Corruzione in Marocco: stadio (quasi) terminale

Il nuovo governo che farà della moralizzazione e del risanamento della vita pubblica una delle sue priorità, avrà bisogno di trovare la bacchetta magica per venire a capo di questo flagello che mina l’economia del paese e della società. La corruzione purtroppo, è ben radicata nel quotidiano dei marocchini, ne è riprova il fatto del poco invidiabile piazzamento nella classifica internazionale. L’ultima, emanata dall’ONG Trasparency International, riconosciuta a livello mondiale per la pertinenza dei suoi indicatori e l’oggettività delle sue conclusioni annuali, parla chiaro. Il Marocco figura tra i paesi più corrotti del mondo arabo. Con uno score di 3,4 su 10, si classifica all’80° posto nell’indice della percezione della corruzione per l’anno 2011. Questo indice si basa sulla percezione del livello di corruzione dei paesi afflitti dalle loro amministrazioni pubbliche e dalla classe politica. La constatazione è senza appello: anche se alcune leggi anti-corruzione sono state adottate e anche se le autorità si sono fatte carico di sradicare questa tendenza nefasta, la corruzione è largamente diffusa nei diversi strati della società marocchina e di fatto quasi impossibile da sconfiggere. La situazione è tale che il Marocco non cessa di essere posizionato nei vertici mondiali della corruzione portandosi dietro tutte le conseguenze negative che bloccano lo sviluppo del paese e gli investimenti. Il grave difetto del Marocco è che nessuna conseguenza penale reale viene applicata negli atti di corruzione e nella malvessazione che regna negli affari pubblici. Altro esempio lampante: le autorità hanno legiferato sul mercato pubblico ma queste leggi non sono mai state applicate. Per convincersi di questa situzione basta leggere i rapporti della Corte dei Conti che rileva, una dietro l’altra, le derive nelle imprese pubbliche. Per capovolgere questa tendenza e cambiare l’immagine del paese, sarebbe opportuno che lo stato dia dei segnali forti e sottometta tutti i dossier penali davanti ai tribunali che dovrebber, a loro volta, essere intransigenti e pronunciarsi con pene esemplari contro questi delitti, riducendo e arginando così questa pandemia. Per fare tutto questo (ne sa qualcosa anche l’Italia), è necessaria una reale volontà politica e una lotta permanente per riuscire a passare dalle dichiarazioni di buone intenzioni agli atti, unica strategia dissuasiva.  Per discutere sul flagello della “Corruzione in Marocco” che frena enormemente lo sviluppo del paese, uno spazio su Facebook è stato aperto da poco.


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Marocco: Il Ballo dei Debuttanti

È finita la suspense (relativa) sull’identità del nuovo Primo Ministro marocchino : è (ovviamente) il segretario del Partito islamico PJd, Abdelillah Benkirane, vincitore delle legislative di venerdì scorso. Il nuovo Capo del Governo prenderà il posto di Abbas El Fassi. Benkirane è stato nominato, come vuole la nuova Costituzione votata a luglio, dal re Mohammed VI che lo  ha ricevuto oggi a Midelet. È una première per il PJD che non aveva mai partecipato attivamente ad un governo. Con un comunicato del Ministero della Casa Reale, del protocollo e della Cancelleria, è stato annunciato oggi quanto segue: “Sua Maestà il Re Mohammed VI ha ricevuto martedì pomeriggio nella città di Midelt, M. Abdelillah Benkirane, segretario generale del Partito Giustizia e Sviluppo (PJD), che il Sovrano ha nominato Capo del Governo, conformemente alle disposizioni della nuova Costituzione, incaricandolo di formare il nuovo governo”. Questa nomina arriva dopo la vittoria registrata dal PJD alle legislative del 25 novembre dove il partito ha ottenuto un totale di 107 seggi, largamente davanti all’Istiqlal arrivato secondo con 60 seggi. “Ho avuto l’onore di essere ricevuto da SM il re Mohammed VI che mi ha nominato capo del governo e mi ha incaricato di formare il futuro gabinetto. Il proposito del Sovrano mi ha donato molta gioia e prego Dio di assistermi per svolgere al meglio la nobile missione che mi ha confidato, nell’interesse generale e di essere in grado di svolgere quello che ho promesso oggi davanti a SAR Mohammed VI.La politica è come un raccolto, ci vuole del tempo”, diceva Hassan II. Oggi, è il tempo del PJD. Sin da quando iniziò il suo lavoro di opposizione, questo partito che a meno di 20 anni (venne creato nel 1996), si ritrova oggi per forza di cose a dirigere il potere esecutivo del paese, prima volta nella sua storia. E grazie, in parte, al suo leader, Abdelillah Benkirane, il cui carisma e a volte i suoi sproloqui razzisti e omofobi hanno creato imbarazzi e domande. “A volte succede che ti incollano un immagine che non è la tua, allora bisogna battersi e io continuo a battermi per convincere i marocchini che il PJD è un partito come un altro”, diceva tempo fa Benkirane in un intervista alla tv nazionale 2M durante la trasmissione “Ma ancora?”, presentata da Hamid Barrada. E’ arrivato al suo sogno dunque e si appresta a dirigere il nuovo governo, il primo sotto l’era della nuova Costituzione. Ma i giochi si fanno duri e il PJD è obbligato a governare con una coalizione, perchè i 107  seggi ottenuti alla Camera dei Rappresentanti (la maggioranza assoluta è fissata a 198 su 395) non permette altre scelte.  Di ritorno da Midelt, il nuovo capo del Governo dovrà dunque aprire le consultazioni con i principali partiti della Koutla costituiti dall’Istiqlal, l’USFP e il PPS per creare una squadra di governo. Queste consulatazioni però si annunciano difficili, ancor più secondo alcuni rumors persistenti, che rivelano punti di frizione tra l’USFP e il PJD a riguardo dell’aministrazione pubblica. Si aggiunge poi a questo il fatto che il partito della lampada preferirebbe delle figure giovani o molto apprezzata dall’opinione pubblica, quindi i dinosauri dell’USFP, che reclamano il loro posto al sole, sono out. Detto questo i partiti della Koutla hanno ancora qualche chanses da giocare, la prima è l’enorme esperienza di governo e il PJD non potrà a priori allearsi con il partito liberal del ministro uscente dell’Economia Salaheddine Mezouar, patron dell’RNI. L’RNI è arrivato terzo in queste legislative anticipate ottenendo 52 deputati ed ha già trasmesso, in un comunicato ufficiale, di entrare nell’opposizione. “ Rispettando l’approccio democratico e tenuto conto dei risultati delle elezioni legislative che si sono svolte in un clima di onestà e di trasparenza, l’RNI ha scelto con responsabilità di posizionarsi nell’opposizione, che ha uno status privilegiato nella nuova Costituzione”. Questo annuncio del RNI arriva tre giorni dopo che il Partito Autenticità e Modernità (PAM – 47 seggi), partito voluto fortemente dal re,  di Mohamed Cheikh Biadillah, ha ufficializzato ul suo posizionamento nell’opposizione governativa.  Espressione di solidarietà del partito della colomba vis-à-vis con il partito del trattore, in quanto le due formazioni politiche fanno parte dello stesso gruppo costituito da otto partiti denominato G8, nato per contrastre l’avanzata degli islamisti.

 Ma chi è Abdelillah Benkirane, nuovo capo del Governo?

Il segretario generale del PJD è nato nel 1954 a Rabat. Nel 1979, ottenne un diploma in scienze fisiche, prima di insegnare alla scuola normale superiore di Rabat. Benkirane venne eletto segretario generale del PJD nel 2008, sostituendo Saâdeddine El Othmani. Il  nuovo primo ministro del governo marocchino, che raggiunse la Chabiba Islamya nel 1976, è stato presidente del Movimento Riforma e Rinnovamento e del Consiglio Nazionale del PJD. Membro del consiglio superiore dell’insegnamento e anziano membro della Commissione speciale educazione-formazione. Benkirane è sposato e padre di sei figli.

 Il PJD in cifre:

1996 anno di creazione

8 seggi al Parlamento nel 1997

42 deputati nel 2002

47 seggi nel 2007

107 deputati nel 2011

15.000 iscritti

1.500 consiglieri comunali

Cosa dicono gli Stati Uniti d’America ?

L’amministrazione Obama ha voluto,pragmaticamente, lunedì sera, davanti alla vittoria islamica, seguire la strada del “wait and see”. Il laconico comunicato del porta-parola del Dipartimento di Stato , Mark Toner, recita:” Dobbiamo attendere e vedere come questo partito funziona nella realtà, e quali sono le cose che dice pubblicamente, oltre che a governare. Il nome che porta un governo o un partito è meno importante dei fatti, più precisamente nel rispetto delle regole democratiche”.

 WEBCredits: Aufait Maroc – Bassirou BA

 

 

 

 

Islamisti in Marocco: perchè un tale successo?

Marocchini alle urne

I risultati definitivi delle elezioni legislative in Marocco hanno consacrato la vittoria schiacciante degli islamisti del Partito della Giustizia e dello Sviluppo (PJD). Molti osservatori hanno interpretato questa vittoria come un effetto dell’onda d’urto generata dal Partito Ennadha in Tunisia. Ad ogni buon conto, l’eco di questa vittoria (1/3 dei seggi alla Camera dei Rappresentanti) sorpassa il semplice effetto “riflesso”. Interessante l’analisi di Hicham El Moussazi, analista politico per unmondelibre.com, che sviluppa le altre cause  che hanno motivato la scelta di 6 milioni di elettori marocchini alle legislative 2011, prime elezioni dopo il restyling della Costituzione del luglio scorso.

In seguito all’importante successo del PJD nelle legislative in Marocco, si potrebbe pensare ad un voto dovuto all’onda d’urto creato dalla primavera araba  che ha visto l’emergenza di un islamismo politico come forza sul quale credere e contare. Certo, il successo del “modello turco”, coniugato al successo di Ennadha in Tunisia e la futura vittoria dei Fratelli Musulmani in Egitto, verosimilmente ha donato delle idee agli elettori marocchini. Tuttavia, l’ampiezza della vittoria del PJD (1/4 dei seggi), in un paese che non è inscritto in una logica rivoluzionaria ma piuttosto evoluzionaria, nell’immagine di integrazione del PJD nei campi della politica (contrariamente a Ennadha in Tunisa a ai Fratelli Musulmani in Egitto che erano esclusi dalla politica), lascia pensare all’esistenza di altre motivazioni dietro alla scelta degli elettori nel votare PJD. In primis, si tratta di un voto-sanzione al governo uscente dopo un bilancio scarso dei partiti della Koutla (Unione Socialiste delle Forze Popolari, Partito per il Progresso e il Socialismo, Partito dell’Istqlal) che hanno gestito gli affari del paese dal 2007. I problemi di disoccupazione, di povertà, di corruzione e di ineguaglianze sociali hanno certamente esasperato i marocchini. Gli elettori hanno perso  fiducia nei partiti politici che rappresentavano, ai loro occhi, a lato dei fedelissimi e degli apparati del Palazzo, i principali  responsabili del sotto-sviluppo del paese.  Poi, gli eletti del PJD hanno fatto valere la loro “verginità” politica (nessuna partecipazione ai governi precedenti) e la loro moralità tutta islamica, vendendo un certo proibizionismo tanto ricercato dagli elettori, riscaldati da decenni di corruzione e di nespotismo, senza parlare delle false promesse. Il PJD ha offerto un corpo elettorale meno esposto all’usura  e agli scandali, importanti dettagli che invece sono storia negli altri partiti. Oltre l’88% dei candidati a queste elezioni si sono presentati per la prima volta, ma nella struttura dello scrutigno attuale, solo le teste di serie delle liste contano realmente, vedi vecchi notabili di regime, specialmente nei partiti della Koutla e del G8 (raggrupamento di partiti centristi riunitisi per fare opposizione al PJD). Il partito islamico rappresenta l’alternativa meno corrotta agli occhi degli elettori marocchini che hanno deciso di tentare l’esperienza e regalare una chanse ad una nuova alternanza, questa volta  nata da una base popolare.  Dal loro canto, i candidati del PJD hanno fatto prevalere la lotta alla corruzione (sistematica e radicata nel tessuto sociale del paese) come il loro principale credo. Un messaggio che ha trovato un largo consensus tra gli elettori perchè semplice. La semplicità è stata il fattore determinante sull’efficacia della loro campagna elettorale. I rappresentanti del PJD, dalla sua nascita, hanno sempre adottato un discorso semplice e molto vicino alle preoccupazioni quotidiane nei differenti strati della società marocchina. Hanno comunicato con la maggioranza dei cittadini evitando un linguaggio foriero di ideologie e di termini tecnici come invece hanno fatto gli altri partiti; fattore percepito dai cittadini come “snobismo politico e sociale”.  Al contrario, si sono appoggiati su di un discorso moralista verso la vita politica con referenze e simbologie religiose, eliminando dai loro discorsi le condanne ai Festival musicali o ai concerti di Shakira, promettendo di non voler proibire il consumo di alcolici, ma insistendo perchè la  libertà di coscienza non figuri nella nuova Costituzione. Dichiarando di non voler entrare nella vita privata dei marocchini, hanno messo in primo piano  la loro volontà di ristabilire la giustizia sociale, la lotta contro la corruzione, il combattere l’economia capitalista, conoscendo a priori che la lotta contro la cattiva governance è stata la principale rivendicazione dei manifestanti marocchini. Infine, il successo attuale non è solo il risultato di una campagna elettorale di qualche settimana, ma il frutto di diversi anni passati “sul campo”. In questo senso, il partito islamico è riuscito a costruire una base popolare solida grazie alle sue opere sociali e di carità (vedi Fratelli Musulmani). Occupando il terreno sociale trascurato dallo Stato, ha costituito un vivaio di voci riconoscenti che non possono fare altro che produrre della riconoscenza, sostenendo il partito in toto. Questa strategia sociale di “vicinanza” è già stata testata in altri paesi, dalla Palestina con Hamas arrivando al Ennadha tunisino, passando per i Fratelli Musulmani in Egitto. Senza dimenticare che i pidjisti partecipano alla gestione del paese a livello locale sin dal loro debutto negli anni 2000. Il loro bilancio resta, malgrado qualche caso, molto apprezzato dai cittadini che vivono in piccoli comuni e dalle collettività locali gestite dagli eletti del PJD, cosa che ha incoraggiato a votarli in massa. Questo spiega in gran parte la solidità della loro base elettorale che ha loro permesso di raccogliere mezzo milione di voti contrariamente ad altri partiti dove la debolezza della loro base li ha resi più vulnerabili alle congiutture e ai cambiamenti di opinione.  Senza dimenticare che il PJD ha svolto una campagna elettorale moderna facendo un buon uso delle nuove tecnologie dell’informazione ad immagine e somiglianza di quelle usate dalle rivolte arabe. Contrariamente ad altri partiti, non si sono accontentati dei meetings popolari e/ o tradizionali e al volantinaggio, ma hanno utilizzato Internet e i network sociali  per diffondere i loro messaggi toccando così altri target di elettori, in primis i giovani. Ricordiamo qui che il PJD è il partito che dispone del più importante sito web politico tra tutti i partiti concorrenti e che è il solo a possedere una radio sul web. Se l’ascesa degli islamisti era nell’aria da tempo, cio’ non toglie che offrendo la maggioranza dei voti al PJD, i marocchini hanno voluto inviare un segnale forte e chiaro a tutte le forze poltiche del paese, che devono scegliere la competenza  e la serietà nella loro pratica politica a discapito del titolo nobiliare, eredità, posizione sociale e quant’altro. Il PJD sarà all’altezza dela fiducia accordatagli dal popolo marocchino? Solo il futuro potrà dirlo.

WEBCredits -Afrik.com –  Hicham El Moussaoui analista politico –  Un Monde Libre

29/11/11 – POST SELEZIONATO DA PAPERBLOG PER LA PRIMA PAGINA ED EVIDENZATO SULLA PIATTAFORMA FACEBOOK E TWITTER. THANKS!

 

 

 

Risultati definitivi Legislative 2011

Sono stati comunicati i risultati definitivi delle legislative 2011 dal Ministero dell’Interno. Vittoria schiacciante del partito islamico della Giustizia e dello Sviluppo con 107 seggi.

Partito de Justice et du Développement : 107 seggi

Parti de l’Istiqlal : 60 seggi.

Rassemblement National des Indépendants : 52 seggi

Parti Authenticité et Modernité:  47 seggi

Union socialiste des Forces populaires :  39 seggi

Mouvement Populaire :  32 seggi

Union Constitutionnelle :  23 seggi

Parti du Progrès et du Socialisme: 18 seggi

Parti Travailliste : 04 seggi

Mouvement démocratique et social: 02 seggi

Parti du Renouveau et de l’Equité: 02 seggi

Parti de l’Environnement et du Développement durable : 02 seggi

Parti Al Ahd Addimocrati : 02 seggi

Parti de la Gauche verte marocain: 01 seggio.

Parti de la Liberté et de la Justice sociale : 01 seggio

Front des Forces démocratiques: 01 seggio.

Parti de l’Action : 01 seggio

Parti Unité et Démocratie : 01 seggio

Il PJD a caccia di coalizione, varie ed eventuali…

Il PJD, partito islamico che si definisce moderatoquanto moderato lo scopriremo presto, con 80 seggi conquistati, diventa vincitore e primo partito di queste legislative 2011. Il dado è tratto quindi ora si tratta di verificare con chi, il vincitore, creerà una coalizione per poter governare en plein, il Marocco. In una dichiarazione al canale televisivo nazionale  2M, Lahcen Daoudi, membro del consiglio nazionale del PJD, ha sottolineato che il suo gruppo formerà delle coalizioni solo con i partiti della Koutla (Istqlal, USFP e PPS).  La Koutla è una coalizione elettorale tra tre partiti che fecero parte all’opposizione prima del governo d’alternanza nel 1998. I suoi archivi risalgono però agli inizi degli anni ’70, quando l’UNFP e l’Istqlal decidero di presentarsi come fronte di opposizione alla monarchia marocchina, riformata poi nel 1998. Conta in particolare di due partiti storici d’opposizione, l’Istiqlal appunto (destra conservatrice) e l’Unione Socialista delle Forze Popolari (sinistra) oltre al PPS (socialisti). A fine 2008 la Koutla entrò in concorrenza diretta con il nuovo partito fondato da personalità molto vicine a SAR Mohammed VI, il PAM (Partito Autenticità e Modernità). È  notizia di ieri sera che il partito dell’uscente Ministro delle Finanze, il RNI (Rassemblement Nazional des indipendents) a vocazione liberale e quindi impossibilitato a formare una coalizione con il PJD, ha riconosciuto ufficialmente la vittoria del partito islamico. Il capo del partito islamista “moderato” PJD, ha rivendicato ieri una “vittoria schiacciante” dichiarando che “è pronto ad un governo di coalizione per difendere democrazia e buona governance”.  “L’essenziale del nostro programma, e quello di chi vorrà governare  con noi,  è suddiviso in due assi portanti: la democrazia e il buon governo. Oggi, quello che promettiamo ai marocchini, quello che proverò a fare con la mia squadra, sarà quello di essere più seri e più razionali”  ha dichiarato poi Abdellah Benkirane al canale francese France 24 ieri sera, dopo una giornata di festeggiamenti alla sede del partito.  La campagna elettorale è terminata lunedì a mezzanotte lasciando il posto venerdì alla verità delle urne. Ma la domanda che molti osservatori si sono fatti resta quella del tasso di affluenza alle urne, 45%, leggermente più alta delle ultime legislative 2008  ma decisamente fallimentare confrontata con il referendum sulla Costituzione voluto dal re a luglio (72,65%). Sui ricorsi registrati e sulle denunce presentate alla data del 24 novembre la cellula centrale messa in funzione dal Ministero della Giustizia parla di 42 ricorsi sulle liste locali e nazionali e 576 denunce depositate nelle diverse giurisdizioni del reame marocchino. Sui 42 ricorsi presentati, 36 riguardavano le candidature dei membri della Camera dei Rappresentanti delle liste locali. Su questo totale, 28 di essi sono stati rigettati, 3 dichiarati irricevibili, 4 giudicati ricevibili mentre uno è stato ritirato dal dichiarante. Per contro, 6 ricorsi registrati presso il Tribunale di prima istanza sono stati rigettati. D’altro canto, a livello di frodi elettorali, 576 denunce sono state presentate davanti alle diverse giurisdizioni, di cui 11 sulla presentazione delle candidature e 565 nel corso della campagna elettorale. 388 di queste sono  state classificate come  nulla a procedere, 62 hanno dato luogo a degli accertamenti giudiziari, 10 sono state sottomesse al giudice di istruzione (GIP) e le rimanenti sono state dichiarate irricevibili per incompetenza, portando cosi’ all’84% le denunce trattate durante il periodo elettorale. Un comunicato del Ministero della Giustizia indica che in questo quadro di indagine sono state inflitte pene carcerarie (senza benefici),  sospensione del diritto al voto e ineleggibilità per due legislazioni successive in diversi casi di corruzione elettorale.  Da precisare che queste diverse denunce riguardavano la campagna elettorale nelle amministrazioni pubbliche, la pubblicazione delle liste elettorali, dei candidati o delle liste dei candidati non iscritti, la campagna elettorale in luoghi pubblici o stabilimenti riservati  all’insegnamento, la formazione professionale o nei luoghi di culto, oltre  all’esposizione dei manifesti dei candidati in luoghi non autorizzati dalle autorità locali. Altre denunce  sono state presentate per l’uso improprio di beni e mezzi dello Stato, delle collettività locali, delle imprese per alcuni candidati, che hanno violato sistematicamente i diritti elettorali attraverso  propositi dal carattere ingiurioso, violento o intimidatorio.

Cosa pensa il PJD sull’alcol, omosessualità, eredità e pena di morte?

Ci sono alcuni argomenti che per il PJD sono radicali! Quelli relativi alle libertà individuali, la vendita delle bevande alcoliche, l’omosessualità, la divisione dell’eredita tra uomo e donna, la pena di morte, l’aborto ecc.. Sugli alcolici, il PJD ha forzato il governo ad aumentare le tasse sulle bevande alcoliche, riuscendoci. Il segretario del partito dichiara comunque che “il Marocco è un paese aperto sul mondo, e se vuole essere nella mondializzazione non può fare con l’alcol quello che fanno paesi come l’Iran o il Sudan. L’apertura, secondo il partito, significa libertà, ma con responsabilità. Il PJD è pronto ad applicare in toto la legge canadese sugli alcolici. Per il PJD l’interdizione delle bevande alcoliche  non risolverebbe il problema perchè, in ogni modo, i marocchini troverebbero la soluzione per acquistare le loro bevande. Sul tema scottante dell’omosessualità il partito dichiara che se si pratica nella privacy non è punibile. Come per il Ramadan, la legge non proibisce di mangiare quando si è tra le mura domestiche. La religione è un affare tra Dio e l’individuo, ma quando è nella strada non è più solo tra Dio e l’indviduo ma tra quest’ultimo e la società.  Tranchant. Sulla divisione dell’eredità tra uomo e donna (attualmente la donna non ha diritto all’eredità) il partito islamico ribadisce il suo si ad un eventuale referendum popolare che stabilisca la divisione o meno dell’eredità. La pena di morte , dicono i dirigenti del PJD, non può essere abolita perchè è inserita nel Corano ma si potrà fare in modo di non applicarla (cosa che già avviene in Marocco essendo la legge congelata da molti anni). “Non si puo’ proibire questa legge perchè è lecita, ha dichiarato a suo tempo il re Mohammed VI e quindi i marocchini dovranno trovare degli equilibri in diversi settori: l’alcol, la pena di morte, l’omossesualità, ecc..”, ha scritto qualche tempo fa il segretario generale aggiunto del partito, Lahcen Daoudi sul quotidiano del partito. Sul tema dell’aborto (sono cifre paurose quelle del  Marocco sugli aborti clandestini), Saäd Eddine Othmani, ha spiegato chiaramente che bisogna tenere in considerazione gli avvisi degli Oulema: si, è possibile autorizzare l’aborto ma a certe condizioni che la legge dovrà fissare in funzione dell’Islam, e quando la vita della madre è in pericolo. Meglio tardi che mai!   Sulla questione aperta della laicità in Marocco come in Turchia, il PJD risponde con le parole del suo leader, Abdelilah Benkirane,  che non è contro la laicità. Bisogna però prima sapere chi andrà a gestire gli affari religiosi se venisse instaurata la laicità. Secondo il segretario Othmani i paesi islamici non hanno un corrispondente del Papa come in Europa, o un clero come gli sciiti per gestire gli affari religiosi: chi potrebbe fare questo in Marocco? Sovvertendo la disponibilità iniziale conclude questo pensiero dichiarando che la laicità è incompatibile con il Comando dei credenti, incompatibile con il Marocco.  Sull’uso del velo il Pjd pensa si tratti di una libertà individuale e che quasi tutte le donne del partito non indossano il velo, come la loro responsabile della comunicazione. Ipse Dixit. Staremo a vedere, si salvi chi può…