24/01/1943 – Conferenza di Casablanca (Anfa)

anfaIl reame marocchino  festeggia i 70 anni della Conferenza di Casablanca ; dal 14 al 24 gennaio 1943, gli Alleati (Stati Uniti, Inghilterra e Francia) si ritrovarono all’Hôtel Anfa di Casablanca per concludere degli accordi sulla guerra in corso. Per commemorare questo passaggio della storia, il console generale degli Stati Uniti d’America ha organizzato, dal 15 al 31 gennaio 2013 a Casablanca, un programma culturale in onore di James Roosvelt, nipote del presidente Franklin D. Roosevelt. L’avvenimento ha per tema “La Conferenza di Anfa 1943: sguardi incrociati su 70 anni di cooperazione marocco-americana”. Il taglio del nastro è stato dato martedì scorso con l’apertura di una conferenza dove diverse personalità sono intervenute nella sala mediatica della moschea Hassan II, per presentare differenti prospettive sulla cooperazione tra il Marocco e gli USA. La Facoltà di Lettere Ben M’Sik ha accolto la seconda giornata organizzando dei colloqui dedicati agli studenti universitari dove si è tenuto uno scambio di opinioni con il nipote di Roosvelt e due storici americani. Un esposizione multimediale, “Riflessi”, è prevista dal 18 al 31 gennaio negli antichi mattatoi di Casablanca. “Riflessi è la cultura americana che si riflette nell’architettura casablanchese e in diversi aspetti del suo stile di vita” spiegano gli organizzatori. Le giornate culturali  in onore di James Roosvelt termineranno lunedì 28 gennaio con la proiezione di un classico del 1942: “Casablanca”, al Dar America di Casablanca. 1943: Hôtel Anfa, Casablanca. Il 14 gennaio 1943, il Presidente americano Franklin Roosvelt e il Primo Ministro britannico Winston Churchill invitarono Joseph Stalin ei generali francesi Henri Giraud e Charles de Gaulle a riunirsi presso l’Hôtel Anfa. Senza sorprese, Stalin rifiutò; Giraud accettò senza esitazioni e De Gaulle si riservò di partecipare non essendo in buone relazioni con Giraud. Ma Roosvelt e Churchill hanno tutte le intenzioni di riconciliare i generali francesi oltre a prendere decisioni importanti sull’invasione della Sicilia e del resto d’Italia, oltre agli aiuti da fornire all’URSS. In quell’epoca, il generale De Gaulle presiede il Comitato nazionale francese di Londra, organo dirigente della Francia libera. All’appuntamento casablanchese, De Gaulle rifiuta di presentarsi. Questa decisione imbarazza non poco Churchill che non vuole contrariare Roosvelt quindi preme su De Gaulle minacciando di paralizzare le sue attività in Inghilterra dove il generale è in contatto permanente con la resistenza francese. De Gaulle a questo punto  accettà di intervenire a Casablanca e per motivarlo Churchill lancia a De Gaulle un ultimatum: “Mio generale, se mi ostacolerete vi liquidero!”. L’ambiente è teso; De Gaulle incontra Giraud e i due uomini si stringono la mano, per fare piacere a Roosevelt; una stretta di mano talmente furtiva che i due generali dovranno ripeterla in diverse riprese perchè i fotografi abbiano il tempo di fissare quell’istante.  Un immagine che scompare rapidamente a causa di una nuova querelle: De Gaulle si indigna contro la decisione di Giraud che accettà come unica presenza la sorveglianza della Conferenza gestita dagli  americani. Il generale De Gaulle ostinatamente riesce ad ottenere che un distaccamento francese dell’Armata d’Africa si associ, prima di iniziare il dibattito. La Conferenza di Casablanca, detta di Anfa, arriva al termine. De Gaulle rientra a Londra e inoltra delle critiche a Churchill. Durante una conversazione con Lord Moran, il Primo Ministro britannico dichiarò, parlando di De Gaulle che “il suo paese ha abbandonato il lutto, lui stesso non è che un rifugiato e se noi ritireremo il nostro appoggio è un uomo finito”.   Le decisioni prese durante le giornate della Confernza di Anfa vennero comunicate il 12 febbraio 1943, da Roosvelt in persona in occasione  di un discorso via radio. Le Conferenze del Cairo, di Teheran, di Yalta e di Postdam tennero poi il passo a quella di Anfa. Gli accordi conclusi prevedevano un accordo per mantenere l’aiuto all’URSS; la decisione di invadere la Sicilia, poi il resto d’Italia e la fine dei combattimenti in Tunisia; direzione congiunta di Giraud e De Gaulle dell’insieme delle Forze francesi in guerra e si chiese a Giraud di lberare divesi capi della Resistenza, arrestati su suo ordine il 30 dicembre 1942.

anfa1

Angelina Jolie in Marocco

L’attrice americana Angelina Jolie, girerà il suo nuovo film in Marocco, sotto la direzione del regista americano Ridley Scott. Il film sarà realizzato nelle regioni sud del reame marocchino. Il film racconta la storia di Gertrude Bell, braccio destro di Lawrence d’Arabia, e descrive  le avventure di questa pioniera inglese nel mondo arabo, dove realizzò le frontiere della Giordania e dell’Irak con il mitico avventuriero. La scenografia, firmata da Jeffrey Caine, descrive un ritratto dei più completi su questa donna che collaborò all’inizio del XX° secolo con i servizi inglesi prima di sostenere la rivolta araba contro l’impero Ottomanno.  Anche l’attrice americana Sigourney Weawer sta girando in Marocco, precisamente a Ouarzazate, un sequel di Alien sempre con il regista  Ridley Scott, oramai un aficionados degli studios open air marocchini.

WikiLeaks, USA e Marocco

Gli Stati Uniti fecero pressione nel dicembre 2009 sul Marocco perchè si opponesse ad una risoluzione del Consiglio dei Diritti dell’Uomo dell’ONU che condannava l’islamofobia e l’interdizione dei minareti. Tutto questo segnalato su un cablo diplomatico americano pubblicato dal sito WikiLeaks. Il testo sulla “diffamazione delle religioni” proposto dal Pakistan a nome della organizzazione delle Conferenze islamiche (OCI), venne adottato nel marzo 2010 con una risicata maggioranza di 20 voti contro 17. Otto dei 47 paesi  si astennero.  Questo cablo, datato 28 dicembre 2009, precisa che la “delegazione americana” in Marocco voleva spingere il governo marocchino e la società civile ad astenersi al sostegno del “progetto di risoluzione”. “La nostra argomentazione è doppia: convincere il Marocco a non votare per questa risoluzione che rinforzerebbe la sua vocazione di paese a maggioranza musulmana ma tollerante e a continuare ad essere la voce della ragione all’interno della Lega Araba”, aggiunge il cablo diplomatico americano, citato martedi’ scorso dal quotidiano arabofono al-Khabar. Ma nel marzo 2010, il Marocco votò a Ginevra in favore della risoluzione del Consiglio dei Diritti dell’Uomo, condannando l’islamofobia e il “profilo etnico e religioso delle minoranze musulmane oltre all’interdizione dei minareti”.  L’Unione Europea e gli Stati Uniti, che si erano fortemente opposti a questa risoluzione l’avevano qualificata come “strumento di divisione”.  La risoluzione ONU era stata difesa dall’ambasciatore pakistano Zamir Akram, stimando che era destinata a proteggere contro l’antisemitismo, la cristianofobia e l’islamofobia.

Usama Bin Laden è morto: le vittime del terrorismo ringraziano.

La coincidenza è forte, eclatante. Usama Bin Laden è stato ucciso dalle forze americane in Pakistan. Questo succede quattro giorni dopo l’attentato al Caffè Argana di Marrakech. Al Qaeda (la base in arabo) è stata decapitata della sua micidiale icona, mitizzata sino a qualche anno fa da tanti giovani arabi nel mondo. Ricordo sempre con stupore, nei primi mesi del mio trasferimento in Marocco, i tanti giovani che idealizzavano Bin Laden, i tanti posters che vedevo appesi nelle povere stanze, il giochino che si vendeva alla Place che vedeva il terrorista inseguito da Bush (e non il contrario, quindi Usama vittima perseguitata). Le cose sono cambiate in questi ultimi anni, ovviamente, e anche i tanti segnali di antiamericanismo si sono affievoliti, e l’America con il suo presidente di colore ha riconquistato buona parte dei marocchini. Lo Stato del Vaticano questa mattina ha condannato i festeggiamenti di milioni di americani (ma quanti giovani nelle immagini che arrivano dagli USA!)  ribadendo che la morte non è mai un momento di gioia. Bene, vorrei ricordare alla Chiesa sempre pronta al perdono, al porgi l’altra guancia, che migliaia di persone sono morte negli attacchi dell’11 settembre, persone oneste, padri e madri di famiglia, bambini, tanti bambini, di ogni razza e credo, e buona parte del mondo arabo ha gioito di questo feroce e indescrivibile atto terroristico. Non condanno questi milioni di americani che hanno visto realizzato il loro sogno, non posso biasimarli. L’organizzazione di Hamas, mi correggo, i terroristi di Hamas, hanno condannato fermamente l’uccisione di Usama Bin Laden, senza un minimo di dignità e di amor proprio, ribadendo al mondo quello che sono: terroristi che minano gli sviluppi di pace nel Medio Oriente. Oggi è un grande giorno per l’America e per tutte le anime che non sono più tra di noi a causa di questo mostro ignobile che risponde al nome di Usama Bin Laden. Forse le cose non cambieranno, forse dovremo assistere ad una recrudescenza delle attività terroristiche nel mondo, da parte dei suoi fanatici e criminali adepti, prepariamoci, ma resta comunque il fatto che giustizia morale è stata fatta. Dedico questa giornata a Anthony, un caro amico che ha perso la vita nelle Twins Towers, aveva 32 anni, tanti progetti, tanti sogni e tante aspetttive; ha lasciato una moglie e una bimba di 4 mesi ad attenderlo invano, nel dolore più totale.

Questo post è stato selezionato da PAPERBLOG per la sua prima pagina.

Marocco: il treno della Storia non passerà due volte.

Anche se l’agenda reale è caratterizzata da una certa intemporalità, il discorso del 9 marzo 2011, dove il Sovrano annunciava la riforma della Costituzione (che non ha che 15 anni), non ci si puo’ sottrarre dal pensare agli avvenimenti accorsi e i quotidiani accadimenti che dipingono di rosso i paesi arabi, vicini o amici, dal mese di dicembre dello scorso anno. Sarà forse perchè il foglio di via alla futura riforma alias “rifondazione” annunciate da SAR Mohammed VI potrà servire come modello ai paesi arabi della regione come ha ben sottolineato Hillary Clinton, capo della diplomazia americana. Il livello d’attesa e di aspettativa internazionale verso la prossima Legge Fondamentale del reame è alta. Ma chi dice “attese internazionali” allude in primis alle “attese nazionali”. E’ un dato di fatto. L’insieme dell’establishment politico marocchino classico, compreso i partiti recentemente creatisi, ha raggiunto l’apice della disinformazione nel fare proposte alla commissione incaricata dal Re per redigere il nuovo progetto costituzionale, che sarà sottomesso a referendum popolare nel corso del prossimo autunno. Dopo qualche scarna informazione filtrata attraverso le riunioni “maratona” tra i partiti e le associazioni della società civile “alternativa”, tutti hanno comunque deciso di giocare sullo standard internazionale in materia di democrazia universale. Anche se i dibattiti si fossilizzano sul famoso Articolo 19 (vedi sotto). Riassumendo, i partiti islamisti come il PJD non vogliono che le prerogative spirituali del Re siano messe al bando perchè la legittimità di questo partito è basata sulla religione tout-court e non sulla gestione dei beni pubblici che, sanno bene, è totalmente insolubile in una eventuale società laica (mentre alcuni partiti d’obbedienza marxista bloccano queste prerogative sotto il significato dell’espressione “frontiere autentiche”). E’ chiaro anche, in questo marasma ideologico, che il partito Annahj Addimocrati (Voce Democratica), la cui stampa beneficia dell’aiuto statale, non nasconde più le sue simpatie per il Polisario. Impasse totale e il re reclama a gran voce proposte. Ma la vera società civile o “maggioranza silenziosa”, scopertasi nelle manifestazioni del Movimento 20 Febbraio, costituita da giovani e meno giovani senza alcuna appartenenza politica ne ideologica (fatto salvo qualche inflitrato tra i barbuti o i marxisti leninisti), è per il momento tenuta al di fuori dai dibattiti e non sarà (forse) veramente interpellata che durante il referendum. Questo è un errore gravissimo, letale. Questi giovani non sono da relegare in un angolo e non devono essere lasciati in stand-by, per nessun motivo politico o ideologico. Il treno della storia non passerà due volte. A buon intenditore….

 Articolo 19: Il Re, Amir Al Mouminine, Rappresentante Supremo della Nazione, Simbolo della sua unità, Garante della perennità e della continuità dello Stato, veglia nel rispetto dell’Islam e della Costituzione. E’ protettore de diritti e delle libertà dei cittadini, gruppi sociali e collettività. Garnatisce l’indipendenza della Nazione e l’integrità territoriale del reame nelle sue frontiere autentiche.

I musulmani americani esistevano già prima dell’11 settembre 2001.

Abito ad Harlem, in una strada dove esistono tre chiese e una moschea. Quest’ultima si trova nelle vicinanze di una di queste chiese e quando i fedeli si attardano sul marciapiede, è impossibile capire se sono usciti dalla chiesa o dalla moschea.Solo il foulard di alcune donne ne è il segnale. I musulmani americani non sono usciti dal nulla dopo l’11 settembre 2001. La nostra storia a New York e nel resto del paese anticipa di molto questa data tragica. Molti dei primi musulmani arrivarono qui in barca, altri come schiavi dall’altra parte dell’Atlantico. Pertanto l’astio che si sta propagando attraverso tutti gli Stati Uniti, vuole semplicemente scavare un fosso tra la parte americana e la parte musulmana della nostra identità. Nello spazio di una settimana, un autista di taxi newyorkese è stato pugnalato da un passeggero che gli ha chiesto se era musulmano ; un pazzo ha fatto irruzione in una moschea per urinare sui tappetti della preghiera, un altro ha dato fuoco ad un centro islamico a Madera, in California, e infine l’FBI sta indagando su di un incendio provocato in una moschea del Tennessee. ”Cosa sarà, dimmi, di mia madre, di mia cognata, di tutte le donne che indossano il hijab negli Stati Uniti  e che quindi è un segno di appartenenza alla religione islamica ? ”, mi chiede mia sorella Nora, universitaria.  Non parliamo solo di Park51, il progetto del centro islamico e della moschea nel quartiere Lower Manhattan, a due isolati da Ground Zero. Almeno altri quattro progetti di costruzioni di moschee nel paese, a centinaia di kilometri dal ” vicino sacro” di Ground Zero, si stanno confrontando con una opposizione antimusulmana . Alcune persone hanno voluto incolpare l’imam Feisal Abdul Rauf, che è alla testa del progetto di Park51, accusandolo di aver riaperto ferite non ancora rimarginate dopo l’11 settembre 2001, e nuovi atti di violenza e tentativi di attacchi sono stati compiuti quest’anno peggiorando di fatto la situazione. Ma la società musulmana americana non si è nascosta dietro ad un dito ed ha condannato duramente questi atti rifiutando di essere colpevole solo per il fatto di una “ affiliazione religiosa” con gli autori di questi crimini. Noi non possiamo permettere che qualche fanatico integralista possa mettere a repentaglio il tessuto sociale dell’America. Quei musulmani che si attardano sul marciapiede davanti alla moschea sono un microcosmo dell’America. Noi votiamo e vogliamo contare. Quel taxista ucciso era islamico, come il 50% circa dei taxisti che lavorano a New York. Noi siamo anche medici, attori, e regine di bellezza americane.L’altra sera, guardando una famosa serie tv ospedaliera con mia sorella che è ginecologa – ostetrica, mi ha raccontato un aneddoto che riassume tutta la soluzione : ”L’altro giorno stavo aiutando a partorire una paziente e il marito, essendo militare di stanza in Afghanistan, seguiva le varie fasi del parto collegato alla webcam di Skype. Mi sono detta : ecco, una ostetrica musulmana con il velo in testa sta aiutando un bambino a nascere, il cui papà è un soldato americano che si trova in un paese mussulmano ”.

Font : Mona Eltahaway, giornalista e cronista newyorkese specialista del mondo mussulmano e arabo.