World Sacred Music Fès 2012: reincantare il Mondo

Si può considerare oggi che il muro della ragione pura, sul quale si basa la modernità, si sta crepando e minaccia di affondare?  In una maniera sorprendente il razionalismo consegnato a se stesso pare che abbia tramato nel corso del tempo, in parallelo con  una straordinaria inventiva teconologica,  uno strano totalitarismo efficace quanto invisibile. Da mesi, dopo “l’orrore economico”, si parla con insistenza di una dittatura finanziaria che ci tocca quotidianamente, senza comprendere bene le sue leve. Sempre più persone sono disposte a considerare tutto questo come una fatalità, chiamata mondializzazione, con la quale i politici devono rassegnarsi ad accettare, senza speranza di superarla. Perchè la fatalità qui non è solo economica; è una conseguenza sociale, culturale e umana, che non si può disconoscere.  Reincantare il mondo è vedere le possibilità di nuovi rapporti dove la fatalità, e quindi la dittatura di fatto compiuta, non ha più spazio. È riprendere la ripulitura dei processi attuali di delegittimazione per restituire il posto dell’Uomo, della Cultura, della Spiritualità; svincolarsi dal diktat dell’economia e ritrovare la libertà dello spirito. Questo potrà essere il frutto di una prossima ondata di indignazione globale che sommergerà quelle già avvenute. Qui la poesia, la quiete della Bellezza, l’art de vivre, che bisogna tenere in considerazione come livello di Vita, come una ricchezza materiale, laddove  esiste, del vivere insieme riprendendosi tutti i diritti. Come iniziare una tale epopea alle volte individuale e collettiva senza incappare nelle mille trappole tese dalle diverse forme di ricerca del potere, sia materialista o idealista, politico o fondamentalista?  Sono frammenti di insegnamenti che potranno ispirarci; frammenti di un personaggio fuori dal comune e in un certo modo, fuori dal tempo. Omar Al Khayyam, poeta, uomo di scienza, filosofo, spirito libero, che da più di dieci secoli ispira con la sue Rubyat (quartine); folgore poetica che ha tanto da insegnarci. Il Festival di Musiche Sacre dal Mondo di Fès, dedica la sua 18a edizione, dall’8 al 16 giugno,  al poeta filosofo, e vedrà quest’anno la partecipazione di innumerevoli artisti tra cui Bjork, Mory Djely Kouyaté, l’Ensemble Gipsy Sentimento Paganini dall’Ungheria, Anuj Mishra con la sua danza Kathrak dall’India, l’Ensemble Nour dall’Iran, Sanam Marui dal Pakistan, Archie Sheep e il Gospel Blues Ensemble dagli Usa, Joan Baez, Cantica Symphonia con il Mito Settembre Musica dall’Italia, Cherifa dal Marocco, Wadie El Safi dal Libano, Lofti Bouchnak dalla Tunisia, Terra Maïre dalla Francia, e molto altri ancora. Momenti di alta spiritualità in un contesto magico come quello della medina medievale di Fès, concentrato puro di anime raccolte per qualche giorno alla ricerca dell’essenza umana. Un Forum con innumerevoli ospiti dal titolo “Un anima per la mondalizzazione” vedrà diverse tavole rotonde tra cui “Il poeta e la città, “Dopo la Primavera Araba, che avvenire”, “Spiritualità e Impresa” e “Crisi finanziaria o crisi di civilizzazione?”.

 

Incensi e fumigazioni in Marocco.

 

Non ho voglia di scrivere versi :
dunque accendo un incensiere,
vi lascio ardere mirra, gelsomino e incenso
e i versi sbocciano nel mio cuore come fiori in un giardino.”
Allievo di Hafiz (XIV Secolo)

Nei Paesi arabi questa resina viene bruciata non solo nelle moschee e nei luoghi sacri come le Zaouie, ma anche nelle case e nelle tende come toccasana e disinfettante o, meglio ancora, contro gli influssi negativi (Baraka). Le donne a completamento delle loro abluzioni e per profumarsi sono solite esporre il loro corpo e gli indumenti ai fumi dell’incenso. I nomadi del deserto, come segno di benvenuto verso gli ospiti, sono soliti bruciare alcune sfere di incenso nei grandi fuochi allestiti davanti alle loro tende. Un detto arabo afferma che i profumi dolci non solo procurano diletto al cuore ma proteggono anche dal malocchio. Le popolazioni berbere del Marocco ( di origini animiste), riconoscono in questa sostanza uno dei metodi migliori per conquistare i favori delle forze invisibili capaci di influire sulla vita umana e nei riti di possessione: sono sette le varietà di incenso che vengono bruciate in favore dei Dijn, gli spiriti evocati durante la cerimonia della Lila. Nella notte delle nozze in Marocco e nel Maghreb è usanza dello sposo bruciare sandalo e benzoino per allietare gli spiriti benigni. In tutte le preghiere è solito associare fumigazioni e, nella 27° notte del Ramadan (la più negativa in assoluto dell’anno) si arde una miscela composta da innumerevoli ingredienti per eliminare tutte le negatività e placare gli spiriti. Maometto, profeta dell’Islam, menziona le tre cose di questo mondo terreno a lui più gradite: le donne, i profumi e la preghiera. Il suo aroma prediletto era il muschio che ai nostri giorni è proibito in quanto è  prelevato dalla secrezione delle ghiandole di un cervide simile al capriolo, il moscho. Anche i sufi conoscevano e conoscono bene i poteri mistici degli aromi, degli incensi e degli oli essenziali, che ancora oggi vengono usati per i loro esercizi spirituali. Per i loro riti i sufi usano l’ambra sia di origine animale (secrezione intestinale del capodoglio) che quella fossile, rimasta sepolta milioni di anni e sono soliti bruciarne piccole scaglie (la più pregiata è considerata l’ambra fossile afgana). La sandaracca è uno degli incensi più usati in Marocco e in Tunisia nell’ambito dell’ostetricia, nella convinzione che le sue proprietà rilassanti siano di aiuto nei parti difficili. La varietà prodotta in Marocco è denominata gomma sandaracca ed è ottima anche per legare i diversi incensi durante la bruciatura. Il legno di Ud (Oud) è per esperti in essenze rare ed è largamente diffuso nel mondo arabo. Proviene dall’albero Jinkoh (Aquilaria agallocha Roxb) e la sua profumazione é unica ed indescrivibile. Ricorda vagamente il legno di sandalo ma come dicevo, è  il plus nel mondo dei legni da profumo. Assaporare e assorbire il suo profumo è un tesoro destinato a pochi eletti e, combinato ad altre essenze, è riservato alle funzioni religiose islamiche come la natività del Profeta. Nella tradizione marocchina il giorno in cui si assegna il nome al bambino (7° giorno dalla nascita) è usanza bruciare questo legno e favorire la fortuna del neonato. I sufi citati in precedenza, per aumentare le loro capacità meditative e per rendere più profondi i loro esercizi spirituali, fanno largo uso di questo pregiato legno, abbinato all’ambra, che riesce a trasportarli ai misteri reconditi della fede. Tante sono le essenze che quotidianamente vengono bruciata e non solo incensi; lo zafferano per esempio è considerato dai popoli arabi una potente sostanza magica da associare a particolari riti e tra i nomadi viene offerto alla sposa prime delle nozze, con parti di incenso. O ancora l’assa denominata gomma assa fetida che in Marocco è usata per indurre le entità maligne ad abbandonare il corpo di ”indemoniati” (generalmente persone che soffrono di epilessia), nei casi di choc e contro le tensioni interiori. Pagine e pagine sono state scritte sui profumi delle Mille e una notte; centinaia sono le essenze che possono essere usate nelle fumigazioni e che possono donare momenti intimi di pace interiore nel frenetico mondo di oggi. Lasciate da parte i bastoncini di incenso, chimici e nocivi, e cercate di apprendere la tecnica della fumigazione, antica e di rara sapienza. Vi rilasserete davanti alla brace e in poco tempo diventerete esperti in questa tecnica, abbinando e inventando nuove profumazioni, che da sempre sono un bene per il corpo e per la mente. Vi consiglio il libro di Susanne Fischer “Incensi e profumi” ( Ed.Tecniche Nuove), personalmente ho appreso da questo libro le prime tecniche delle fumigazioni, poi l’esperienza e i souks delle essenze hanno fatto il resto.

 

 

 

 

 

 

 

Fès e il suo Festival di Musica Sacra

Fès, splendida e ospitale, non lascia trasparire immediatamente i suoi segreti. Dalle sommità delle sue colline dove sembrano dormire le tombe della necropoli merinide, si estende un mare di tetti tenuti  alti dai muri colorati dalla luce, fermi, stabili, dietro al loro anonimato di patrimonio che non chiede altro che tempo per svelarsi ai viaggiatori. Fès, che fu per secoli la capitale politica e intellettuale del Marocco, è ora un centro di incontri e di scambi. Nelle cronache storiche si racconta che Silvestro II (Gerbert d’Aurillac), Papa dal 999 al 1003, soggiorno nella sua giovinezza per compiere degli studi che gli diedero l’opportunità di  introdurre le cifre arabe in Europa. Maimonide, medico e filosofo ebreo, insegno’ alla prestigiosa Università  Qaraouine. L’opera di questo filosofo è una meravigliosa illustrazione della simbiosi della cultura giudeo-islamica che prevalse in Andalusia e trovo’ un eco simile a Fès. Il Festival di Musiche Sacre del Mondo, creato nel 1994, si iscrive nella tradizione dei sapienti, degli artisti e nella spiritualità della città.  Il Festival di Fès venne proclamato dall’ONU, nel 2001, come uno degli avvenimenti più importanti e fondamentali per il dialogo delle civiltà. Parallelamente al Festival, si è svillupato un réseau internazionale  di sostegno e di mediatizzazione; è nata cosi’ negli USA l’Organizzazione “Spirit of Fès” che organizza ogni due anni un programma del Festival e degli Incontri di Fès attraverso 20 città americane.  Una tournée venne organizzata durante il mese di ottobre e novembre 2006 in diverse città americane con un concerto finale al Carnagie Hall di New York. La diffusione, attraverso queste manifestazioni, dello “Spirito di Fès”, è servito ad irradiare cultura e interscambio in diversi luoghi del mondo. Molte altre città come Milano, Londra o Madrid, hanno voluto un interscambio con Fès, per prolungare il messaggio del Festival e degli Incontri di Fès, in primis per creare un dialogo di spiritualità attraverso la musica, creando una cultura di pace favorita da una mondalizzazione pluralista, rispettosa dei valori etici e religiosi.  Il filo d’Arianna che attraversa tutta la programmazione del Festival di Musiche Sacre di Fès, quest’anno, nelle sue diverse declinazioni, è quello della creazione e dell’innovazione. Nel corso di una avventura che festeggia quest’anno i 17 anni del Festival, l’impressione che si ha di questa manifestazione è che abbia raggiunto progressivamente la sua età matura. Non è soltanto un luogo dove si consuma della cultura ma è quello della creazione e dell’esperienza, con la complicità di artisti importanti  per scoprire insieme l’Oriente e l’Occidente.  Lo “Spirito di Fès” diventerà una sorta di label dove si ritroveranno le tracce e i ragionamenti dei differenti paesi del mondo. Il Forum, una “Davos spirituale”, è un luogo privilegiato per osservare il mondo in mutazione che apporta dei nuovi  sguardi emananti culture e saggezze, insieme alla serenità e alla comprensione. E’ stato ben capito  lo “spirito di Fès”, anch’esso in perenne evoluzione, segno tangibile di una vitalità e di una capacità che continua a sorprendere ad ogni  tappa delle sue nuove esplorazioni  sociali, intellettuali o artistiche della nostra cultura.

3° Festival Mondiale di Musica e Incontri Sufi a Marrakech

A preso il via ieri sera nel mitico Palazzo El Badii di Marrakech la 3a edizione del Festival Mondiale degli Incontri e della Musica sufi, sotto l’Alto Patronato di SAR Re Mohammed VI, che si chiuderà il 31 ottobre 2010. La serata è stata segnata dalla presenza del Wali della regione di Marrakech-Tensif-Al Haouz, Mohammed Mhidia, che ha inaugurato la manifestazione rendendo omaggio all’arte della calligrafia in Marocco. Un esposizione consacrata alle opere d’arte e alle illustrazioni del libro ”Kitab Addakira“, un incomparabile libro  spirituale dello sceicco Al Mou’ta Ben Saleh Echarqui (grande maestro sufi del XVIII° secolo). Durante la serata sono stati eseguiti una serie di canti e di musiche spirituali dell’ensemble musicale  “Al Abbassiva”  di Marrakech, seguiti dal gruppo di donne della città di Chefchaouen, sotto la conduzione artistica di Rhoum Bakkali, oltre ad alcune rappresentazioni della Dekka Marrakchia.  Il Festival di quest’anno ha come tema conduttore la  “Foutouwa“, ovvero la cavalleria spirituale o la generosità eroica che vedrà agli onori il Califfo Almohade Abou Yacoub Youssef, la sua sposa Azzarqa de Murcia e la sua leggendaria corte che contava delle figure tutelari come qu’Ibn Toufaïl, Ibn Rochd e Ibn Zohr. Una serie di concerti di musica spirituale e tradizionale saranno animati da diversi gruppi del Marocco, della Tunisia, della Siria e della Turchia, oltre a concerti di musica andalusa con il gruppo  “Sebbhoui“, previsto sulla spianata dei Giardini della Menara, diretti dal maestro Haj Mohamed Bajeddoub. All’ordine del giorno una serie di colloqui sotto il tema della cavalleria spirituale e, la bella novità,  una serie di cenacoli dal titolo ”Gli Specchi dei Principi“,  che animeranno le notti di Marrakech. Un vibrante omaggio sarà reso ad uno dei sapienti del Marocco e specialista emerito della storia dell’Andalusia, il prof. Mohamed Benchrifa, docente all’Università Ibn  Youssef di Marrakech. Per una importante diffusione di questo Festival gli organizzatori hanno deciso di essere presenti in diversi punti della città con gli spettacoli : Palais Soulaymane, Ksour Agafy, Giardini della Menara, spianata della Koutubia e l’Arsat Moulay Abdessalam.

Association Al Muniya , Quartier El Inra Bloc 10 N° 203  40000 Marrakech

Leggi anche: Il Sufismo, dalla Spiritualità all’Ascetismo (1a parte) –   Il Sufismo, dalla Spiritualità all’Ascetismo (2a parte)

La Baraka (Benedizione) di Boujaâd

L’impatto della storia non è mai estraneo; i piccoli ‘drouba‘ che portano all’ultima casa di Bouaâbid Charki raccontano silenziosamente i percorsi di un uomo non come gli altri. Malgrado un relooking estremo, i muri di queste stradine non hanno perso l’impronta del tempo. L’antichità spirituale dei luoghi regala sensazioni emozionanti. ‘Sidi Bouaâbid è sempre con noi. Si sente la sua presenza e sappiamo che veglia su di noi’, testimonia Souad, una ‘nekkacha‘ che passa le sue giornate nel Mausoleo alfine di assicurare un pasto alla sua famiglia. ‘Sidi non ha mai abbandonato la regione, guardate come è diventata, grazie alla sua benedizione‘, aggiunge la pia signora, eccitata. Attraversando il piccolo labirinto di chiassose arterie dedicate agli acquisti, il silenzio dei luoghi quasi deserti in questo venerdì pomeriggio ramadanesco è pesante. Dopo un centinaio di metri una grande porta color del bronzo, solidamente chiusa, si impone e lascia presagire la fine di una esplorazione. Sidi, fate la vostra Zyara di là: il Mausoleo è chiuso per restauri da sei mesi. Nessuno puo’ entrare‘, spiega Mohhamed, ultimo dei figli di Bouâbid Charki. Propro di là si sta svolgendo una recita di preghiere, dove un giovane uomo cade in trance evocando la Baraka dei suoi antenati e prega a voce alta affinchè le richieste delle visite vengano esaudite, grazie anche all’aiuto in soldi che ognuno dei presenti offrirà. Tra Moulay Brahim a Marrakech, Sidi Abderrahmane a Casablanca, o ancora Sidi Ali Ben Hamdouch a Meknès, Bouaâd Charki di Boujaâd rappresenta una leggenda mistica nella memoria dei marocchini. La sua storia ha toccato più di una persona ed è l’orgoglio di tutta una comunità. Prima della fondazione della Zaouia Charkaouya, gli avi di Sidi Brahim Boulaâjoul e di Sidi Larbi Bensayeh installarono una tenda, scavarono un pozzo e costruirono una moschea. Da quei giorni un vero impero spirituale venne creato e continua ad attirare adepti da ogni parte del Marocco. La Zaouia, che era una tappa di scalo per le carovane commerciali che toccavano Fès e Marrakech passando per Tata, Zer e Meknès, diede l’avvio ad una serie di Mederse che offrivano un bagaglio spirituale ampio e culturalmente importante. Tra la scuola di Laâouina, di Cheick El Maâti e Al Hassania, le istituzioni religiose fecero diventare la Zaouia (Santuario) un centro di spiritualità d’eccellenza fuori dal comune. Noi siamo un associazione di Madhi che cantano per Allah e che insegna ai giovani i precetti della religione musulmana. Diamo lezioni nella moschea e incoraggiamo i bravi allievi, spiega El Haj Mohammed Habib Naciri Charkaoui, presidente del Consiglio degli Oulema di Khouribga e capo della Zaouia Chatkaouia. “Sidi Bouaâbid fu eccelso. Se l’Oriente ha le Anbyaa, il Marocco ha le Awliyaa, aggiunge. Secondo Lahcen Haddad, professore universitario in Marocco e negli Stati Uniti, che ha effettuato delle inchieste sulla città di Boujaâd, da dove proviene, la Zaouia ha giocato un ruolo importante di propaganda per una cultura raffinata, per la filosofia e il trance, mettendo in piazza una cultura cittadina che ha creato una simbiosi con la cultura beduina di Boujaad. Da sempre il suo Moussem annuale dedicato alla memoria del Santo, attira curiosi che scoprono il potere di questa piccola città e l’alone di spiritualità che si è costruito nel corso dei secoli. Restaurare questa tradizione dei Moussem dal Ministero degli Habous e degli Affari Islamici è una forma per salvaguardare l’identità dell’Islam e la sua tradizione. Chiamata anche la piccola Fès, la città delle Chorfas ospita una miriade di santi che la rende luogo culturale e spirituale. Situata tra Khouribga e Beni Mellal, Boujaad è famosa per le sue falegnamerie, per i suoi tappeti e per alcune importanti imprese di costruzione. Città che unisce l’utile al dilettevole, sa coniugare i suoi aspetti pittoreschi con la modernità e il ritratto che rende ai suoi visitatori corrisponde esattamente al suo spirito: una città-zaouia senza mura che presenta un passato storico e culturale di tutto rispetto. Il suo nome evoca un arbusto locale dai frutti amari, la Jaâda, che cresce nei suoi dintorni. Ma quello che caratterizza di più questa zona è l’élite che qui è nata e cresciuta. Mohammed Yassine El Mansouri, Mly Tayeb Cherkaoui, Amir Peretz, ex Mimistro della Difesa israeliana, e la lista continua ancora. Dalla sua fondazione questa città divento’ un crocevia di cultura, di spiritualità, di precetti e di educazione. Il mix con la comunità ebrea che rappresentava una buona parte della popolazione Boujaadie installo’ una tolleranza introvabile in altre regioni.  I musulmani frequentavano gli ebrei, studiavano nelle stesse scuole, si recavano agli stessi hamman. Le sinagoghe era a pochi metri dalle moschee e le tombe dei santi musulmani rivaleggiavano con quelle dei santi ebrei. Questo meticciato culturale e religioso fece della città una zona dove la guerra e il razzismo non avevano voce in  capitolo. Crebbe sola, si sviluppo’ e raggiunse la reputazione di piccola Fès, intoccabile in materia di rispetto dei costumi e dei principi. La sua élite lavoro’ molto per farla uscire dalla sua oscurità e vi riusci’ non senza difficoltà. Oggi le Mederse orgogliosamente vantano tra i loro ex studenti il maggior numero di  grandi Oulema del Marocco e le sue strade sono percorse da molte auto con targhe straniere, prova del suo buon risultato in materia di turismo, abbinando Baraka e spiritualità alla storia. E’ Boujaâd, la città dei Santi…..