà. Il noto ricercatore M. Amrani spera in una mobilitazione per preservare questo sito, che rappresenta un patrimonio umano e storicà per la società sijilmassi, testimone sono le scoperte archeologiche fatte che hanno svelato un gran numero di fatti storici importanti. I ricercatori hanno indicato che questo sito archeologico deve essere riabilitato dalle autorità predisposte alfine di proteggere quello che resta dalla distruzione e preservane la memoria storica.  L’espansione urbanista sta arrecando gravi danni a questo patrimonio culturale ed i ricercatori stanno cercando di far conoscere questa importante eredità al mondo. Sijlmassa è stata una città commerciale importante e ricca, tappa obbligata per le lunghe carovane che partivano dall’Africa nera trasportando polvere d’oro, avorio, piume di struzzo e schiavi.sijlmassa5 La città divenne capitale di un emirato kharijta, sotto gli ordini dei Midraridi, prima di diventare il pomo della discorsia tra gli Ziridi, vassali dei Fatimidi d’Ifriqiya e i Maghraoudi infeudati agli Omeyyadi di Cordoba. Venne poi conquistata dali Almoravidi verso il 1055 e la sua condizione commerciali continuo’  florida sino al XIV° secolo e la sua apertura verso il mondo è attestata dal viaggiatore Ibn Battûta che affermò di aver incontrato alcuni sijilmassi nel corso del suo periplo in Cina. Nel periodo del suo massimo splendore Sijlmassa era composta da circa 600 Kasbah che formavano diversi quartieri. La Kasbah principale ospitava il Palazzo dell’Emiro, la GrandeMoschea, un laboratorio di coniatura delle monete oltre ad un immenso souk con la presenza di molti commercianti che provenivano dall’Egitto e da Bagdad. I Midraridi (chiamati anche Ouassouliti) adottarono per lungo tempo i riti moderati del kharjidismo e gestirono una politica di alleanze con le altre potenze kharjite del Maghreb e con  l’emirato Rostemide di Tiaret in Algeria. All’inizio del V° secolo, l’emiro  midraride Al Chakir Billah riconobbe l’autorità spirituale del califfo Abbaside. Questo evento fece si che Sijilmassa divenne una piazza commerciale a livello internazionale e cosmopolita, attirando a se anche i fondatori della dinastia fatimide, il califfo sciita Ubayd Allâh al-Mahdi che fuggiva le persecuzioni in Oriente. Il califfo venne incarcerato  e poi liberato nel  909 dai suoi partigiani che comandavano una armata composta dai Kutama del Maghreb centrale. La città in seguito venne conquistata dagli Zeneti che si allerano agli Omeyaditi di Cordova, che trasformarono la città in una enorme conio di monete. Sijilmassa perse importanza lungo i secoli e il suo declino divenne inevitabile quando venne rasa al suolo nel 1818 dalle tribù della confederazione di Aït Atta.

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Taroudant, la piccola Marrakech.

taroudantTaroudant, in arabo “Tifinagh“, è una piccola città nel sud del Marocco situata nella piana di Souss, capoluogo omonimo della provincia. Nel 2005 contava circa 63.000 abitanti. La città si trova a 70 Km ad est di Agadir e 250 Km da Marrakech. Taroudant (pron.Taroudannte) è situata nella valle del Souss ed è circondata da due catene montagnose, l’Alto Atlas a nord e ad est, e l’Anti-Atlas a sud; a sud la piana si apre sull’Oceano Atlantico. È una valle fertile attraversata dall’Oued Souss che attraversa la città. La provincia di Taroudant ha, sul suo territorio, la più alta montagna dell’Africa del Nord, il Jebel Toubkal, 4.167 mt. La famiglia berbera Tanani fu il primo nucleo ad installarsi sulle terre di Taroudant. L’origine del nome berbero Taroudant è ancora oggi un mistero: alcune leggende l’associano ad una principessa siriana che si installò nella regione e che portava il nome di ‘Regina Roudana”; altre spiegano con la frase berbera “Taroua ddante” che significa “i bambini sono stati portati via” (dall’acqua), che gridavano le donne quando piangevano i loro bambini scomparsi nelle piene feroci del fiume, nell’antichità molto fequenti nella zona. Taroudant è una delle città più antiche del Marocco e  divenne un avamposto romano con il nome di Vala conoscendo  migliaia di morti (berberi) che non accettarono l’occupazione, e quasi tutta la zona venne distrutta dalle forze romane negli attacchi contro l’ostinata popolazione Imazigh. Nell’XI° secolo la città divenne la capitale di un piccolo reame sciita (reame dei Bajjali) che venne poi annesso dagli Almoravidi nel 1056, indipendente poi sotto gli Almohadi, fu distrutta nel 1306 dai Merinidi. Conobbe il suo apogeo nel XVI° secolo sotto l’influenza di Mohammed ech-Cheikh Saadi, fondatore della dinastia saadita che ne fece la capitale e una base per le sue offensive contro i portoghesi installatisi ad Agadir (chiamata all’epoca Santa Cruz de Cap de Gué). La città divenne allora un centro carovaniero importante, famoso per l’abbondanza e la qualità delle sue mercanzie: zucchero, riso, cotone ecc.. Nel XVII° secolo Taroudant si trovò sotto la dominazione del reame di Tazeroualt, la regione situata tra Tiznit e Tafraout e quindi centro privilegiato delle spedizioni militari da parte dei sultani alaouiti . Gli alaouiti non avevano dimenticato l’umiliazione subita da Abi Hassoun Semlali, che governò la regione situata tra Taroudant e Tiznit e che imprigionò il fondatore della dinastia alaouite Moulay Ali Es Sharif nella borgata di Iligh. In rappresaglia il sultano Moulay Ismail fece massacrare una grande parte della popolazione in sostegno a suo nipote,il ribelle Ahmed Ben Mahriz, nel 1687. Come tutte le regioni, Taroudant ha sofferto della chiusura del porto di Agadir a partire dal 1760. La città allora si ritirò dietro alle sue mura sino al 1912, data che conobbe il ribelle El-Hiba Bin Ma’a El Ainine (il sultano azzurro), che fece della città il centro della resistenza contro l’occupazione francese sino al 1914. La popolazione di Taroudan era reputata fiera e ombrosa. In rappresaglia la città venne distrutta a più riprese. Il padre dell’attuale re non andò mai in visita nella città berbera appunto per la nomina di città ribelle.Taroudant1 Taroudant oggi è una cittadina splendida, una piccola Marrakech, e i suoi abitanti sono amabili e gentili. In città visitate i vari souks, decisamente meno caotici di quelli di Marrakech dove troverete ottimi lavori in cuoio e in ceramica, senza dimenticare il souk dei gioiellieri dove troverete delle belle pietre in vendita a peso. I piccoli taxi della città sono di colore bianco. Capitolo a parte le mura che cingono la città e che fu capitale della dinastia Saadita, oltre alle diverse  tombe sante per gli ebrei presenti sul territorio. Taroudant era difesa da 7,5 Km di mura che innalzano 130 torri e 19 bastioni ad angolo collegati tra loro da camminamenti che la fecero diventare una cittadella inespugnabile.Le mura permettono il passaggio all’interno della Medina tramite 5 porte ad arco di archittetura moresca, disposte principalmente nei punti cardinali e sono chiamate: Bab al-Kasbah, Bab Zorgan, Bab Targhount, Bab Oulad Bounouna e Bab El Khemis. Essendo una piccola città è possibile ammirarla camminando come pure passeggiare intorno alle sue mura che sono strettamente collegate all’interno, per terminare sulla piazza Assarag (Al Alayuin) che costituisce il nucleo centrale della Medina e luogo di incontro preferito dei suoi abitanti. Per dormire Taroudant offre alcuni Hotels di sufficiente livello, il mio consiglio è quello di visitarli quando siete in loco (non sono mai occupati al massimo) e principalmente cercate dell’Hotel Palais Salam che è un **** stelle; le camere sono abbastanza deludenti ma il giardino non ha paragoni. Oppure se siete molto, ma molto ricchi , prenotare all’Hotel Gazelle d’Or (Relais & Chateaux). È un albergo incredibilmente esclusivo situato a qualche Km dal centro città. Venne costruito nel 1961 da un barone belga, circondato da giardini lussureggianti con ogni tipo di confort al suo interno. Si gioca a tennis, è presente un maneggio e persino un campo da croquet. È ovviamente frequentato da ricchi inglesi ed è considerato uno dei più lussuosi alberghi del Marocco (l’ex presidente francese Mitterand era di casa prima di acquistare una sua proprietà in città).

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Il Marocco islamista e l’Egyptair: una barzelletta.

egyptairUn paio di settmane fa, una delegazione di deputati marocchini del PJD, partito islamista al governo, condotti dal deputato di Oujda, Abdelaziz Aftati, si sono recati in una mini-tournée attraverso il Medio Oriente, visitando la città di Gaza in mano ad Hamas e al Cairo in visita ai Fratelli Musulmani. Rientrando in Marocco, i deputati marocchini sono saliti su di un volo della Egyptair con scalo a Casablanca. A bordo, sono esplosi dalla collera, quando è stato diffuso nei mini schermi un film americano, Spyderman, che conteneva alcune scene di baci tra l’eroe e l’eroina del film. La reazione dei deputati islamisti marocchini, da scandalo è diventa barzelletta su tutti i media e nelle sedi politiche egiziane.  Sullo stesso volo erano presenti degli alti commissari dello Stato egiziano, un magistrato della corte egiziana e un numero importante di ricercatori universitari e uomini di governo del Cairo. Davanti a questo gotha politico-giuridico-universitario, i deputati islamisti marocchini hanno riflesso uno stato dell’arte molto inquietante del Marocco oggi, giocando ai pirati del’aria, spaventando e destabilizzando i passeggeri. Ciliegina sulla torta la presenza sul volo dell’attivista per i Diritti Umani egiziano Saad Edine Ibrahim. Del Marocco, questo militante laico ha sempre avuto la migliore delle opinioni, avendo subito sotto il regime di Moubarak la persecuzione e l’esilio, commettando nelle vari televisioni l’esperienza politica marocchina molto positiva, citando la legge sulla famiglia, il rispetto degli ebrei e ancora la trasformazione in democrazia del reame marocchino. La scena che gli si è presentata davanti agli occhi, ha dato modo a Ibrahim di riflettere e scrivere un articolo che racconta  i fatti assolutamenti choccanti. Il titolo è ”Il bacio che ha rischiato di procurare 100 morti, a causa di estremisti marocchini pubblicato sul quotidiano egiziano Tahir News e che inizia con la scena del bacio tra Spyderman e la sua amata. Dalla scena del primo bacio, raccontano i fatti,  il deputato Abdelaziz Aftati lascia il suo posto e si avvicina ad uno steward, intimandogli di fermare immediatamente il film; lo steward cerca di sdrammatizzare la situazione offrendo al deputato una mascherina per gli occhi invitandolo a riposarsi dicendogli : ”Signore, ci sono oltre 100 passeggeri sull’aereo e vogliono vedere il film“. A questa risposta il deputato islamista marocchino inizia ad urlare creando un alterco con il personale di bordo e con gli altri passeggeri. Ibrahim racconta che tra loro erano presenti tre donne velate, mogli di tre dei marocchini presenti, che hanno cercato di calmare i mariti e gli altri deputati, invano.  A quel punto il comandante è intervenuto con un messaggio vocale rivolto ai marocchini che richiedeva la calma sull’aereo e, in caso contrario, l’atterraggio ad Algeri per presentarli alla polizia algerina come fautori di sommossa. Messaggio passato inascoltato dai deputati marocchini che hanno continuato la loro ridicola bagarre. Dopo circa 10 mn il comandante si è ripresentato annunciando che le autorità algerine avevano accettato di far atterrare il loro aereo all’aereoporto di Algeri (annuncio clamorosamente falso). L’annuncio del pilota, racconta Ibrahim, ha avuto l’effetto bizzarro di creare un alterco violento tra gli stessi deputati marocchini, anche fisico, incolpandosi a vicenda, mettendo in scena uno spettacolo pietoso davanti agli altri passeggeri. Entrano in scena, ancora una volta, le tre mogli velate, che avvicinandosi alla cabina di pilotaggio chiedono scusa al comandante trasmettendo anche le loro scuse ai passeggeri, pregandolo di fare rotta verso Casablanca, evitando l’Algeria perchè, secondo loro, le autorità algerine avrebbero maltrattato i deputati essendo marocchini. Le tre signore raggiungono lo scopo e il film prosegue sino alla fine, incorniciato da uno scroscio di applausi dei passeggeri egiziani nella scena finale che si conclude con un lungo bacio tra i due protagonisti.

Sodoma e Gomorocco

sidialiIl Moussem di Sidi Ben Hamdouch si svolgerà quest’anno sotto il controllo stretto e ferreo della gendermeria reale (si sente odore di PJD, il partito islamista al governo,  in questa operazione). Il quotidiano arabofono Akhbar Al Yaoum riporta nell’edizione di ieri che è stato ordinato ai gendarmi di operare dei controlli per evitare che la cerimonia per il marabout Sidi Ali Ben Hamdouch non si trasformi in un gay pride. Eletto loro santo patrono dagli omosessuali marocchini, il mausoleo di Sidi Ali Ben Hamdouch diventa per l’occasione, secondo testimoni oculari e articoli riportati dai giornali, un luogo dove si svolgono riti sodomiti e orge in pubblico. Un giornalista scrisse a suo tempo, prima dello scandalo dei matrimoni omosessuali di Ksar El Kebir e di Sidi Ali che portò all’arresto di decine di omosessuali e simpatizzanti : ” Durante tutta la durata del Moussem, le coppie omosessuali passeggiano tenendosi per mano. Alcuni sono riconoscibili dai loro ancheggiamenti nel camminare e dai loro gesti spiccatamente femminili. Altri, si fanno riconoscere dagi abiti aderenti, i loro fondotinta o ancora dal profumo che si sente da lontano. Altri ancora, tatuati con l’hennè, indossano bijoux e fanno di tutto per non passare inosservati. Qui, il tabù della relazione omosessuale in Marocco è bruciato. Il tempo di un Moussem e Sidi Ali diventa un corridoio di eccezione culturale in Marocco“. Sempre secondo il quotidiano marocchino Akhbar Al Yaoum, la gendarmeria ha ispezionato la località El Mghassien, mettendo sotto sopra  le camere delle case che vengono date in affitto per l’occasione, invitando (obbligando) tutti i proprietari, prima di affittare i loro domicili, a esigere dagli affittuari la copia della loro carta nazionale e presentarla alle autorità locali. Sono molte le spiegazioni per questo raggruppamento di omosessuali marocchini al mausoleo di Sidi Ali Ben Hamdouch ; la più probabile è una credenza che racconta la storia di questo marabout quando era in vita, eremita presso El Mghasieen e guardiano di un albero chiamato ”Albero di Lalla Aïcha“, una santa donna idolatrata dagli omossessuali marocchini come la loro santa patrona. La leggenda popolare racconta che una notte Lalla Aicha dormiva sola sotto la sua tenda, quando venne aggredita da uno sconosciuto che voleva violentarla. Per grazia divina Lalla Aïcha si trasformò in un uomo con la barba, forte e robusto, con un pene che distrusse (letteralmente) l’agressore. Il comune di El Mghasieen conta 4.000 abitanti che vivono grazie ai ricavi economici del moussem di Sidi Ali Ben Hamdouche, durante il quale vengono affittate camere, aperti piccoli ristoranti e si vendono animali usati per i sacrifici al mausoleo.

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Credits: EMarrakech.com