Rabat, capitale del Marocco, è stata iscritta sulla lista del Patrimonio Mondiale dell’Unesco, dal Comitato del Patrimonio Mondiale riunitosi venerdi’ a S.Pietroburgo, in Russia. Rabat è stata giudicata “esemplare” dal Comitato, che l’ha eletta senza passare ai voti. Sei siti sono stati valutati ed hanno consacrato a livello mondiale la capitale marocchina: la ville nouvelle, i Giardini d’Essai e i giardini storici, la medina, la Kasbah dei Oudayas, le mura e le porte almohadi, oltre al sito archeologico di Chellah. La medina di Rabat, che è un vero e proprio tesoro architetturale, è attualmente oggetto di un restauro dal costo totale valutato in oltre 300 milioni di Dh.
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Fès come Rio de Janeiro?
La splendida Fès è allo stremo. Hay Aounates El Hajjaj è un quartiere che sul piano della sicurezza ha delle similitudini con le favelas di Rio, senza avere la stessa architettura. Quando ci si avvicina assomiglia a tanti quartieri sparsi nelle varie città marocchine, dal nord al sud. Le costruzioni che nascono a vista d’occhio sono del tipoR+3 o R+4 (3/4 piani), seguendo il modello catastale nazionale in uso nelle città. Ma, a tutti gli effetti, le costruzioni periferiche sono in realtà un muro perimetrale che circonda una città selvaggia dove regna l’anarchia. In seguito alle dimissioni delle autorità, un grupppo di islamici hanno costituito una banda armata con coltelli e spade; questo permette ai suoi membri di affrontare la deliquenza ma anche di imporre le loro ideologie malate. Un fenomeno, che era totalmente sparito dopo gli avvenimenti del 2003, prolifico oggi a causa dell’inesistenza delle autorità preposte e che giornalmente guadagna terreno. I quartieri di Hay 45-Bab Sifr, vicino a Ben Dabab, Hay Chicane a Ben Souda, Hay Laayoune, Zankat Azziate, Sidi Boujida, Hay Wandou-Bab Fthou, Hay Ain Boufaouz, Inane Al Kadiri…queste le zone ad alto rischio abbandonate e conquistate dai trafficanti di droga e dai gangster. Nate senza autorizzazioni, le costruzioni si accumulano in questi quartieri, spogli di ogni struttura culturale, sportiva o di attrazione. Anche gli alberi e i giardini sono rari. “La povertà di tutte le campagne che circondano Fès spinge i giovani demuniti a spostarsi nei quartieri selvaggi della città. Davanti a questa situazione tutti hanno paura. I responsabili non vogliono prendere nessuna iniziativa che rischierebbe di provocare degli scontri che creerebbero grossi problemi ai loro superiori”, ha dichiarato un poliziotto sotto aninimato a Aufait Maroc. Gli abitanti di Fès si sono costituiti in una Associazione, Fès Cultura e Patrimonio dell’Umanità. Il suo presidente, Mohammed Sanhaji, sta combattendo un ardua battaglia con le inesistenti autorità, per ridare nuovo slancio alla splendida città medioevale e imperiale. Mohammed Azhari, presidente di un altra associazione, l’Associazione Fassi per l’ambiente e lo Sviluppo, conferma l’assenza totale dei responsabili davanti al degrado sociale e ambientale della città. Abdenbi Errifi, abitante di Hay Narjis dichiara a Aufait che “in tutta la città di Fès oggi è molto difficile camminare di notte e, di giorno, bisogna essere sempre in guardia. A Aouniate El Hajjaj anche la polizia ha paura di entrare. Sovente si assiste ad aggressioni davanti ai poliziotti stessi che non fanno alcun gesto per difendere le vittime”. L’urbanizzazione selvaggia del Marocco non è altro che lo specchio della corruzione e dell’incompetenza che regna sovrana. Si costruisce di notte, sono ben organizzati e non si sa da dove sbucano, pertanto le zone delle bidonville e gli altri quartieri insalubri si vendono a prezzi alti perchè commercialmente validi per lo spaccio di droga. Come nelle favelas di Rio il crimine si è sviluppato e organizzato al punto di fare paura alle autorità stesse che non osano più, da tempo, avventurarsi in queste zone di non-diritto. Il rischio rimane quello degli islamisti che si installano in quelle zone e si ergono a protettori della popolazione demunita che non puo’ traslocare in luoghi più vivibili. Come a Rio, ci si chiede, la sola soluzione sarà quella di inviare i militari per occupare questi quartieri? La politica di riassorbimento delle bidonville è effettivamente reale solo nelle cifre. Ma non si stanno creando delle periferie calde ovunque attorno alle città del Marocco, cementificando illegamente per produrre niente altro che giovani prigionieri di questi muri? Si rimpiazziano le bidonvilles con dormitori senza anima, senza cultura, senza lavoro, senza educazione, senza spazi verdi degni di questo nome. I candidati alle prossime legislative di novembre inseriranno tutte queste problematiche nei loro programmi e relative soluzioni, dimenticandole velocemente. Comme d’habitude!, dicono i cittadini onesti..
Credits Interviste: Aufait Maroc
Marrakech: il via alla settimana culturale della Place Jemaa El Fna.
L’apertura ufficiale della settimana della cultura della mitica Place Jemaa El Fna, una manifestazione dedicata alla celebrazione del 10° anniversario della proclamazione della piazza come “Patrimonio Orale e Immateriale dell’Umanità” dall’UNESCO, è stata data ieri, domenica 15 maggio 2011. Nel quadro della manifestazione diverse personalità di spicco della città ocra, artisti, militanti associativi, ricercatori, storici e gli uomini e donne che popolano questa piazza sono stati invitati a prendere parte alla cerimonia dell’inaugurazione che ha visto l’apertura di una mostra fotografica che ripercorre le tappe storiche di questo spazio unico al mondo, invitati ma in primis come componenti intrinseche dell’identità marocchina. La manifestazione proseguirà sino al 21 maggio e festeggerà la ricchezza culturale, artistica e civile del Reame, rivalorizzando la piazza Jemaa El Fna, cuore pulsante della città, che è stata toccata dal barbaro attentato del 28 aprile scorso al Caffè Argana. Questa mitica piazza, crocevia e punto di incontro tra le culture, le nazionalità, le civiltà e le religioni attraverso i secoli, dimora nel cuore dell’immaginario collettivo di tutti i marocchini, depositaria di una memoria millenaria incarnata dai suoi uomini. Questo genere di manifestazione contribuirà all’animazione culturale e economica della ville rouge, mettendo in primo piano l’insieme delle parti che hanno creato e voluto l’evento (associazioni della Place, università, professionisti del turismo, autorità locali e società civile), per garantire a questa manifestazione tutte le condizioni per un successo eclatante. Si è insistito, inoltre, sulla necessità di accordare un interesse particolare agli uomini (e donne) della Place per garantire loro delle condizioni di vita decente, un aiuto a chi ha contribuito all’arricchimento, alla preservazione e alla diversificazione della cultura marocchina. Questa settimana vedrà la realizzazione di un opera collettiva da parte di alcuni pittori di Marrakech sulla Place Jemaa El Fna, visite guidate per gli allievi delle scuole e un concorso di pittura sempre per studenti, che si rapporteranno con questo luogo mitico e carico di atmosfere. Nel contempo alcune tavole rotonde che tratteranno delle tematiche come “La Place Jemaa El Fna: spazio e società”, “I mass-media e la Place Jemaa El Fna”, “I tesori umani viventi”, oltre ad alcuni colloqui sugli scrittori contemporanei di Marrakech e sulla gioventù e la cultura del cambiamento. E poi ancora proiezioni di film come “Al Halqa”, che ripercorre la storia dei cantastorie della piazza e un omaggio a Alfred Hitchock con “Un uomo che sapeva troppo”, girato in parte sulla Place Jemaa El Fna. Durante tutta la settimana il pubblico della piazza potrà ammirare una serie di spettacoli musicali offerti dalle troupe folkloristiche della zona, come gli Aissaoua, Oulad El Haouz, Gnaoua, Tskiwine, oltre ad alcuni show degli acrobati Hmad Ou Moussa. Una bella e avvicente settimana è iniziata alla Place Jemaa El Fna, un mix di cultura, storia, spettacolo, per festeggiare insieme i dieci anni dalla proclamazione di Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, e per ricordare al mondo intero che lei, anche se ferita, umiliata e tradita, è sempre l’epicentro di un viaggio misterioso e carico di emozioni, uno spazio di memorie, di sentimenti, di vite, che nessun atto terroristico potrà mai affondare. Mai.
Figuig, un oasi pre-sahariana in Marocco.
All’estremità est del Marocco, nel cerchio montagnoso dell’Alto Atlas orientale, a nord del Sahara, si trova una delle più antiche città del Marocco: Figuig. Un oasi dal paesaggio meraviglioso che rivendica un aura planetaria: l’iscrizione al Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Situata a 368 km a sud di Oujda e a 7 km dalla città algerina di Beni Ounif, Figuig appartiene alla parte più orientale del reame. Per gli storici arabi, il suo nome deriva da “fej”, per gli amazigh “Ifyyey” (falesia), derivazione del verbo amazigh “afey” (correre), che indica il passo cadenzato dei marciatori che discendono una falesia. Le due espressioni (fej e ifiyyey) evocano in ogni caso un rilievo montagnoso. In effetti, Figuig è un luogo perduto nel mezzo delle montagne che costituiva nelle epoche una “cintura di sicurezza”. Mura naturali contro i nemici ma allo stesso tempo contro l’avanzata del deserto, senza dimenticare la riserva d’acqua pluviale che costituisce la catena dell’Alto Atlas. A nord-est di Figuig, si alzano i monti Jebel Himour (1168 mt) e Krouz (1647 mt), mentre a sud si erge il Jebel Jermane (1047 mt) e Sidi Youssef (1065 mt). Questi luoghi montagnosi donano a Figuig un clima particolare. La colonnina del mercurio varia tra i 3° e 5° in inverno e intorno ai 41° in estate. Si tratta di un clima semi-arido mediterraneo che, nell’oasi di Figuig, può sorprendere per la sua freschezza e la sua dolcezza. Chi pensa all’oasi, ambiente marcato da una forte desertificazione, pensa generalmente ai palmeti della regione. Le 190.000 palme da datteri di Figuig fanno si che questo luogo sia uno dei più belli del Marocco, abitato già dal Neolitico. Durante tutta la sua storia, ebrei, cristiani e musulmani si sono succeduti in questa località. Dopo la conquista da parte dei vandali, nel 429 D.C., Figuig entrò in un periodo di forte predominanza cristiana sino alla famosa battaglia di Yarmouk (636), che vide le armate musulmane prendere il potere sull’impero bizantino, aprendo le porte alla conquista dell’Africa del nord. Figuig divenne quindi musulmana, grazie anche ai suoi cristiani di Al Qods, che si convertirono all’Islam. Figuig, musulmana, evolverà sotto il controllo delle differenti dinastie. Gli Almoadi, diretti da Yacoub El Mansour Al Mouahidi, occuparono la città nel VI° secolo dell’Hegira, verso il 1200. Nel 1061 dell’Hegira (1651) sotto il regno degli Alaouiti, il sultano Mohammed Ben Sherif ingaggiò una delle battaglie più feroci che conobbe l’oasi. Un oasi che conobbe anche l’assalto delle truppe del generale Ferdinand Marie O’Connor che tiro’ 600 colpi di cannone sullo ksar Zenaga, distruggendo case e coltivazioni di datteri, il 9 giugno 1903, in pieno periodo della colonizzazione francese. Dopo l’indipendenza del Marocco, nel 1956, e dell’Algeria nel 1962, i due vicini si lanciarono in una “guerra di sabbie” che costò immense superfici di terre e di palmeti ai figuigis. Gli abitanti di Figuig sono in maggioranza amazigh: tribù degli Zenata e Sanhaja. Gli ebrei, molto attivi nelle attività economiche, lasciarono la regione negli anni ’50, con destinazione America del nord, Europa e Israele. Gli arabofoni di Figuig, che arrivarono nel XVIII° secolo, contano come discendenti i Chourafa e gli Almoravidi, che abbracciarono la cultura locale. Gli Harratine, antichi schiavi liberati, oltre ai Garamantes, neri non schiavizzati che vivevano in Africa del nord, sono ancora presenti oggi a Figuig. Si presume che ancora oggi, sicuramente nel passato, la famiglia e il lignaggio determina il ruolo e il posto di ognuno nella società, anche tra le istituzioni religiose tradizionali come la Zaouia e la Jmaâ. La Zaouia raggruppa gli adepti di una tendenza religiosa e costituisce una sorta di università che dispensa insegnamenti i fedeli. Delle grandi zaouia maghrebine, come la Tijania, la Qadiria o ancora la Boutchichia, presenti a Figuig. Altre zaouie locali sono molto influenti come quella di Sidi Abdel Jabbar, Sidi Abdel Ouafi o ancora quella di Sekkouna. La Jmaâ, assemblea che è costituita da rappresentanti di ogni lignaggio si trova in uno Ksar (palazzo o castello in arabo). Lo Ksar designa un agglomerato di abitazioni raggruppate in uno spazio chiuso, circondato da mura fortificate e presenta ai lati delle torri di sorveglianza. Figuig conta sette grandi Ksour: Laâbidate, Lamaïz, Hammam Foukani, Hammam Tahtani, Loudaghir, Ouled Slimane e Zenaga, il più grande. Questi spazi accompagnano ancora oggi la vita economica di Figuig, che è diventata una provincia. L’agricoltura, in primis la coltura del dattero e dell’olivo, costituiscono il polmone economico di Figuig insieme al turismo, all’artigianato e all’allevamento.
Figuig, provata dalla chiusura delle frontiere tra il Marocco e l’Algeria, spera di rifarsi sul piano turistico e patrimoniale, coltivando un sogno: far parte dei siti classificati come Patrimonio Mondiale dell’Umanità dell’UNESCO. L’11 marzo scorso, la città di Figuig ha fatto ll suo show alla sede dell’UNESCO a Parigi. L’obiettivo è stato quello di poter essere iscritta nella lista dei siti classificati. Figuig gioca la carta della sua architettura di oasi pre-sahariana che la caratterizza e che non trova similitudini in nessuna parte del Marocco. Prima di accedere a questa lista mondiale, Figuig dovrà avere la classificazione nazionale di patrimonio. Otto sono i siti marocchini classificati: la Medina di Fès (1981), la Medina di Marrakech (1985), la città storica di Meknés (1997), la medina di Tétouan (1997), il sito archeologico di Volubis (1997), la medina di Essaouira (2001), la città portoghesedi Magazan (El Jadida, 2004), la place Jemaa El Fna di Marrakech (2001) e il Moussem di Tan Tan (2005). Il Marocco, ad oggi, ha richiesto l’ingresso nella lista della torre Hassan, Taza e la sua grande moschea, la moschea di Tinmel, il sito di Chellah, il Parco naturale di Talassemtane e il parco nazionale di Dakla.
Fès riflette sull’avvenire dell’Umanità
L’Accademia del reame marocchino ha invitato centinaia di personalità, tra cui 300 premi Nobel, per riflettere sull’avvenire dell’umanità. Punto d’incontro: Fès, dal 1 al 3 maggio 2011. Il Marocco accoglierà i Nobel per riflettere sullo sviluppo sociale e umano del domani sotto l’egida della prestigiosa Accademia reale ospitando, tra gli altri, Bill Clinton, Lula da Silva, Abdoulaye Wade, Tony Blair, Henry Kissinger e Dominique Strauss-Kahn. Appuntamento di prestigio per Fès, capitale spirituale del reame marocchino e centro turistico internazionale grazie alla sua splendida e medioevale medina, che sarà la scenografia più bella per un incontro socio-culturale di livello mondiale.
